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Festa di Primavera a Casola Valsenio - Ravenna


Festa di Primavera a Casola Valsenio - Ravenna
25/03/2009, 11:03

Anche se in un periodo leggermente posticipato rispetto alle origini, riproponendo una tradizione popolare ultra centenaria – era il 1891 quando un gruppo di artigiani del paese decise di organizzare la Festa di Mezzaquaresima, pure detta della Segavecchia – anche in questo 2009 Casola Valsenio, "Paese delle Erbe e dei Frutti Dimenticati" sulle colline della provincia di Ravenna, si appresta a celebrare l’originale Festa di Primavera. L’appuntamento è fissato per l'intera giornata di sabato 25 aprileper le vie e le piazze del centro storico del paese, con il momento clou della sfilata dei “carri di pensiero” nel pomeriggio.
La sfilata replicherà poi venerdì 1° maggio in notturna, arricchendosi così per l’occasione di giochi di luce e musiche legate ai temi e alle allegorie rappresentate dai carri.
 
Quella di Mezzaquaresima era festa di origine pagana che interrompeva il grigiore della Quaresima con un giorno di carnevale. Prendeva così vita la sfilata del carro della Vecchia (rappresentata da un enorme e grottesco mascherone) e il corteo di carri accompagnati dal lancio di confetti e di aranci. La Vecchia, nella tradizione romagnola, era vista come la colpevole di tutti i mali della stagione agricola passatae per questa colpa, dopo un processo caricatura, veniva segata (da qui la ricorrenza della “Segavecchia”) o, come succedeva a Casola, bruciata in piazza tra canti, urla e balli con un rogo di purificazione e di buon auspicio per la stagione che stava per iniziare.
 
Pur avendo mutato nome e data,la festa di Casola Valsenio conserva inalterati i caratteri tradizionali degli inizi. Sfila ancora, preceduto dalla banda del paese, il carro della Vecchia che viene processata e bruciata, e sfilano ancora i “carri di pensiero”, ogni anno ricchi di forme nuove, di allegorie sempre più raffinate, di costumi e colori più ricercati e con dimensioni sempre più imponenti (alti fino a sei metri, accolgono anche venti figuranti). Inoltre, come è sempre stato, i figuranti restano immobili in forme plastiche per tutto il tempo della sfilata, dando vita e dei veri e propri quadri viventi, una sorta di pagina tridimensionale di letteratura popolare. Si tratta di un linguaggio che, anche in questo nuovo secolo/millennio, conserva tutta la sua forza di comunicazione e di impatto emotivo per l’originalità delle idee, per la ricercatezza dei costumi e dei colori, per l’imponenza e l’arditezza delle forme. Un linguaggio che resta ancorato alla tradizione, pur adeguandosi ai mutamenti di costume e di cultura. Come una volta, i costruttori dei carri lavorano gratuitamente per oltre un mese, per la soddisfazione di un premio simbolico, per l’applauso della folla e, soprattutto, per l’affermazione dell’idea che esprimono con il carro.

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di Redazione
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