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Feste di tradizione, grandi eventi, città d'arte e di mare nel Salento


Feste di tradizione, grandi eventi, città d'arte e di mare nel Salento
09/05/2012, 10:05

Quando la realtà supera la fantasia… È proprio quello che abbiamo pensato arrivando nel Salento una terra baciata dal sole e che permette di riconciliarsi con se stessi dal momento che sono a disposizione spiagge quasi deserte e mare cristallino a perdita d’occhio. Ma non c’è solo questo in questa terra fortunata! Si può passeggiare tra gli ulivi secolari, alcuni dei quali risalenti all’epoca romana, o scegliere come itinerario le città d’arte e le grandi feste di tradizione. Sono proprio questi i contenuti di un pacchetto turistico studiato per la bassa stagione nel Salento, che porterà anche alla scoperta del folclore più autentico, beneficiando dei servizi offerti dalle principali località turistiche del territorio che risultano meno affollate, ancora più belle in primavera inoltrata ed a prezzi veramente competitivi. Da maggio a giugno perché non usufruire di lunghi week end o di un’intera settimana da trascorrere in pieno relax tra mare, natura e borghi ricchi d’arte e di storia. Il pacchetto turistico, progettato dalla rivista di turismo e cultura del Salento “Spiagge”, diretta da Carmen Mancarella, è stato presentato qualche giorno fa nella biblioteca comunale di Oria dal Sindaco della città, Cosimo Pomarico e dall’Assessore al turismo, Pino Malva; dai primi cittadini dei comuni: di Carovigno, Vittorio Zizza e di Cisternino, Donato Baccaro e dagli Assessori al turismo di Ostuni, Agostino Buongiorno e al bilancio di Porto Cesareo, Paola Cazzella. Il progetto vede la collaborazione dell’ Unione Europea, della Regione Puglia con l’ Assessorato al Turismo, Mediterraneo e Cultura. A fare sistema sono gli operatori turistici, che offrono servizi di qualità: l’albergo diffuso: Borgo di Oria resort (www.borgodioria.it), il B&B Messapia (www.salentocasavacanze.com); le case vacanze: Antiche dimore (www.antichedimore.it), Spina (www.casavacanzespina.com), La Trozzella (latrozzellaoria@gmail.com), La Tana del Lupo (www.latanadel-lupo.com), Domus Frumenti (www.domusfrumenti.com); i ristoranti di Oria: la Torretta, Medieval Inn (www.themedievalinn.it) e Orchidea, annesso al villaggio turistico Malibùm, il ristorante Odissea di Anna Tasselli. Partecipano anche all’iniziativa: il caseificio Pipino di Oria e la masseria Brancati di Ostuni ed il neonato consorzio degli operatori turistici di Carovigno, Costa degli ulivi.

«L’obiettivo - spiega il sindaco di Oria, Cosimo Pomarico - è di fare sistema e promuovere sempre più lo sviluppo del nostro territorio, puntando sul turismo. Siamo lieti di aver elaborato un pacchetto turistico con i Comuni di Ostuni, Cisternino, Carovigno e Porto Cesareo». A testare la validità di questo lungo week end saranno gli operatori dell’informazione italiani e stranieri che toccheranno con mano questa splendida e coinvolgente realtà che non-finisce-mai-di-stupire. Tutto inizia con una grande festa di tradizione: quella in onore dei Santi Medici, Cosma e Damiano. Tra bande, luminarie e prodotti tipici, sfilano per le vie del borgo sei statue di Santi, addobbate con fiori e seguite da migliaia di fedeli provenienti da tutta la Puglia. Con i cinque Santi Medici ed i Santi orientali, ci sarà anche il protettore di Oria, San Barsanofio. La festa ricorre ogni anno il quinto giovedì dopo Pasqua.

Per quanti vorranno concedersi un meritato riposo da tran tran della vita quotidiana, dopo un lungo e piovoso inverno ( sulla scia del fortunato sketch di “Carosello” di Ernesto Calindri) perché non distendersi passeggiando in riva al mare a Porto Cesareo? Si potrà fare un giro in barca fino all’isola dei conigli e poi raggiungere il punto dove affondò una nave romana che trasportava le colonne in porfido destinate alla costruzione di un tempio. Porto Cesareo punta da qualche anno alla tutela dell’ambiente e non a caso è stata istituita l’area marina protetta che arriva alla confinante Nardò. La città è famosa per la via delle pescherie, definita unica al mondo. Le pescherie ben curate si susseguono una dopo l’altra e in bella mostra ci sono le triglie di Porto Cesareo, il tonno e il pesce spada e non solo. Da non farsi sfuggire la visita alla città di Oria. La sua fondazione avvenne quando un gruppo di cretesi naufragò lungo le coste salentine. Essi scelsero il colle più alto per iniziare la costruzione di una nuova città, in quanto da lì potevano ben controllare tutto il territorio circostante. Questo primo nucleo abitativo prese il nome di Hyria.

E la storia continua… Partendo da Hyria, questi gruppi di cretesi colonizzarono in seguito tutto il territorio salentino e furono chiamati Messapi o Sallentini. Per avere una visione globale della città consigliamo di entrarvi dalla Porta degli ebrei per scoprire le viuzze, gli angoli e le casette del quartiere dove una fiorente comunità ebraica vi si stabilì tra il VI e l’VIII secolo. In uno dei tre colli di Oria, sorge il cimitero ebraico, dove è stata scoperta la stele funeraria di una donna, Anna, morta a 56 anni, pronta ad eseguire I precetti della fede… Questa stele è così famosa da richiamare ogni anno migliaia di visitatori da tutto il mondo. Ma Oria è profondamente medioevale. L’arrivo di Federico II, il Puer apuliae, che vi soggiornò per un lungo periodo in attesa del suo matrimonio con Jolanda di Brienne viene ricordato ancora oggi nel corteo storico e nel Torneo dei rioni, organizzato dalla Pro Loco il secondo week end di agosto. I quattro rioni, Lama, San Basilio, Judea e Castello si danno battaglia per conquistare l’ambito palio. Tra Brindisi e Carovigno si sviluppa per oltre mille ettari la riserva di Torre Guaceto, riconosciuta sin dal 1979 con la convenzione internazionale di Ramsar. Tra ulivi secolari, macchia mediterranea e bianche spiagge la riserva si estende, sia nell’entroterra comprendendo i comuni di Brindisi e Carovigno, sia sul mare con l’area marina protetta. Da fine maggio oltre a godere dei percorsi naturalistici si può fare il bagno in un lido attrezzato anche per i disabili e gestito dal consorzio del Parco (Carovigno, Brindisi e Wwf) e si possono degustare i prodotti tipici biologici: il pomodoro fiaschetto, divenuto presidio slow food, l’olio extravergine di oliva, con l’etichetta l’Oro del parco e i pesci pescati con le reti a maglia larga, progettati dall’Istituto di biologia marina dell’Università del Salento. Più a Nord incontriamo le marine di Carovigno, Pantanagianni e Torre Santa Sabina, dove si erge la torre di guardia a forma di stella, voluta da Carlo V per difendere il Salento dalle incursioni saracene. Ma il vero baluardo di difesa era il castello di Carovigno con le sue torri a mandorla che oggi è di proprietà della Provincia di Brindisi. La fortezza domina il mare, dall’alto della rocca dove sorge Carovigno, famosa anche per la tradizione degli sbandieratori: la nzegna legata alla leggenda della Madonna del Belvedere. Si racconta che un pastorello, dopo aver trovato l’immagine della Madonna sotto una grotta, legò un fazzoletto bianco ad un bastone, lo lanciò in alto e da lì nacque la tradizione degli sbandieratori, che ogni anno accompagnano la statua della Madonna del Belvedere, la settimana dopo Pasqua. E poi con un occhio attento è d’obbligo visitare Cisternino, definito il balcone sulla Valle d’Itria. Siamo infatti in collina, ai confini tra la provincia di Brindisi e di Taranto. I vicoli con palazzetti che risalgono al 1500 si snodano intorno alla via principale, dove sin dalla bella stagione si organizzano eventi, incontri letterari, dibattiti. Sotto la chiesa madre sono stati trovati i resti di una cripta bizantina che hanno datato le origini del borgo intorno all’anno Mille. Dalla balconata poi una vista mozzafiato sulla Valle d’Itria con i trulli di Martina Franca. Cisternino è anche la città dei vitigni a bacca bianca, Verdeca e Aleatico di Alessano che i produttori della cantina sociale vendemmiano a fine settembre. Cisternino è anche la città della mandorla atterrata: dolcetti di mandorla e zucchero detti così perché l’amalgama con le mandorle viene stesa su un piano di marmo e poi lavorata. Per la forma irregolare, assunta dai dolcetti, la mandorla viene anche detta pazza.

Meta da raggiungere è poi Ostuni la città bianca, che non ha certo niente da invidiare ad altri centri turistici europei. La città Bianca, che illumina il cielo, non smette mai di ampliare la sua offerta turistica. Inaugurato da meno di un anno il Museo della civiltà pre-classica della Murgia Meridionale, in una chiesa, esentata dal culto, che è essa stessa un gioiello di arte barocca. Vi si possono ammirare i resti di una giovane donna, vissuta 28mila anni fa e definita la prima mamma dell’umanità. Morì infatti a soli 23 anni, che era incinta ed incarnava il mito della Dea Madre. La scoperta della tomba avvenne nella grotta di Santa Maria di Agnano, alla periferia di Ostuni, dedicata, secondo gli studiosi, al culto della Dea Madre.

Ma tra la piana degli alberi di ulivo secolari, Ostuni è la culla della Dieta Mediterranea, riconosciuta patrimonio immateriale dell’Umanità dall’Unesco. Inaugurata da poco la Fondazione per rendere omaggio, salvaguardare e promuovere quei prodotti che come olio, pasta, ortaggi e frutta rendono unico il sapore di una vacanza nel Salento: all’insegna di un antico proverbio salentino: “sette su li meju muccuni: carne, pesce e maccaruni, acqua frisca e vinu puru, fimmina beddhra e giovane puru”. E allora la valigia di emozioni è già fatta. Siete pronti a partire per questa terra baciata dal sole? ( A cura di Vera De Luca).

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di Redazione
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