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Festival del libro e della scrittura: sei giovani autori napoletani calano i propri assi


Festival del libro e della scrittura: sei giovani autori napoletani calano i propri assi
20/10/2010, 10:10


SAN GIUSEPPE VESUVIANO (Na) - Otto grandi firme italiane nello scaffale del Festival del Libro e della Scrittura di San Giuseppe Vesuviano. Da Diego De Silva a Peppe Lanzetta, da Pino Aprile a Gaetano Amato, da Enrico Varriale a Maria Pia Ammirati; ed ancora Gaetano Amato ed i giovani Alessandro Fabbri e Andrea De Rosa. Otto nomi prestigiosi che echeggiano nel mondo dell’editoria, del giornalismo, del cinema e del teatro. Saranno loro i protagonisti degli incontri che si svolgeranno il 22 e 23 Ottobre in Piazza Elena d’Aosta, nel comune di San Giuseppe Vesuviano (NA).
Al fianco di questi autori di successo, già ottimamente piazzati nel circuito dell’editoria, saranno presenti sei autori emergenti. Tutti napoletani e tutti in fase di esordio. Una possibilità di incontrare un pubblico di lettori quella offerta dal Festival del Libro ai giovani scrittori, con il vantaggio di poter abbattere le barriere della mediazione editoriale e consentire loro di presentarsi e di proporre i propri lavori di persona. La coppia Aurora di Giuseppe e Vincenzo Mazza, Simona Messina, Antonio Mocciola, Antimo Pappadia, MariaGrazia Poggiagliolmi e Vincenzo Torella sono i sei autori che insieme alle case editrici (Millennium, Bompiani, Graus, Cairo, Graf/Testepiene, Einaudi, Fabbri, Edizioni Giammarino, Pironti, Mangrovie, Piemme) occuperanno gli stand all’interno della tensostruttura del Festival. In un’apposita area laboratorio, gli autori incontreranno gli studenti delle scuole superiori che parteciperanno all’evento e li guideranno all’interno del mondo dei romanzi e delle tecniche di scrittura.

A seguire le schede degli autori emergenti.

Aurora Di Giuseppe

Ho accettato con gioia di scrivere questo racconto, insieme al mio amico Vincenzo Mazza, con equilibrio e chiarezza, per un unico scopo: farvi conoscere la storia di due persone che si sono amate con tutto il cuore. Per raggiungere questo “obiettivo” abbiamo descritto la vicenda di quest’amore in modo reale e incisivo. Non è stato un compito facile capire e far comprendere i sentimenti che provavano i due personaggi

della storia, né sarà immediato accettare la diversità di quest’amore per le varie resistenze presenti in ognuno di noi, nell’ambiente e nella mentalità comune. Ciò non toglie che ci abbiamo provato.Ogni uomo, donna o essere vivente sulla Terra ha qualcosa che lo accomuna, il donare e il ricevere amore. Nella nostra vita ci devono essere amore, sessualità, coraggio. Azioni o sentimenti che compaiono in ogni gesto quotidiano, nei film, nei libri, nei sogni e anche in chi combatte una guerra, poiché lo fa per amore della propria patria. Il sesso è una delle principali parti della vita e può essere vissuto prevalentemente per ciò che è nella sua specificità, che non sempre è rappresentato solo da un rapporto fra uomo e donna. Il coraggio di essere se stessi può essere minacciato o nascosto a causa delle persone che non comprendono, ma noi tutti desideriamo, possiamo e dobbiamo farci accettare per quello che siamo. Spero che quest’opera ci aiuti ad accettare il “diverso” che è in ognuno di noi...in ognuno di loro.



Vincenzo Mazza

La storia di Enero Amargo (Trd. Gennaio Amaro) è venuta alla luce come autentica testimonianza umana. L’abbiamo trascritta con la speranza che, trasferendola su carta, sia letta da numerose persone. È un’avventura molto originale e “diversa”, dove due analoghi individui s’inna-morano per poi scontrarsi con la realtà che li circonda. Io e la mia cara amica Aurora Di Giuseppe, combinando la realtà con la nostra fantasia, in questa particolare vicenda abbia-mo, principalmente noi stessi, cercato di comprenderel’effettivo significato di “diversità”, provando, inoltre, a cogliere lo spirito di tante persone messe spesso da parte, e lasciate in un angolo della società e della vita. Ci auguriamo che questo racconto, comunque basato su alcuni eventi reali, possegga la capacità di renderci consapevoli che siamo tutti “uguali” in questo mondo, in ogni dove e che viviamo tutti sotto un unico grande tetto...il cielo.











SIMONA MESSINA

“Nel desiderio di amarti”


Simona Messina è nata a Napoli dove si laurea in giurisprudenza e si abilita alla professione di avvocato. Pubblica recensioni e articoli per riviste specializzate in filosofia del diritto e diritto sanitario. Compone poesie e piccoli racconti.



Il libro: Joan, una giovane donna newyorkese, adotta una bambina e la accoglie in casa, intuendo però la differente forza di sentimento che la lega ai suoi figli naturali.

Nel desiderio di amarla tocca il fondo della sua coscienza seguendo la sua verità, tuttavia quando la piccola cresce e si allontana da lei, considerandola l'artefice di tanto dolore, Joan si accorge dell'amore che prova.Capisce così che la verità, che ha dovuto affrontare nella sua dura trasparenza, è servita a una sua crescita personale e non a provare un sentimento che era in realtà già nato e si nascondeva sotto la coperta dei limiti, i limiti della mente umana, quei limiti su cui l'amore vero trionfa sempre.





ANTONIO MOCCIOLA

“Le vie nascoste”



Per due anni la rubrica “Italia remota”, su “Il Brigante”, ha condotto i lettori in lungo e largo per la penisola raccontando di paesi abbandonati, svuotati da una guerra, da una frana, da un’epidemia, da un’inondazione, o semplicemente dall’emigrazione, che negli anni sessanta ha assestato il colpo di grazia a centinaia di abitati del Mezzogiorno d’Italia. Dal 5 luglio esce “Le Vie Nascoste” – Tracce di Italia Remota“, per la Giammarino Editore, un libro che raccoglie tutti i frammenti di quell’Italia che non c’è più, e che Antonio Mocciola, giornalista pubblicista, amorosamente raccoglie e descrive.







Com’è nata l’idea di scrivere “Le vie nascoste – Tracce di Italia remota”, un libro su paesi dimenticati, disabitati o che ospitano ancora pochissimi abitanti?
E’ nata dalla mia passione, ormai ventennale, per i posti “fuori rotta”, che visito regolarmente da solo, o più raramente in compagnia. Quelli disabitati sono particolarmente commoventi.
Lei ha già pubblicato una raccolta di racconti dal titolo “La sottrazione”, in questo libro i lettori troveranno sapori tipici del romanzo?
Forse in parte si, alla fine sono sempre io… I racconti de “La sottrazione” scandagliano i lati più oscuri dell’anima umana, o almeno ci provano. “Le vie nascoste” sono quelle che passano accanto alle strade principali, e magari sono malamente segnalate. Eppure, proprio come i personaggi del mio libro precedente, possono essere affascinanti in modo diverso. Se Amalfi è la luce, Roscigno può essere la sua ombra. Io amo entrambi i colori, anzi preferisco il colore dell’ombra. Ha più sfumature…
In un contesto sociale in cui l’esotico e il mito della città estera sono imperanti, quanto valore può ancora avere la scoperta e la riscoperta di uno stralcio d’Italia così inedito?
Può avere un’enorme valore, soprattutto perché la mia speranza è quella di una rinascita, almeno parziale, della nobiltà perduta. Il mio è un grido d’allarme che invoca rispetto, recupero e amore per un’Italia che se ne va, e che tra qualche anno resterà solo nei ricordi. Anche un piccolo libro come questo può aiutare.
Quali sono le difficoltà che devono affrontare ogni giorno gli abitanti delle città dimenticate, che non vogliono abbandonare, per affetto, il luogo in cui vivono?
Le difficoltà sono enormi, uno stillicidio quotidiano. Si deve essere poeti per amare questi posti, ma solo restando poche ore. In realtà la prova più dura è proprio per il visitatore occasionale. Il cellulare non ha campo, il pc non ha rete, sei costretto a pensare, ad accorgerti che sei solo in questo universo. Non è per tutti. Ma può essere anche esaltante. Dipende dalla tua essenza.
Il fascino del luogo dimenticato ha già permesso l’uscita di alcune pubblicazioni sull’argomento: cosa c’è di più ne “Le vie nascoste”?
La cosiddetta “Italia Minore” è stata più volte scandagliata, anche ottimamente. Ma qui si parla di paesi abbandonati, di città fantasma, addirittura di poche pietre talvolta. Nessuno ha mai osato raccontarne, che io sappia.
E’ in programma un secondo volume che prenda in esami altri paesi dimenticati dell’Italia o del mondo?
Perché no, i posti abbandonati sono tantissimi, specie al Sud. Ho in progetto un mediometraggio con l’attore Gianni Del Monte, in cui il protagonista assoluto è il paese lucano di Craco. Un vero e proprio simbolo dell’Italia perduta, quella che ha più bisogno di essere amata.







ANTIMO PAPPADIA

“A Napoli tutti hanno un soprannome”



Nel libro “A Napoli tutti hanno un soprannome!”(sottotitolo “Personaggi e fatti partenopei raccontati da uno scrittore napoletano”), scritto da Antimo Pappadia, edito dal gruppo Albatros, vi sono scene difficili da immaginare senza conoscere il capoluogo campano. Personaggi e situazioni che sono la tela e i colori di una città sempre troppo difficile da raccontare, da disegnare, senza cadere nell’ovvio, nella esagerazione. A Napoli, è vero, il soprannome fa parte della caratterizzazione linguistica; si pensi che perfino a un Re ne affibbiarono uno: Re nasone.

Insomma è una sorta di informazione anagrafica aggiuntiva. E intorno al soprannome si srotola la narrazione di Pappadia, piena dell’ironia e dell’ottimismo tipicamente partenopei. Antonio ‘o Luongo, Clementina ‘a bionda, ‘O Milord. Nomi e soprannomi che rappresentano ampie fette di popolazione, un intero tessuto sociale. Concetta detta Rider, ‘o Mallard, ‘O nonno. Quest’ultimo è il protagonista della parte finale del libro, una parte attraverso la quale, a mio modesto avviso, si riesce a conoscere e a comprendere molto di un popolo tanto complesso e vario come quello napoletano. Che ha basato gran parte della sua sopravvivenza, ad esempio, su un istituto che Pappadia nel suo libro chiama “sistema del mutuo soccorso”.

Al di là delle situazioni divertenti che vengono narrate, a rendere maggiormente gradevole questo libro sono sicuramente la leggerezza e la spontaneità nella scrittura: caratteristiche che consentono una lettura rilassante.





MARIAGRAZIA POGGIAGLIOLMI

“Sex and Naples”



Mariagrazia Poggiagliolmi, nata a Napoli, laureata in lettere moderne con una tesi su “La terza pagina del Mattino”, è giornalista e ballerina professionista. Inizialmente scrive per il Corriere dell’Università, poi si trasferisce a Roma dove per due anni si specializza in giornalismo. Nella capitale muove presto anche i primi passi nella televisione. Rientrata a Napoli, dopo uno stage al quotidiano Il Roma, comincia a scrivere per la pagina di spettacolo e costume.



Il libro: Da New York di Sex and the city si passa alla ridente e solare Napoli ed

al posto di Samantha, Charlotte e Miranda arrivano le amiche di una “Carrie” tutta napoletana. Un viaggio divertente e frizzante nell’infuocato mondo dell’eros, tra vizi e stravizi di uomini e donne di oggi, sotto e sopra le lenzuola. Rivelazioni, confidenze piccanti, giochi d’amore, fusioni appassionate, in un tour dolce-amaro: dal tradimento all’avversione alla monogamia, dalla gelosia al corteggiamento doc, dall’egoismo a letto ai cibi hot, da “quello che non si dice, ma si vorrebbe…” a quello che “non si fa, ma si dovrebbe…”, dai desideri stravaganti, passionali, leciti e non della donna a quelli degli uomini, sarà un susseguirsi di solleticanti, e a volte davvero sorprendenti, curiosità. Quello che potrebbe sembrarvi assurdo, non lo è: è solo la realtà che in alcuni casi si fonde completamente con il paradossale. La prefazione del libro

è del Direttore del quotidiano Roma, Antonio Sasso: “Se scorriamo appena i vari capitoli, che spaziano nello sconfinato mondo delle passioni ci accorgiamo che l’autrice ha saputo scandagliare ogni angolo dell’animo, dandoci le risposte più originali e intelligenti, di tale pregnante sincerità da farci risaltare subito l’abisso che c’è tra chi inventa e chi invece racconta e descrive la vita in tutte le sue più nascoste sfaccettature e verità”.





VINCENZO TORELLA
“Segni sulla pelle”

Attratto fin da piccolissimo da ogni forma d’arte e dotato di una

spiccata creatività, Vincenzo Torella scrive la sua prima favola all’età di otto anni. Durante l’adolescenza si dedica alla stesura di poesie e di romanzi brevi, uno dei quali pubblicato in un’antologia di autori esordienti. Gestisce più tardi vari blog in internet, che ogni volta raccolgono un folto numero di lettori. Si definisce uno qualunque, un ragazzo che preferisce passare inosservato ed entrare in punta di piedi nelle vite altrui. Adora

il vento e l’autunno, data la sua timidezza ci si trova meglio. Si laurea in “Sociologia” e, a vent’anni dalla sua prima favola, termina “Segni sulla pelle”, un romanzo cominciato ben otto anni prima.

Il Libro: “Sono stata tante di quelle persone. Una visionaria, una donna sposata, una ragazza fidanzata, una traditrice, una sognatrice, una depressa, un’immobile, una puttana, una viaggiatrice. Credo di essere stata anche fin troppe persone. Ho avuto tante di quelle vite. Ho percorso secoli come fossero pochi passi, perdendo continuamente cappelli”. Così scrive Vincenzo Torella, mentre ci prende per mano e ci guida in un lungo viaggio attraverso il tempo e l’amore.



Un viaggio che si intitola Segni sulla pelle, un viaggio che è un romanzod’esordio appassionante e appassionato. Nel quale i protagonisti, e il lettore con essi,

si muovono agilmente attraverso i secoli più svariati. I toni sono spesso forti. Come forte, fisica (e talvolta, persino crudele) è la tensione d’amore, che altro non è che una testarda ricerca della felicità. Quella che anima la protagonista femminile e la sorregge e la sostiene in ogni pagina del romanzo. Quella che a dispetto di sofferenze e delusioni – rende il nostro viaggio sempre degno di essere compiuto.

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di Redazione
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