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Successo all' Augusteo per la commedia del grande Eduardo

Filumena Marturano a spasso nel tempo


Filumena Marturano a spasso nel tempo
25/10/2009, 14:10

“L’idea di Filumena Marturano - affermò l’autore Eduardo- mi nacque alla lettura di una notizia: una donna a Napoli, che conviveva con un uomo senz’ esserne la moglie, era riuscita a farsi sposare soltanto fingendosi moribonda. Questo era il fatterello piccante, ma minuscolo: da esso trassi la vicenda ben più vasta e patetica di Filumena, la più cara delle mie creature”. E proprio partendo dall’idea del grande autore del Novecento europeo, che scrisse il lavoro in questione pensando alla sorella Titina , al Teatro Augusteo, l’opera eduardiana è salita nuovamente in cattedra. Dopo le  battute iniziali “venticinque anni non ti potevano cambiare” ed ancora, “e figlie so’ figlie”, gli intramontabili Donna Filumena e Don Dumminico Soriano sono tornati  a fare i padroni del palcoscenico lasciando che le loro anime s’impadronissero dei corpi di due interpreti come Lina Sastri e Luca De Filippo. Protagonisti di quella che è certamente la più rappresentativa commedia di Eduardo, ai due attori di oggi, è innanzitutto spettato il compito di neutralizzare quell’effetto paralizzante scaturito nell’immaginario collettivo dal ricordo delle grandiosi interpretazioni che lo stesso commediografo-attore insieme con la sorella Titina, il fratello Peppino, e gli altri geniali artisti della sua compagnia hanno cementato negli anni. Ed ecco, allora, che attraversando le menti del diretto erede Luca e della compagna di scena Sastri,  la prima intenzione emersa è sembrata quella di volere cancellare il pericoloso timore reverenziale innescato dalle opere del grande Eduardo. Pur scontrandosi inevitabilmente con i cambiamenti sociali e soprattutto con l’evoluzione scientifica, la stessa, che  con la sopraggiunta possibilità dell’esame del Dna avrebbe tranquillamente potuto fare crollare il piano della mitica donna Filumena, basato sul tremendo “uno ‘e chilli tre è figlio a te”,  risolvendo con un semplice test l’atroce enigma del signor Soriano;  la commedia che pur tuttavia rimane  attuale sul fronte dello sgretolamento dei valori della famiglia e della dignità umana, ha visto gli interpreti manovrare senza ansia alcuna, quello straordinario congegno drammaturgico collaudato da Eduardo. Partendo dalla finzione di Filumena, che tenta di sovvertire le leggi di una società crudele ‘cu tutt’’e legge e tutt’’e diritte’, per combattere la sua  emarginazione e per far valere il suo stato di madre e di donna e  giungendo alla tenerezza di un matrimonio riparatore fuori dal tempo, la versione del celebre lavoro eduardiano vista all’Augusteo, dove rimarrà fino a domenica 8 novembre, sembra soddisfare davvero tutti. Con la mitica Filumena affidata ad un’artista abituata fin da ragazzina ai sentieri del figlio naturale di Scarpetta, come Lina Sastri, che  rispetto al debutto di gennaio scorso, sembra aver preso le misure esatte al suo personaggio ed ancora con Luca, che sia pure a tratti statico e misuratamente reattivo al suo don Dumminico dona lo stesso sangue del suo creatore , il lavoro visto all’Augusteo dimostra quanto, nonostante il passare degli anni, i grandi testi ed i grandi autori, riescano a superare la barriera del tempo. Scritta nel 1945 e presentata al pubblico per la prima volta l’anno dopo, Filumena Marturano, quindi, anche oggi, evidenzia un concentrato di sentimento e di valori umani.  La storia dell’ex prostituta che per dare un cognome ai suoi tre figli estorce un matrimonio al suo uomo fingendosi in punto di morte, traccia le immagini di un mondo dove a trionfare, oltre all’umanità, è il diritto all’uguaglianza. Dopo aver fatto il giro del mondo, “Filumena” torna così nello stesso anno e per la seconda volta su di un palcoscenico napoletano, consentendo alla coppia Sastri -De Filippo di divulgare gli esempi di un teatro ricco di sentimenti purificatori. Sempre modellati dal regista Rosi, lo stesso che sembra invitare Filumena all’aggressività e Domenico alla redenzione, il  personaggio di don Alfredo, per il quale, vista la misteriosa assenza dell’attore Nicola Di Pinto ( blandamente giustificata dallo stesso Luca che ha dato la colpa allo sciopero dei trasporti) ci si è dovuto accontentare della sola lettura della parte affidata a Giuseppe Rispoli destinatario del ruolo dell’avvocato Nocella e  quello della struggente e simpatica domestica Rosalia Solimene, efficacemente interpretata da Antonella Morea.  Ancora, a completare il quadro, l’infermiera Diana impersonata da Silvia Maino, i tre figli interpretati da Carmine Borrino, Antonio D’Avino e Geremia Longobardo, Teresina la sarta, affidata a Chiara De Crescenzo e la cameriera Lucia di appannaggio della misurata Gioia Miale.  Per “Filumena Marturano”, all’Augusteo, insomma, soffermandosi anche sulla scena di Enrico Job che propone una sontuosa stanza da pranzo dal pavimento inclinato con un cancello di forgia reale, al posto del comune balcone che si affaccia sul versante del Maschio Angioino, si può serenamente parlare di una buona edizione del lavoro. Per tutti, mentre  Donna Filumena e compagni non perdono i conti con i tempi moderni, un grande esempio di drammaturgia tutt’oggi difficile da imitare ed emulare.  

 

 

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di Giuseppe Giorgio
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