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Firenze, in mostra la Collezione Bargellini


Firenze, in mostra la Collezione Bargellini
16/09/2009, 17:09


Riemerge, per essere presentata prima a Firenze e poi a Viareggio, la Collezione Bargellini con lo straordinario corpus di opere di Lorenzo Viani
, occasione imperdibile per ammirare anche dipinti quali Ornella che fa i compiti e Vecchi pescatori , quest'ultimo pietra miliare della vasta produzione dell'espressionista toscano, non più esposto dopo la monografica allestita nel lontano 1915 al Palazzo delle Aste di Milano.
A rendere ancora più affascinante questa magnifica mostra è la figura del collezionista, Alberto Bargellini, nipote di quell'Alberto Bargellini le cui imprese con l'Artiglio riempirono i giornali di tutto il mondo. Le testimonianze salienti della collezione Bargellini sono l'elemento di maggior interesse dell'esposizione voluta dagli eredi e promossa dalla Società di Belle Arti di Viareggio. "Lorenzo Viani. La Collezione Bargellini" sarà presentata a Firenze dal 26 settembre al 3 novembre negli ambienti espositivi dell'Ente Cassa di Risparmio tre le interiniziative collaterali alla XXVI Biennale Antiquaria di Palazzo Corsini, per passare poi a Viareggio dove sarà ospitata dal 12 novembre al 13 dicembre nella Galleria comunale d'arte moderna di Viareggio, sede tra le più deputate in quanto depositaria del maggior complesso di opere dell'artista. Tra i collezionisti della pittura del Novecento, Alberto Bargellini (1932-2008) è una figura a sé rispetto ai modelli tradizionali. Pur appartenendo all'eclettica civiltà degli intellettuali sensibili e meditativi che della passione per l'arte hanno fatto una ragione di vita, ha raccolto quadri non per assecondare il gusto o l'ambizione personale ma per rivivere le sensazioni, le visioni e le emozioni dell'infanzia e del mondo dei propri sogni. A connotarne la cultura concorse, indubbiamente, il legame viscerale con la natia Viareggio: la città teatro delle storie di pescatori, marinai e calafati delineate da Lorenzo Viani e Mario Tobino, che aveva affascinato Giacomo Puccini, dov'era nato il premio letterario più famoso d'Italia e dove in ogni abitante si scorgeva un tipo o un carattere. Un patrimonio di esperienze e di racconti tramandati nell'alveo familiare che avevano per protagonisti capitani coraggiosi, abili maestri d'ascia, bastimenti dalla linea insuperabile, vanto della prima cantieristica locale, e uomini ignari del pericolo come lo zio Alberto Bargellini destinato ad entrare nella leggenda. Noto come uno dei palombari più intrepidi d'Italia, nel 1930 era stato protagonista con il mitico "Artiglio", battello attrezzato per le immersioni a grande profondità, del primo tentativo di recupero del prezioso carico dell'Egypt: otto tonnellate d'oro e quaranta d'argento rimaste sul fondo delle acque bretoni a seguito dell'inabissamento nel 1922 del transatlantico inglese. Un'impresa eccezionale rivelatasi, però, fatale oltre che per l'audace palombaro viareggino, per gli altri due compagni della spedizione - Alberto Gianni e Aristide Franceschi - periti anch'essi nella violenta esplosione dell' "Artiglio" a largo della baia di Quiberon. La stampa internazionale dette ampio risalto all'infausto episodio e in Italia Achille Beltrame ne offrì una suggestiva ricostruzione sulla copertina della "Domenica del Corriere". Il triste epilogo dell' "Artiglio" sarebbe rimasto a lungo vivo tra la gente della darsena "al di là dal molo", incidendo profondamente nell'animo del giovane Bargellini, tanto da farlo sentire investito del dovere di mantenerne viva la memoria. Impegno assunto prima con se stesso che con la propria città.
Prefiggendosi tale obiettivo come una missione, portò a casa il primo successo nel 1987 recuperando a Zingonia, presso Bergamo, la cosiddetta "torretta", una sorta di artigianale batisfera dalla forma allungata, con la quale l'equipaggio dell' "Artiglio II°" nel 1932 fece riemergere il tesoro. Chi oggi viene in visita a Viareggio può vedere il curioso reperto sulla banchina del molo detto della Madonnina. A questo primo traguardo sarebbe seguita, nel 2001, la nascita della Fondazione Artiglio Europa, della quale Bargellini avrebbe ricoperto il ruolo di vicepresidente, nonché l'istituzione del Premio Internazionale Artiglio e la costituzione nel 2006 del Museo della Marineria.
Appare del tutto naturale, quindi, che nella formazione della propria raccolta egli prediligesse gli artisti che, parlando in modo schietto e diretto al cuore, guardano alla condizione umana scandagliandone gli anfratti più laceranti e disperati. E chi meglio di Lorenzo Viani (1882-1936), del suo mondo tragico ed esasperato in cui ogni immagine dipinta è un grido di disperazione, di povertà, di pazzia, talvolta di speranza, è stato in grado di evocare l'affresco di una Viareggio relegata al passato dalla mondanità e dalla vita gaia e sorridente degli anni trenta? Per Bargellini ogni quadro dell'artista tanto stimato da Leonardo Bistolfi, Ojetti, Carrà, Leonida Repaci - per citare solo alcuni dei contemporanei - equivaleva ad un fotogramma palpitante di quella realtà forse troppo presto dimenticata. Conquistati prestigio e fama come docente di Didattica della Chimica alla Scuola Sant'Anna di Pisa, avviata un'intensa attività di ricerca in alcune prestigiose Università europee e degli Stati Uniti, pubblicati, infine, numerosi studi e saggi, nei primi anni sessanta iniziò a interessarsi all'opera di Viani, riunendo uno dei nuclei privati più importanti e rappresentativi. Il pregio e la particolarità del compendio derivano da capolavori quali Ritratto di Attilio Balena, Il cortile della Ruche, Le Zingare, Maternità e Gli anarchici (Amanti), nonché dall'offrire un esauriente spaccato dell'attività del pittore: dall'apprendistato a Firenze con Fattori, all'esperienza parigina e all'incontro del giovane Picasso, sino agli ultimi anni divisi tra Viareggio e Nozzano dove, ritiratosi per una grave forma d'asma, la sua visione tragico-eroica della vita tocca uno dei momenti più poetici.

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di Redazione
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