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Francesco Paolantoni all'Augusteo -video


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Francesco Paolantoni all'Augusteo -video
05/12/2013, 17:39

NAPOLI - Rischiosamente in bilico tra il bisogno di ribellarsi al timore reverenziale procurato dalle opere di Eduardo De Filippo e la necessità di portare rispetto ad un autore in grado di costruire congegni teatrali straordinariamente perfetti nella struttura drammaturgica, nell’ umorismo e nel ritmo narrativo, al Teatro Augusteo, per “Eduardo al Kursaal”, le scelte del regista Armando Pugliese, alle prese con il progetto da lui stesso firmato con Luca De Filippo, offrono subito lo spunto per due diverse correnti di pensiero. Quella che nella rivisitazione dei quattro atti unici eduardiani: “Amicizia”, “Pericolosamente”, “La voce del padrone” e “La vedova allegra”, intravede le immagini di un autore ed attore ancora giovane che si presenta con i fratelli Peppino e Titina al teatro Kursaal con in testa i modelli del padre naturale Scarpetta e quella che nella rappresentazione ritrova solo i tratti di un Eduardo spogliato delle sue doti di commediografo, mestamente relegato in una dimensione da avanspettacolo dove, esaltate le trame scarpettiane ed esasperati gli epiloghi farseschi, il tutto assume unicamente il tono dello scketch. E così, potendo contare sulla trascinante prova di un Francesco Paolantoni che coraggiosamente offre le inflessioni dei suoi tipi più famosi a quei personaggi gloriosi interpretati dallo stesso Eduardo e sulla presenza di una Mariangela D’Abbraccio “allegramente” alle prese con i gioielli del maestro del Novecento italiano, “Eduardo al Kursaal” a trent’anni dalla scomparsa di colui che seppe cogliere senza enfasi i drammi quotidiani della società, si manifesta, come uno spettacolo dall’ispirazione burlesca che sia pure teso ad omaggiare il mito Eduardo ne perde al tempo stesso le tracce. Con la bella prova di Tonino Taiuti, l’unico in scena a mantenersi in linea con lo stile dei De Filippo e con l’apporto di Susy Del Giudice, Sergio Celoro, Antonio Buonanno, Alessandro Langellotti, Laura Lazzari, Aurora Sbarbaro, Marianna Pastore ed Arduino Speranza, che tanto per confermare le imperanti scelte macchiettistiche, si cimenta pure con “Il Balbuziente” di Trilussa ed Alipio Balzelli, portato al successo nel 1900 da Nicola Maldacea, tutto il lavoro, con i più che fantasiosi costumi di Andrea Taddei, le sue stesse controverse scene, le coreografie di Eugenio Dura e le musiche di Paolo Coletta, nel tentativo di riproporre le atmosfere trasgressive e folleggianti del Kursaal, alla fine, riesce soltanto a tratti a conquistare gli inappagati spettatori. 

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di Redazione
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