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“Priorità Pompei. Ma due festival del cinema son troppi”

Galan: al via il suo dicastero, ma nel segno della polemica

La replica di Alemanno: “Il festival romano non si tocca”

Galan: al via il suo dicastero, ma nel segno della polemica
25/03/2011, 11:03

ROMA – Senza soldi non si cantano messe: lo sa bene il neoministro Giancarlo Galan, che nel primo giorno di insediamento traccia le linee guida di quello che sarà il suo nuovo lavoro presso il ministero dei Beni e delle Attività Culturali. E inizia bene, verrebbe da aggiungere. Presupposto da cui partire? Non ci sono soldi (quegli stessi fondi mancanti che hanno spinto l’ex ministro Bondi a lasciare). Modalità di intervento? Correre contro il tempo, per costruire qualcosa di nuovo. In che modo? Con “tagli” che vanno ad aggiungersi a quelli già attuati nel campo dei Beni Culturali. Insediatosi in via del Collegio Romano, carte alla mano, il neoministro ha iniziato a spuntare diverse voci dall’agenda delle attività del suo ministero. Il primo atto sarà “affrontare l’emergenza, partendo da Pompei”, un sito, quest’ultimo, segnato da “degrado sociale, oltre che culturale. Galan, in una lunga intervista rilasciata al quotidiano ‘La Stampa’, precisa che la questione di Pompei sarà affrontata insieme a tutte quelle che riguardano gli altri siti archeologici del Paese, tra i quali, ad esempio, l’area archeologica di Roma. Per Galan, insomma, occorre puntare soprattutto sulle idee, a volte più importanti del denaro. E la prima idea, destinata a far discutere non poco, è già stata partorita: “Troppi due festival per il cinema. Uno ne basta”. In altre parole, due festival sul cinema sarebbero troppi per un solo Paese e innescherebbero una “stravagante concorrenza”. Per l’Italia basta, dunqe, Venezia. È questa l’opinione del nuovo ministro. “Certo, sarebbe ridicolo dire a Roma di non occuparsi di cinema, visto che è la patria di quel mondo – assicura Galan - ma farne uno in concorrenza lo troverei a dir poco stravagante. Anche perchè, visti i fondi a disposizione si rischia di indebolire entrambe le manifestazioni”. Immediata, quanto mai prevedibile, la reazione del primo cittadino capitolino: “Il festival di Roma non si tocca”. Dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, è partito un duplice chiarimento: “Primo, quello tra il festival di Roma e di Venezia è ormai una polemica superata: e un ministro della Repubblica deve unire i territori e non dividerli, riaprendo vecchi e superati contenziosi. Secondo, il Festival di Roma lo pagano innanzitutto sponsor privati e poi, solo in minima parte, le Istituzioni del territorio”. Se sarà fatta una cernita tra i due festival che maggiormente onorano il nostro Paese, ancora non lo si sa: di sicuro però, terminata l’era Bondi, inizia l’era Galan che non sembra promettere chissà cosa se non il fatto che per la cultura in Italia non ci sono soldi.

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di Antonio Formisano
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