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Una domenica “all’improvviso”…

Genio e creatività al Nuovo Teatro Nuovo


Genio e creatività al Nuovo Teatro Nuovo
05/12/2011, 18:12

Un solo spunto, un piccolissimo input suggerito da uno spettatore seduto in platea e lo spettacolo può cominciare. Ma come, è davvero tutto qui? Si, perché muovendo da questa suggestione iniziale, una compagnia di attori improvvisatori professionisti riesce a tessere la fitta trama di relazioni che si intrecciano tra i diversi tipi umani che si avvicendano in scena e che prendono progressivamente forma e carattere. Da un contenitore vuoto lo spettatore si trova catapultato in un macrocosmo di situazioni e momenti, percorso da una molteplicità di sentimenti ed emozioni, passando dalla commedia alla tragedia, dalla risata alla poesia. Una sequenza infinita di storie viene improvvisata in tempo reale sotto gli occhi di chi osserva. Chi per la prima volta si dovesse trovare ad assistere ad uno spettacolo di questo tipo, sarà difficilmente portato a credere che un copione o un canovaccio a cui far riferimento, qui non c’è, non esiste. Sembra incredibile, vero? Eppure questo è esattamente quel che è successo ieri al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli, dove la QFC (Quella Famosa Compagnia) ha messo in scena lo spettacolo “Lo strano mondo di Lorenz”. L'improvvisazione teatrale nasce in Canada alla fine degli anni Settanta con la forma agonistica del match; in Italia arriva alla fine degli anni Ottanta, ma è soltanto dall'inizio del Duemila che il genere conquista nuove forme più legate al teatro e alla ricchezza drammaturgica. Lo strano mondo di Lorenz si basa sulla teoria del cosiddetto “effetto farfalla” teorizzato dallo scienziato Lorenz in uno scritto del 1963 preparato per la New York Accademy of Sciences, secondo cui un “battito d'ali in un continente può provocare un evento gigantesco in un altro punto del pianeta”. E così i pensieri e le azioni di uno, risuonano nei pensieri e nelle azioni dell’altro, come un sasso scagliato in uno stagno che creando cerchi concentrici rimanda in modo indissolubile, dall' una all’altra, le vite e i destini dei personaggi in scena. Personaggi a cui, come assai di rado accade in teatro, si finisce con l’affezionarsi. Ed ecco che quando cala il buio e si chiude il sipario, il palcoscenico si riaccende nella propria mente e inaspettatamente ci si ritrova a farsi domande del tipo: “ Ma adesso, Marco, l’avvocato cinico, cosa farà? e la povera ginecologa piantata in asso da suo marito? riuscirà a riprendersi? Marta accetterà davvero l’amore di Giulia e sceglierà di vivere serenamente con lei una relazione omosessuale? Ottavio e Viola, che si sono conosciuti in chat, avranno trovato davvero il grande amore della vita? E Bruno fino a quando potrà tollerare la microbiofobia di sua moglie?” Per amori che giungono al capolinea, altri sbocciano rigogliosi, vicende credibili e appassionanti in cui ciascuno può riconoscersi e che a onor del merito, sono il risultato di lunghi anni d’esperienza, di grande lavoro, di un impegno e una dedizione profusi senza praticarsi sconti. L’avvincente sinergia tra Maria Adele Attanasio, Susanna Cantelmo, Deborah Fedrigucci, Daniele Marcori, Renato Preziuso e Giorgio Rosa, accompagnati dalle musiche di Alessio Granato e dalle luci di Edgardo Bellini, si è espressa attraverso un gioco molto efficace di scambievoli rimandi che hanno dato allo spettatore la misura del loro straordinario affiatamento. E, converrete di certo, che uscire da un teatro con la consapevolezza di aver partecipato ad un evento creativo unico ed irripetibile, è una sensazione davvero appagante! Sacrilegio, dunque, non tenervi debitamente informati in merito ai prossimi appuntamenti con la QFC a Napoli!

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di Rosa Vetrone
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