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Uno è sugli U-Boat, l'altro sul generale Erwin Rommel

Germania: polemiche per due film sul nazismo sulla TV pubblica


Germania: polemiche per due film sul nazismo sulla TV pubblica
03/11/2011, 20:11

BERLINO (GERMANIA) - E' sempre pericoloso raccontare la verità, quando va contro una propaganda vecchia di 70 anni. E' quello che sta scoprendo il regista Nico Hoffman che ha diretto un film-TV sui sottomarini tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, i famosi U-boot. O meglio su uno di essi, l'U-156, protagonista di un episodio rimasto nelle cronache dell'epoca: silurò un mercantile, il "Laconia", che veniva utilizzato anche per l'evacuazione dei civili e dei prigionieri dall'Egitto. Il comandante Werner Hartestein salvò tutti i passeggeri e li consegnò ad una nave della Francia di Vichy. Nel film sia Hartestein che l'allora comandante dei sommergibili Karl Donitz vengono dipinti come dei gentiluomini, mentre i "cattivi sono i soldati inglesi e polacchi, che cercano di uccidere comunque i marinai tedeschi, anche dopo essere stati salvati.
Il punto è che il nazista non può che essere cattivo nei film, perchè lo stereotipo è quello. Così come i soldati inglesi e polacchi non possono che essere buoni, per lo stesso motivo. In realtà la Marina tedesca era questa meno "nazificata" e quindi certi comportamenti, in contrasto con le tradizioni cavalleresche della Marina Imperiale, venivano scoraggiati o addirittura puniti. Per tutta la Seconda Guerra Mondiale, le navi e i sottomarini tedeschi, quando attaccavano navi mercantili o militari, se avevano la possibilità, salvavano sempre i naufraghi. Ma c'erano dei limiti: nei mari c'erano centinaia di imbarcazioni cariche di antenne che cercavano di intercettare le radio dei sottomarini tedeschi. In quelle condizioni, mandare un messaggio per sollecitare soccorsi era problematico e rischioso. E rimanere dove una nave era stata affondata, significava esporsi agli attacchi aerei, che inevitabilmente la nave affondata attirava, dato che il marconista, alla prima esplosione, dava il segnale di allarme a tutte le navi alleate.
Il secondo film, dello stesso regista, è sulla vita di Erwin Rommel, la "Volpe del Deserto". Un film che ha scontentato tutti, compresi i discendenti di Rommel, in quanto il militare viene dipinto come una persona molto incerta, quais un voltagabbana: nazista all'inizio della Guerra, antinazista (o meglio anti-Hitler) verso il 1944, quando appoggiò, sia pure dall'esterno, l'Operazione Valkiria, l'attentato riuscito a metà contro Hitler (rimase ferito dall'esplosione di un chilo di esplosivo). A causa di questo la Gestapo lo andò a trovare, offrendogli due alternative: un suicidio onorevole, con funerali di Stato e la promessa che la famiglia non ne avrebbe sofferto; oppure essere processato a Berlino, dove era già pronta una morte infamante per impiccagione. E Rommel scelse la prima soluzione.
Ma non era mai stato nazista. Come molti ufficiali della Prima Guerra Mondiale arrivati alla Seconda, era un soldato, un appartenente alla Reichswehr, cresciuto con principi di cavalleria che il nazismo non riconosceva ma che Rommel praticava.
Si tratta di due film (quello sugli U-Boot in due puntate) che verranno trasmessi dalla rete pubblica Ard, ma che già adesso fanno discutere

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di Antonio Rispoli
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