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GIACOMETTI. Sculture, dipinti, disegni. Invito al MAGA


GIACOMETTI. Sculture, dipinti, disegni. Invito al MAGA
28/02/2011, 15:02

CONFERENZA STAMPA: Venerdì 4 marzo ore 11.00 Seguirà visita in anteprima della mostra  con sculture, dipinti e disegni di Alberto Giacometti, provenienti prevalentemente dalla collezione privata degli eredi, mai esposta in Europa nella sua completezza da quando ha lasciato lo studio parigino dell'artista, una delle icone del Novecento. Altri prestiti invece provengono dalla Gnam di Roma e da un'importante collezione privata.

Il MAGA di Gallarate ospita le opere di Giacometti dal 5 marzo al 5 giugno, in una mostra organizzata e prodotta dalla Fondazione Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea Silvio Zanella, presieduta da Angelo Crespi, con la direzione di Emma Zanella con il Coordinamento generale di Cinzia Chiari e gli allestimenti a cura di Maurizio Sabatini.

La mostra è curata da Michael Peppiatt, autore di "In Giacometti's Studio", libro nel quale documenta la ricognizione da lui compiuta nell'archivio prima inesplorato di uno dei rami della famiglia, ricognizione che è alla base anche di questa preziosa rassegna.

Gli eredi di Giacometti hanno accordato a Michael Peppiatt il permesso di esaminare la loro collezione per pubblicare a lavori ultimati un nuovo libro che insieme al catalogo della mostra costituirà il prezioso cofanetto che il MAGA con Electa pubblica in occasione della mostra. "E' un materiale - afferma Peppiatt - che getta nuova luce sul modo di lavorare di Giacometti, «afflitto» da una specie di compulsione al bozzetto. Tanto da schizzare sulla prima pagina di France Soir dei nudi di Christine Keeler, la showgirl che fece tremare l'establishment britannico degli anni Sessanta quando venne riconosciuta come l'amante del Tory John Profumo. Il quotidiano, datato 1963, portava in prima pagina un articolo sul piccante affair. Corrispondenza che, evidentemente, ispirò l'artista svizzero solleticando il suo bisogno di disegnare. «C'è un qualcosa di intimo in questi lavori», ha detto all'Observer Peppiatt. «Mi hanno permesso di spaziare fra 300 disegni, ed ero commosso. Sentivo quasi la presenza di Giacometti, come se i suoi schizzi stessero cadendo direttamente dalle sue mani.

Ha schizzato ovunque: sulle pagine dei libri, come su pezzi di carta presi nei caffè». Un altro esempio di questi sketch improvvisi si trova su una pagina strappata da L'Express in cui l'artista pasticciò la fotografia di Lee Harvey Oswald, l'assassino del presidente John Kennedy. Di fianco, poi, Giacometti scrisse ripetutamente la parola italiana «continuare», oltre che un appunto di lavoro: «i busti sono stati fatti velocemente, e un dipinto questa sera, i disegni presto». «Gli sketch - spiega ancora Peppiatt - erano per lui una forma di pensiero istintivo.

Non stava mai senza una matita in mano o una sigaretta in bocca».
Le sculture ritraggono i modelli preferiti di sempre: il padre, la madre, la moglie Annette, la sorella Ottilia, il nipote Silvio e i fratelli Diego e Bruno. Il ritratto del 1937 di quest'ultimo, ad esempio, si rivela attraverso un modellato tormentato che prova la difficoltà di trovare una forma che corrisponda alla visione, evidentemente non in senso ottico-scientifico, della figura umana. Sempre del 1937 è il busto Ottilia, scolpito dopo la tragica morte della sorella e forse per questo, esempio prematuro di quella fase riduzionista che Giacometti attraversa negli anni quaranta: in questo periodo le figure diventano piccolissime, fino quasi a scomparire sopra lo stesso piedistallo. Un secondo gruppo propone invece un campione rappresentativo dei lavori del dopoguerra: figure intere maschili e femminili, un Homme qui marche, una Femme debout del 1952 a figura intera immobile, corrosa ed evanescente, una Femme de Venise e diversi busti della moglie Annette.

I dipinti infine, rimarcano la dimensione familiare seguita anche nella produzione scultorea con ritratti di Ottilia, del nipote Silvio e degli amici Jacques Dupin e il Professor Corbetta, tutti ritratti in posizione frontale, evanescenti come i quadri di Bacon.

Le opere scelte coprono l'intero percorso della ricerca artistica di Giacometti, benché molti aspetti della mostra puntino verso un Giacometti intimo, com'è lecito attendersi da una collezione di proprietà della stessa famiglia Giacometti.

Un'ampia sezione documentaristica completa la mostra. Vi sono presentate immagini fotografiche che ritraggono l'artista al lavoro e che raccontano delle sue frequentazioni, per far rivivere una personalità artistica d'eccezione.

Per l'occasione il MAGA, in collaborazione con Electa, pubblica un prezioso cofanetto contenente la traduzione italiana del volume di Michael Peppiatt Nello studio di Giacometti e il catalogo completo delle opere in mostra con schede critiche di Casimiro Di Crescenzo.

Inoltre, un inedito racconto sonoro accompagnerà lo spettatore alla visita alla mostra mettendolo in contatto direttamente con il mondo dell'artista. Il MAGA, in collaborazione con Storyville, ha infatti creato e prodotto delle interessantissime audio guide nelle quali è la voce stessa di Alberto Giacometti, attraverso una serie di estratti da interviste, a spiegare le opere e l'intera mostra.

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di Redazione
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