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In scena con Giovanna Rei tra emozioni e responsabilità

Gigi Savoia attore e regista di "Chi è cchiù felice 'e me" al Teatro Trianon parla del suo impegno col maestro Eduardo


Gigi Savoia attore e regista di 'Chi è cchiù felice 'e me' al Teatro Trianon parla del suo impegno col maestro Eduardo
10/11/2009, 08:11

Era la sera del 31 ottobre del 1984, quando, Gigi Savoia, impegnato accanto a Luca De Filippo con la commedia “Chi è chhiù felice ‘e me”, apprese, proprio tra una scena e l’altra, della scomparsa del grande commediografo, attore e regista, Eduardo. Un grande drammaturgo se ne era andato per sempre ed oggi, che a  25 anni di distanza da quel fatidico momento, lo stesso artista rivive da protagonista e regista quello stesso impegno teatrale, per lui, l’emozionalità e la responsabilità devono davvero aver raggiunto altissimi livelli. In scena da venerdì 13 novembre fino a domenica 29, al Teatro Trianon Viviani, Gigi Savoia, interprete e regista, con accanto un’attrice come Giovanna Rei, si appresta  così, con la commedia del suo maestro Eduardo, “Chi è cchiù felice ‘e me” a tagliare il traguardo di una delle tappe più importanti della sua carriera. Con la compagnia completata da due attori come Oscarino Di Maio e Massimo Masiello ed ancora, con la partecipazione di Vincenzo Merolla ai quali si aggiungono Roberto Capasso, Maria Chiaravalle, Vincenzo D’Aniello, Andrea Di Maria e Tiziana Tirrito, la commedia prodotta dalla “Prospet Spettacoli” e che si avvale delle musiche firmate da Antonio Sinagra, rappresenta uno dei momenti più attesi della stagione del Teatro del Popolo di piazza Calenda. Presentato da Eduardo, che si firmò con lo pseudonimo “Molise”, per la prima volta al Sannazaro il 9 ottobre del  1932  con la Compagnia Teatro Umoristico “I De Filippo”, oggi il lavoro, a 25 anni dalla morte del suo autore, sembra diventare un’ennesima occasione per celebrarlo senza temere la sua grandiosità e senza restare di stucco dinanzi alla potenza ed alla perfezione  della sua macchina drammaturgica.

Cosa significa per lei, emotivamente e professionalmente, portare in scena da protagonista e regista un’opera del suo maestro Eduardo?

Emotivamente- risponde Gigi Savoia- è una sensazione indescrivibile. Giungere ad interpretare il lavoro che per te è stato un punto d’avvio con un maestro come Eduardo rappresenta davvero uno scossone emotivo unico. Professionalmente, invece, ritengo che si tratti di una prova molto difficile. Per quanto mi riguarda all’età di 55 anni e con 30 anni d’esperienza artistica, è interessante calarmi in un ruolo che non avevo mai affrontato. Ciò, per me, significa smuovere quella linfa che ti fa vivere per il teatro. Significa rimettersi in discussione e non cadere nell’errore di considerarsi un attore arrivato scadendo così verso la sedentarietà artistica”.

A 25 anni dalla scomparsa di Eduardo De Filippo, mentre si parla ancora di buio post Eduardo, come sarà la sua visione della commedia?    

“Parlando del cosiddetto buio post Eduardo, posso affermare, che per sconfiggerlo, paradossalmente, si può ripartire dall’autore stesso. Così come accaduto con Toni Servillo, occorre riproporre Eduardo, ora che non c’è più, senza lasciarsi influenzare dalla sua grandezza. In altri termini, sembra un gioco di parole, bisogna rappresentare Eduardo, dimenticando Eduardo, tenendo però viva la sua classe e la sua capacità di fare diventare moderno ciò che è antico. Con Eduardo, ogni personaggio è fondamentale alla pari del protagonista così, come fondamentale, è il suo modo di costruire il meccanismo teatrale con matematica precisione per giungere infallibilmente all’obiettivo”. Eduardo rende attuali persino le antiche lezioni del padre Scarpetta. Occorre studiarlo a fondo e proporlo dimenticando ciò che lui aggiunge alle sue scritture. Si parla, ad esempio, di Viviani come autore classico e di Eduardo come cronista dei suoi tempi, oggi invece, bisogna considerare i suoi lavori  come grandi classici alla pari di quelli di Pirandello”.

Per “Chi è cchiù felice ‘e me”,  a prescindere dal suo impegno di protagonista nel ruolo dell’ordinato Vincenzo, di cosa si preoccuperà come regista?

“Di non fare apparire i miei attori come componenti di una Compagnia qualunque bensì come professionisti. Cercherò di sconfiggere il malcostume dell’istintività, della superficialità e dell’arraffazzonato. Farò attenzione alla trattenuta del diaframma ed agli sguardi di ogni singolo attore nonostante oggi vi sia la tendenza a scritturare un attore “tomo” e catapultarlo sul palcoscenico puntando solo sulla sua comicità. Ogni attore, secondo me, è come un musicista ed alla pari di un primo violino deve sempre avere una partitura da rispettare. Cercherò di trasmettere questo rigore, tenendo lontano lo spettro di quelle compagnie filodrammatiche che da sempre si avvicinano ad Eduardo”.

Qual è il suo invito personale per il pubblico napoletano?   

“Quello di venire a verificare di persona questa mia sfida che si trasforma in un vero  esame. Siccome non posso sostenere questa prova dinanzi ad un cattedratico vorrei che fosse proprio il pubblico a giudicare serenamente, tenendo presente la mia volontà di ricordare, dopo averlo fatto con Viviani, il grande Eduardo. Come aiuto per quest’esame, terrò con me solo l’amico Sinagra, che con le sue musiche e la sua profonda conoscenza della famiglia De Filippo, mi darà una mano nel superarlo”.   

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di Giuseppe Giorgio
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