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Successo per la commedia "Chi è cchiù felice 'e me"

Gigi Savoia e Giovanna Rei al Trianon sulle tracce di Eduardo


Gigi Savoia e Giovanna Rei al Trianon sulle tracce di Eduardo
16/11/2009, 14:11

“Chi è cchiù felice ‘e me”, una delle commedie giovanili di Eduardo De Filippo, al teatro Trianon-Viviani, dove trova un interprete e regista devoto ed attento come Gigi Savoia, torna fieramente a salire in cattedra. Missione compiuta, quindi, per l’apprezzato attore napoletano, che dirigendo efficacemente il lavoro e fornendo un’impeccabile prova nel ruolo del protagonista Vincenzo, riesce a portare in scena, una visione fresca ed accattivante ma non per questo meno spirituale, del piccolo capolavoro Eduardiano, ancora legato alle paterne tematiche scarpettiane. Eludendo quel blocco psicologico provocato dalla grandezza dello stesso autore, vuoi per la perfezione dei suoi meccanismi teatrali, vuoi per l’inimitabilità delle interpretazioni fornite nel tempo, Savoia, in palcoscenico, ed è questo il segreto della sua prodigiosa alchimia, porta ancor più che un Eduardo attore e regista, la sua tipica ed avvolgente atmosfera. E così, ricordando il maestro “dimenticandolo”, proprio come nelle intenzioni espresse alla vigilia del debutto, Savoia compie un vero e proprio miracolo ricreando tra il pubblico, quegli umori, quelle risate velate di amara malinconia e quegli atteggiamenti arguti di personaggi perennemente in bilico tra il dramma e la farsa. Con un’innata voglia di rigore interpretativo e con la volontà di lasciare emergere integro il tema dei due atti, Savoia alla prima  del Trianon-Viviani, riesce ad unire in un’unica soluzione, grazia recitativa, ironia e crudezza umana. Imperniato sulle disavventure coniugali di un marito alle prese con una moglie, fino a qualche tempo prima tenuta al guinzaglio e che invece, rimane vittima di una profonda sbandata amorosa procurata da un uomo, un certo Riccardo, roccambolescamente capitato nell’apparentemente serena casa di campagna, il lavoro diverte e commuove riproponendo in maniera funzionale e rispettosa tutta l’essenza di un Eduardo teso a descrivere le miserie interiori, le amarezze e le lacrime confuse alle risate della vita umana. Fornendo un pregevole quadretto ricco di pennellate veriste e naturaliste, il cui soggetto è rappresentato dal protagonista Vincenzo, dalla non sufficientemente apprezzata moglie, dal giovane tentatore Riccardo e dai compaesani pettegoli e giudicatori, Savoia, porta tra il pubblico le emozioni di un teatro senza tempo capace di confondere la realtà con l’invenzione così come la tragedia umana con l’ironia. Ed a dargli manforte, intervengono anche gli altri attori sempre all’altezza del compito. A partire dalla protagonista femminile Giovanna Rei che nei panni della bella Margherita riesce ad incarnare un personaggio ben modellato per tempi, misure ed intenzioni fino a giungere a Massimo Masiello che nel ruolo del giovane Riccardo fa ben capire quanto sia abituato ai sentieri di un teatro fatto soprattutto di espressioni e toni coinvolgenti. Ancora, a dare ulteriore forza all’impresa di un Gigi Savoia davvero ben calibrato nei panni di un Vincenzo scrupolosamente attento alle istruzioni lasciate dal suo creatore, altri due attori come Oscarino Di Maio e Vincenzo Merolla, che ben tratteggiano con maestria e misuratezza i lati comici e profondamente umani dei loro personaggi. A completare la felice rappresentazione: Giuseppe Cantore, Roberto Capasso, Maria Chiaravalle, Vincenzo D’Aniello e Tiziana Tirrito che sulle scene di Massimiliano Pinto e con i costumi di Vincenzo Canzanella ben contribuiscono alla riuscita dell’operazione. Usufruendo con coraggioso spirito innovativo delle musiche originali di Antonio Sinagra che incorniciano e provano ad esaltare le varie fasi della commedia con una sorta - così come afferma lo stesso compositore-  “di rumba napolitan- ironica”, “Chi è cchiù felice ‘e me,” firmata Savoia, convince per intenti e modi e quando nel tragicomico finale le “corna” disperatamente negate dal povero Vincenzo diventano platealmente evidenti, tra le risate e gli applausi del pubblico sembra davvero aleggiare quella “grande magia” chiamata Eduardo.

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di Giuseppe Giorgio
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