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Lo spettacolo si è tenuto dal 14 al 24 novembre

Gino Rivieccio in "Faccio progetti per il passato"

L'attore stupisce in maniera ironica e mai volgare

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Gino Rivieccio in 'Faccio progetti per il passato'
25/11/2013, 21:22

NAPOLI - Spazio, al teatro Cilea, alla satira di costume ed alla comicità di Gino Rivieccio con “Faccio progetti per il passato”, lo show portato in scena dal popolare attore napoletano che lo ha pure scritto in collaborazione con Gustavo Verde. Tirando fuori dal suo vecchio baule d’artista qualche canzone senza tempo come le famose “Nel blu dipinto di blu” e “Champagne”, cantate nello scenario di un piano bar d’albergo con l’accompagnamento al pianoforte di Mario Messina, Rivieccio seguendo le linee guida del regista Luigi Russo, punta deciso su di un progresso che diventa regresso stigmatizzando, a modo suo, i mali di una società dove tutto sembra fagocitato dal consumismo e dalla tecnologia. Evocando il vecchio e rimpianto “Carosello” alla Tv e riportando alla mente con i relativi motivetti, le pubblicità cult dei salumi Negroni, della Findus e della De Rica, fino a giocare sull’immancabile Cynar dello storico Ernesto Calindri, Gino Rivieccio, prova a proiettare tutti in una dimensione fatta di ricordi e nostalgia. Criticando a modo suo la schiavitù dei più giovani verso gli I Phone e gli I Pod, l’uso smodato degli Sms e dei social network come Facebook, Rivieccio, nei panni di Gino Ghiaccio, un attore che nell’attendere un impresario volutamente ritardatario, deve vedersela con gli strani personaggi che popolano il piano bar di un non precisato albergo, piace e convince, pur non riuscendo a fare a meno di qualche evitabile “déjà vu”. Ecco, infatti, ricomparire in scena, il vecchio tassista,  l’indimenticabile Pupella Maggio nei panni dell’immortale Concetta Cupiello, uno sketch che riporta alla memoria la celebre scena del cavalluccio a dondolo del film di De Crescenzo “Così parlò Bellavista”, le imitazioni di Bassolino ed Jervolino ed una  mielosa poesia che tra padreterno e paradiso porta presto alla mente la celebre  e digiacomiana “Lassammo fa a Dio”.  Ma è partendo da questi supercollaudati “classici” ed utilizzando le figure di un cinese- napoletano prototipo del “mariuolo” per necessità, di una attraente e contesa barista francese, di un cliente invadente e di una guardia giurata, impersonati da Ada De Rosa, Diego Sommaripa e Rosario Minervini che Rivieccio sembra aggiustare il tiro per un secondo tempo vincente. Un secondo tempo,  dove, tirando in ballo una Napoli intesa come grande teatro ed il conflitto generazionale tra genitori e figli, proietta tutto su dei temi decisamente più attuali e trascinanti. Ecco allora che a fare l’ingresso in palcoscenico ed a cadere sotto i colpi dell’inflessibile ed irresistibile Rivieccio, sono i politici di turno come la Santanchè, Berlusconi, Monti e Bossi fino a giungere al non proprio nuovo arrivato Beppe Grillo. Giocando con i personaggi che spopolano su youtube ed assestando qualche gancio sinistro anche sulla magistratura, facendo riferimento alla marea di arresti domiciliari in atto al punto da suggerire l’idea di processi da svolgersi direttamente in condominio, Rivieccio, inizia la sua marcia vittoriosa verso un finale animato dalle meditazioni e dalle risate. Tra brani senza tempo come “L.o.v.e.” e “Besame mucho” e diversi riferimenti all’attualità, lo spettacolo punta deciso sulla necessita di un futuro migliore capace di non lasciare più spazio al rimpianto del passato. Compiendo un’analisi delle problematiche tipiche dei padri di oggi, giocando con leggerezza ma al tempo stesso con profondità su questioni davvero serie come quelle riguardanti il rapporto con i figli, Rivieccio, porta  tutti verso un finale serioso dove, la risata si trasforma in riflessione e la comicità in amarezza per un mondo allo sbando. Per tutti, uno spettacolo godibile ed un attore comico che sembra elargire affettuosamente al pubblico quanto raccolto in 34 anni di esperienza e gavetta.

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di Redazione
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