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La speranza di vivere in un mondo sereno

Giuseppe Zarbo - attore di "Un posto al sole" si racconta


Giuseppe Zarbo - attore di 'Un posto al sole' si racconta
09/12/2010, 15:12

Passionale, siciliano di Agrigento, Giuseppe Zarbo, che nella nota fiction “Un posto al sole” interpreta Franco Boschi, un uomo ombroso e di poche parole, si è diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Al teatro ha recitato tra l’altro in “Marat-Sade” di Peter Wiess,  “La crisi del teatro” e “Uno sguardo dal ponte” di Arthur Campanile, al fianco di Michele Placido e, da protagonista, in “Liolà” di Luigi Pirandello. Zarbo ha recitato in più di trenta cortometraggi. Ha preso parte a “Il sindaco”, con Anthony Quinn, per la regia di Ugo Fabrizio Giordani, “L’uomo delle stelle”, di Giuseppe Tornatore, “Senza Pelle”, di Alessandro D’Alatri, “La Rumbera”, di Piero Vivarelli. E poi “La piovra 9”, di Giacomo Battiato,  “Una donna per amico 2”, di Rossella Izzo, “Dio vede e provvede” di Enrico Oldoini e “Un posto al sole”. Nel 1999 ha ricevuto l’Oscar dei Giovani. Nel 2000 dai sondaggi Abacus è stato nominato attore più gradito della fiction italiana e sempre nello stesso anno ha ricevuto il Premio Personalità Europea.
La fiction, oggi, per un attore è un traguardo o un punto di partenza?
E’ un punto di partenza, come tutte le cose che cominciano. Come il matrimonio.
La sociologa Milly Buonanno afferma che, in misura sempre più ampia di quanto si voglia credere, “il reale è immaginario e la fiction è realistica nei termini di quel realismo emozionale e simbolico che non restituisce un’immagine speculare e fedele della realtà, ma allarga l’orizzonte delle esperienze a sfere immaginarie che sono ormai parte integrante del vivere quotidiano”. Qual è il suo commento in proposito? Secondo lei l’immaginario è reale?
Secondo me la realtà supera spesso l’immaginario scritto dagli autori. Mi capita spesso di parlare con persone che mi raccontano fatti che superano l’immaginabile. Forse noi che facciamo fiction cerchiamo di aggiustare il tiro…
Quali sono le peculiarità della fiction televisiva italiana?
La fiction italiana in questi anni è cresciuta enormemente come spazio di palinsesto, riuscendo a produrre tanto lavoro. La peculiarità è che sempre più aziende hanno interessi ad investire sul genere.
Quali sono le differenze della fiction italiana rispetto a quelle di altre nazioni europee?
La fiction seriale si è ormai globalizzata: quella italiana prende spesso spunto dalle fiction straniere per lo più adattandole alla realtà italiana. Credo che la differenza macroscopica sia il raccontare culture diverse. Tecnicamente parlando, Napoli scrive una storia a sé, visto che il centro di produzione Rai produce con mezzi e sperimentazioni lontani da altre realtà italiane.
La fiction è un genere che ha acquisito negli anni pari dignità di un film o di una commedia d’autore?
Dietro qualsiasi progetto ci sono persone che, quando lavorano bene e hanno modo di dimostrare la propria professionalità, producono sempre ottimi risultati. La dignità è alla base di un buon lavoro.
Quando si interpreta a lungo lo stesso personaggio, talvolta si rischia di essere identificati esclusivamente con lo stesso. Come vive tutto ciò?
Può succedere, dipende poi dall’attore… Comunque tutto è molto stimolante: è sempre bello rimboccarsi le maniche per affrontare l’incerto. In fondo è proprio questa la peculiarità di questo mestiere.
Quanto del suo carattere, della sua personalità c’è ne personaggio che interpreta?
Tutto quello che gli autori scelgono di mettere, visto che ormai mi conoscono da più di 13 anni!
Cosa sogna nel suo futuro professionale?
Mi piacerebbe di potermi permettere di lavorare sempre gratis!
Nella vita il talento è sufficiente per arrivare al successo oppure occorre un pizzico di fortuna?
Tanta fortuna e un pizzico di talento… ma molta umiltà! La testa dove ti pare, i piedi sempre per terra ben piantati.
Come è cambiato il modo di fare televisione dagli anni ’80 ad oggi?
La televisione oggi insegue lo share, l’audience, il mercato. Negli anni ’80 eravamo ad un bivio, convinti che la televisione potesse essere un servizio pubblico che se ne fregava di tutto il resto. Dove siamo ora è sotto gli occhi di tutti, in uno stallo totale. Mi incuriosisce molto il web che produce adesso TV e sicuramente un’informazione più corretta.
Teatro, cinema e televisione: quale medium le ha dato più soddisfazione e perché?
Sono tre linguaggi diversi con un unico comune denominatore: l’attore. La cosa fondamentale è portare a spasso il pubblico con le emozioni.
Che rapporto ha con i suoi fan?
Mi incuriosiscono sempre. Accade anche che mi stupiscano per la loro attenzione.
Quali sono stati i suoi esordi?
A 14 anni ero il bassista dei Rum.
Quando non lavora come impiega il suo tempo?
Famiglia, cibo, sport e viaggi.
Quali programmi televisivi preferisce guardare?
Canali tematici.
Interviene sulle scelte degli autori della fiction “Un posto al sole”?
No, può capitare comunque di confrontarsi con gli autori, cosa normale in un lavoro di squadra
Che rapporti ha con i suoi colleghi?
I rapporti sono di serena convivenza con tutti. Con alcuni sono nate delle amicizie.
Si sente pronto per interpretare altri ruoli?
Ce ne saranno per il mio personaggio. L’ultima affrontata sarà quella dell’affido familiare. Questa è sicuramente una peculiarità della nostra fiction.
Quale personaggio vorrebbe interpretare e da chi vorrebbe essere diretto?
Mi piacerebbe che sia un regista ad innamorarsi di me per un ruolo… E mi piacerebbe avere un regista il più libero possibile…
Qual è il suo sogno nel cassetto?
Che tutto quello che mi circonda e cresce con me, possa avere sempre pace salute e serenità.
La vita è un dono prezioso e va vissuta intensamente. L’attore ha la possibilità di vivere mille vite. In quale personaggio che ha interpretato si è sentito più a suo agio e in quale periodo storico vorrebbe vivere?
Liolà… in Sicilia nei primi del 900
Quali sono le paure più ricorrenti per un attore?
Buona la prima? No, forse è meglio che la rifaccio! Ma sì, tanto passa!
 

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di Rossella Saluzzo
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