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Scrittori allo specchio

Gli "Amici del Crogiolo" si incontrano nella libreria Alfabeta in Torre del Greco


Gli 'Amici del Crogiolo' si incontrano nella libreria Alfabeta in Torre del Greco
23/04/2010, 16:04

Giovedì 22 aprile alle ore 18.30 si è svolto l’incontro con gli Amici del Crogiolo, appassionati di letteratura e racconti.
Luigi Costa - medico internista in pensione, musicista, jazzista durante la guerra e musicologo – insieme a Carmine Paino, insegnante e titolare della Libreria Alfabeta di Torre del Greco, fondarono, nel 1996, il Crogiolo. Questo nome richiama lo strumento di laboratorio utilizzato per il contenimento di composti chimici ed è utilizzato per fondere l’oro. Il sodalizio fonde, invece,  passione per la storia,  per la scienza,  per la musica, per la letteratura e per la storia dell’arte.
In 14 anni di letture, il materiale raccolto diventa la preziosa testimonianza della creatività di uomini e donne dediti al lavoro, senza però mai trascurare i bisogni dell’anima. Secondo le intenzioni di Luigi Costa tutti i  racconti troveranno posto in una prossima pubblicazione.
Ad alcuni scrivere serve per ricordare, con nostalgia, momenti legati alla gioventù.
Giovanni Ruotolo, impiegato Telecom in pensione, ha letto il breve e intenso racconto, scritto nel 1970, quando era militare a Udine: “Un incontro fugace”. Un modo per ricordare la sua gioventù e un particolare della vita militare. In quell’anno, Ruotolo fu mandato a svolgere il presidio elettorale in una scuola di Occhiobello, un piccolo comune in provincia di Rovigo, nel Veneto. Un paesino agricolo, dove la gente era umile e genuina. Oggi, passando per quei luoghi, ai capannoni si alternano la prosopopea, nel senso di arroganza, pomposità, boria di chi ci vive. Così ne parla Ruotolo, descrivendo quel posto ormai molto diverso. Poi, dalla lettura emerge il candore di un bacio che gli è rimasto nell’anima, nel buio di una sacrestia. Un bacio innocente, come innocenti e genuini erano gli occhi di colore azzurro di una ragazza che non ha più incontrato.
La serata è stata resa effervescente con la presentazione di un poemetto satirico del Settecento scoperto per caso da Cesare Santovito, che in altri incontri ha presentato le teorie della relatività, i misteri dell’universo, i problemi energetici che hanno portato in sala le sue conoscenze di fisica: merito dei corsi di studi universitari.
Epistola ad patrem Neapolitanae Urbis Nobilium Mores graphice describens
Il testo stampato anonimo (Incerti Autoris), senza indicazione né di anno, né di luogo, né di stampatore, suscitò un tale scandalo da indurre i nobili napoletani ad acquistare tutte le copie disponibili, con l’intenzione di distruggerle. L’autore, subito identificato nel Padre Teatino D. Giambattista Caracciolo che fu costretto ad abbandonare Napoli nel 1723 ed esulare dal regno, allora governato dagli austriaci. Nella fuga salvò la sua copia personale. In seguito, alle non poche traversie, il testo originale è oggi conservato nella Biblioteca Palatina di Parma.
L’autore era uno dei diciassette figli di Lucio Caracciolo, duca di San Vito e di Vittoria Castigliar, unica erede di D. Francesco Castigliar, marchese di Grumo in Puglia.
L’Epistola, scritta in latino, consta di 398 esametri e si attiene al genere satirico. Apparentemente in forma epistolare, l’autore immagina di rispondere al padre il quale, da qualche tempo, abita a Grumo e, desideroso di tornare a Napoli, chiede al figlio notizie sulla situazione cittadina. Il figlio, chiuso in convento, finge di schermirsi dicendo di non conoscere niente della situazione esterna. Tuttavia, si decide a scrivere per comunicargli solo le notizie generiche. Poi dimostra di conoscere molti particolari scabrosi sul comportamento morale della nobiltà di Napoli. Racconta al padre i nuovi tempi, la vita della sorella Fastula, smaniosa di lusso ed eleganza, descrive minuziosamente gli interni dei salotti mondani, la distruzione dei patrimoni, la dissoluzione morale, la debolezza dei mariti, la tiepidezza religiosa, lo sfarzo signorile, le persone infide tra gli amici, l’indecenza di nobili, l’intraprendenza di due amanti, la dama, il cicisbeo e il tavolo da giuoco, la scurrilità di linguaggio, gli episodi luttuosi e i vizi soddisfatti.
L’autore è sinceramente indignato contro ogni forma di dissipazione, che parte da quasi innocenti manie d’eleganza per passare allo sfarzo costoso, ai disordini morali, al comportamento delittuoso.
Perché l’abbia fatto, può sembrare un mistero. Dovette contribuire l’età giovanile, unita all’inesperienza o alla presunzione di ottenere un miglioramento di costumi con la denuncia dei vizi. Una sorta di fede nella propria funzione di giustiziere.
Ha chiuso il piacevole incontro serale, il dott. Luigi Costa con un racconto, episodio di un fatto realmente accaduto nel 1952 e intitolato “Un sussulto d’amore e di passione”.
In breve, si tratta di una donna di venticinque anni sposata e madre di due bambini che si innamora del giovane medico dopo che l’aveva aiutata a guarire da un eczema esfoliativo di natura allergica. La donna, respinta dal medico, si infervora ancora di più, tanto che lascia il marito. Un giorno, durante la Festa dei Quattro Altari, il marito va dal medico e gli racconta di aver lasciato la moglie. Il giovane professionista lo tranquillizza dicendogli di non essere innamorato della donna, ma della sua fidanzata che amava tanto.
Prossimo incontro giovedì 29 aprile, alle 18.30. Carmine Paino intervisterà la scrittrice Brigida Musella Pappalardo, autrice del libro “Il principe pittore di Casa Savoia”. Antonio Di Cristo leggerà il suo racconto “Mi è rimasto lo scrupolo”.
 
 
 
Nella foto: Cesare Santovito, Lucia Forlano e Luigi Costa

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di Rossella Saluzzo
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