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Gli anni piccoli, il romanzo autobiografico di Enzo Moscato


Gli anni piccoli, il romanzo autobiografico di Enzo Moscato
24/10/2011, 17:10

Ritorna in scena Moscato scrittore Il celebre artista conosciuto in tutta Italia «Non posso narrare la mia vita. Non posso narrare la mia infanzia». Così Moscato mette le mani avanti, nella maniera più efficace. E a scanso d’ogni equivoco, aggiunge: «Perciò, in questi “Anni Piccoli”, non si racconta nulla per intero. Anzi, meglio: non si racconta propriamente nulla affatto!». Ma allora, che cos’è questo libro, dichiaratamente destinato a rievocare l’infanzia e la prima adolescenza di Moscato sulla traccia di suoi antichi quaderni e fogli e appunti sparsi? In breve si tratta di un excursus che si colloca nel contesto socio-culturale. Il tutto richiama la figura di Partenope: nome che non a caso significava, presso i greci, «occhio di vergine». L’occhio come sinonimo del sapere, a partire dai Veda indiani, e la verginità come sinonimo di uno sguardo separato da qualsiasi tentazione di lanciare messaggi. Per dirla con parole più semplici e dirette, queste pagine sono esattamente ciò che è Enzo Moscato, al di là di qualsiasi mediazione intellettualistica. Bisogna riandare, insomma, a ciò che è il suo teatro. Gli anni piccoli contengono numerose tematiche dell’adolescenza napoletana del drammaturgo associate ad altrettante matrici musicali e a scene sonore, popolate da interpreti storici. L’opera è anche un testo da ascoltare. In disparte. Magari in silenzio. Per poterne meglio assorbire la struttura e i sussulti sonori.

Enzo Moscato, attore, autore e regista, è tra i capofila della nuova drammaturgia napoletana con un teatro scritto e interpretato in forme coraggiosamente inconsuete; è considerato l’ interprete di un nuovo teatro di poesia, che riconosce i suoi ascendenti non solo nei grandi autori e compositori napoletani, ma in Artaud, in Genet, nei poeti maledetti di fine secolo, in Pasolini; una lingua arcaica e modernissima, un plurilinguismo tutto suo che lo hanno imposto all’ attenzione della critica e del pubblico non soltanto italiani, costellando un percorso artistico tra i più originali e anomali del panorama teatrale italiano, fitto di numerosi e prestigiosi premi o riconoscimenti legati al settore. Solo per citarne qualcuno: Premio Riccione per il Teatro 1985, Premio IDI 1988, Premio UBU per il Teatro 1988 e 1994, Premio della Critica 1991, Biglietto d’Oro AGIS 1991, Premio Internazionale di Radiofonia del Festival di Ostankino (Russia) 1994, Premio Annibale Ruccello e Premio Viviani 2002, Premio Franco Carmelo Greco 2004, Premio Pulcinellamente 2008, Premio Benevento Città Spettacolo 2009

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di Redazione
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