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Gli orti urbani Pontecagnano nello studio Ocse


Gli orti urbani Pontecagnano nello studio Ocse
25/06/2013, 13:00

PONTECAGNANO - Gli orti urbani del parco eco-archeologico di Pontecagnano nello studio annuale dell'OCSE (organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). Questo studio è eseguito nell’ambito del programma di lavoro 2011-2012. Esso fornisce informazioni ai paesi OECD che è volto a creare una panoramica delle politiche che favoriscono attività comunitarie da parte di coltivatori e non-coltivatori nel loro procacciarsi beni di consumo con un’agricoltura sostenibile.

Seguendo il dibattito degli incontri tenutisi nell’ottobre 2011, nell’aprile e nel novembre 2012 presso il tavolo di discussione coordinata sull’agricoltura e sull’ambiente, il report allegato a tali incontri è La versione finale del “Recupero beni pubblici agro-alimentari attraverso un’azione collettiva”.


Scopo dello studio è quello di analizzare le dinamiche comunitarie legate alla condivisione e alla collettivizzazione degli orti sotto il profilo sociale.


Il caso degli orti urbani in campania(pag. 195 dell’allegato)

Fin dal 2001 , un gruppo locale di Legambiente( la più diffusa organizzazione non governativa per l’ambiente) a pontecagnano, vicino Salerno, è stato coordinato un progetto chiamato Parco eco-archeologico che include orti condivisi.

Il parco è situato in una importante area archeologica, l’antica città di Picentia, un insediamento etrusco-campano e romano, e occupa circa
22 ettari, con una parte più piccola del sito che è stata scavata ed aperta ai visitatori come sito archeologico.

Il gruppo locale di Legambiente gestisce sei ettari, creando uno spazio verde pubblico e orti condivisi che hanno avuto un grande successo tra i cittadini. L’intera area gestita da Legambiente è divisa in 2 parti: uno spazio pubblico aperto per il quale c’è l’ingresso libero per il pubblico e un’area delimitata che contiene i lotti degli orti condivisi.

La parte degli orti condivisi include i lotti degli orti. Ce ne sono
54 singoli assegnati a pensionati, uno grande assegnato ad un’associazione che adotta un progetto di agricoltura biodinamica e di integrazione sociale, un orto terapeutico dedicato alla terapia orticolturale, un orto pedagogico per bambini, e un orto coltivato da persone che soffrono di reumatismi.

Questo progetto degli orti condivisi coinvolge una ricca e varia gamma di utenti con diversi retroterra sociali e culturali . La maggior parte dei coltivatori non aveva alcuna esperienza di giardinaggio o coltivazione. Quando il progetto partì c’erano solo 10 persone con una reale conoscenza dei metodi di coltivazione che da subito sono divenuti i referenti per l’intero gruppo ( circa 80 persone).

A dispetto della loro eterogeneità , i membri del gruppo sono legati dalla stessa passione per la coltivazione. Ciò permette loro di sviluppare una forte, comune identità, e di creare un vero gruppo comunitario che li ha resi in grado di condividere idee, risorse, conoscenze, informazioni, solidarietà. Questo capitale sociale li ha stimolati e ha migliorato la loro capacità per un’azione collettiva.
Il valore aggiunto di quest’esperienza proviene inoltre dal fatto che il parco è collocato in una zona peri-urbana dove l’incremento urbanistico sta rapidamente aumentando e rappresenta l’unica area verde di Pontecagnano.

Gli orti condivisi di Pontecagnano possono essere considerati come un’azione collettiva che fornisce allo stesso tempo beni esclusivi per pochi e beni puramente pubblici, e la loro produzione strettamente collegata.

Insieme con il procurarsi opportunità di coltivazione per i membri locali, questo progetto aiuta a mitigare la crescente disconnessione dei residenti cittadini dalla natura. Il contatto con gli spazi verdi migliora il benessere psicologico e la salute mentale. Per molti coltivatori che hanno sperimentato l’isolamento e la solitudine, l’orto condiviso è diventato un importante elemento di studio delle loro vite contribuendo al loro benessere, anche per le persone con particolari problemi mentali che usano gli orti per la terapia verde.
infine, per i coltivatori, essere parte di una comunità è di per se stesso un vantaggio, una specie di simbolico bene pubblico che potrebbe essere considerato un importante modello di esperienze collettive.

Gli orti condivisi non apportano miglioramenti alla qualità della vita solo ai coltivatori ma forniscono notevoli vantaggi ecologici, sociali e culturali per l’intera popolazione. Da una prospettiva ambientalista , questo progetto su una piccola scala contribuisce alla bellezza del paesaggio e al miglioramento dei servizi dell’eco sistema in diversi
modi: migliora la qualità dell’aria in un contesto urbano inquinato, riduce la distanza di trasporto dal produttore al consumatore , promuove la biodiversità all’interno dei limiti della cinta urbana, dal momento che gli orti urbani incoraggiano l’impollinazione, e sono un rifugio per la vita libera come piante selvatiche, insetti, uccelli.

La costruzione della comunità è un altro fattore chiave per il successo dei giardini condivisi dal momento che essi permettono di sviluppare relazioni, capitale sociale e di fiducia tra i locali utenti. In questo processo , la conoscenza esterna del fenomeno (oltre la comunità locale) gioca un ruolo importante nel promuoverne la diffusione : i mezzi di comunicazione di massa enfatizzano lo stimabile ruolo dell’orto condiviso nella sostenibilità urbana, apprezzando la sua funzione come spazio pubblico aperto con positivo valore ambientale. Questo progetto è stato anche oggetto del film documentario I giorni della Merla.

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di Redazione
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