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La satira contro la piccola borghesia del XIX secolo

Guy De Maupassant - il fondatore del racconto moderno


Guy De Maupassant - il fondatore del racconto moderno
04/08/2010, 10:08

160 anni fa, il 5 agosto 1850, nasceva Henri-Renè-Albert-Guy de Maupassant a Tourville-Sur-Arques.

Maupassant, considerato il fondatore del racconto moderno, scrisse oltre 300 racconti. Nelle sue opere la satira, ora feroce, ora bonaria, era rivolta alla piccola borghesia, guardata con un certo senso di superiorità. Provava una sorta di naturale avversione nei confronti della società e per questo amava la solitudine e la meditazione.

La stupidità, la cupidigia, la crudeltà e la meschinità sono, comunque, nella sua opera un tratto onnipresente e trasversale di ogni ceto sociale.

Fu profondamente influenzato da Ėmile Zola, il quale sostiene che il metodo sperimentale delle scienze deve essere applicato anche agli atti intellettuali e passionali dell’uomo.

Al centro dei romanzi di Zola vi sono spesso casi patologici.  Fatti dovuti a cause ereditarie come ad esempio nel protagonista di Germinal (1885) che soffrendo dell'alcolismo dei genitori, cade talora in accessi di ira irresponsabile.

 

Accanto a questi intenti medico-patologici si collocano gli intenti sociali e politici, perché l'autore desidera dare un quadro completo della società francese in tutti i suoi strati sociali e in tutti i suoi ambienti caratteristici. I principi della teoria del romanzo sperimentale furono comunque fissati da Émile Zola in due punti fondamentali secondo i quali lo scrittore deve osservare la realtà e non inventarla per poi riprodurla oggettivamente e deve utilizzare una scrittura che risulti essere un documento oggettivo dal quale non deve trasparire nessun intervento soggettivo dell’autore.

Maupassant fu influenzato anche da Gustave Flaubert – autore fra l’altro del capolavoro Madame Bovary. Flaubert fu lo scrittore che i naturalisti indicheranno come loro maestro per la sua teoria dell'impersonalità che fa largo uso del "discorso indiretto libero”. Flaubert aveva, con i suoi romanzi, impresso una svolta radicale alla tradizione del realismo romantico. Un libro scandaloso per la sua originalità stilistica e contenutistica, in cui agiva un forte anti-romanticismo, con una potente demistificazione degli ideali della protagonista. Mentre sul piano formale era l'adozione di un metodo di lavoro scrupolosamente documentaristico e di uno stile strenuamente oggettivo. Al centro del romanzo è una donna inquieta, insoddisfatta, simbolo di una insanabile frustrazione sentimentale e sociale. Questa frustrazione sarà poi definita con il termine di bovarismo.

Per ciò che riguarda lo stile, le novelle di Maupassant si contraddistinguevano per brevità e sintesi. Eccelse nella costruzione dell’intreccio, ma la sua narrazione non ha quasi mai il carattere di indagine scientifica tipica del naturalismo, né la profondità dei romanzi di Anton Cechov e Ivan Turgenev, quest’ultimo il romanziere russo conosciuto a casa di Flaubert dove conobbe anche Ėmile Zola. Tra le opere più famose di Maupassant si annoverano la novella scritta nel 1882 “La signorina Fifi”, il volume dei racconti del 1883 “Racconti della beccaccia”, il romanzo del 1889 “Forte come la morte”. Nel 1880 pubblicò il suo primo capolavoro “Boule de Suif”, l’anno successo “La Maison Tellier”, nel 1883 terminò il romanzo “Une vie”, vendendone 25 mila copie in meno di un anno. Nel 1885 scrisse il suo secondo romanzo “Bel Ami”. Il romanzo tratta dell'ascesa sociale di Georges Duroy, un uomo ambizioso e seduttore, che da povero militare in congedo e modesto impiegato nelle Ferrovie del Nord diventa uno degli uomini di maggiore successo nella società parigina, grazie al giornalismo e alla sua capacità di manipolare donne potenti e intelligenti. Sullo sfondo della scalata sociale del protagonista, Maupassant descrive la società francese negli ultimi decenni del XIX secolo e i rapporti d'interdipendenza tra stampa, politica e affari. I temi preferiti della narrativa naturalista furono antiidealistici e antiromantici in modo che la narrazione portasse con sé una forte carica di denuncia sociale che doveva risultare dalla descrizione scientifica ed obiettiva dei fatti. Tra  i temi principali vi erano la vita quotidiana con le sue banalità, le sue meschinità e le sue ipocrisie; le passioni morbose che dovevano rasentare il limite della patologia psichiatrica, come la follia e il crimine; le condizioni di vita delle classi subalterne, soprattutto del proletariato urbano che, con la sua miseria - prostituzione, alcolismo, delinquenza minorile - potessero dare un chiaro esempio di patologia sociale.

 

Sempre nel 1885 Maupassant scrisse quello che molti critici considerano il suo vero capolavoro “Pierre et Jean”.

La salute di Maupassant, negli ultimi anni della sua vita, si deteriorò e il suo equilibrio mentale andò in crisi. Viveva in continuo stato allucinatorio e più volte tentò il suicidio. Morì all’età di 43 anni, dopo 18 mesi di incoscienza e fu sepolto nel cimitero di Montparnasse a Parigi il 6 luglio 1893.

 



 

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di Rossella Saluzzo
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