Cultura e tempo libero / Spettacolo

Commenta Stampa

Hoboteatro al Festival del Teatro Patologico


Hoboteatro al Festival del Teatro Patologico
08/03/2011, 10:03

Love Discount. Cortocircuito n°5 nasce da una semplice osservazione della realtà che ci circonda. Viviamo in tanti formicai impazziti, gabbie di tante forme e colori nelle quali ci siamo rinchiusi . Ci siamo dentro tanto da non vederle più, ne siamo parte mentalmente, culturalmente, intimamente.
Lo spettacolo trae libera ispirazione dal celebre romanzo 1984 di George Orwell, concentrandosi su una elaborazione attuale, meno fantascientifica e più sottilmente critica della vita attuale nelle grandi metropoli. La riflessione su Orwell è nata da un parallelismo tra ciò che viviamo nel presente e le sue intuizioni sul futuro. La storia di questo spettacolo ci ricorda che non solo abbiamo concretizzato le paure fantascientifiche dello scrittore dei primi del secolo scorso, ma le abbiamo superate.
Esistono forze, poteri politici che ci costringono in una gabbia sociale, ma siamo anche noi stessi, di giorno in giorno che creiamo le nostre gabbie personali che governano ogni nostra azione e pensiero.
Lo spettacolo è una riflessione sul tempo presente senza essere comunque storicizzato in alcuna maniera, cioè senza fare riferimenti reali all’attuale, ma scovandone i meccanismi profondi, il motore, mettendo a nudo i principi mentali che innescano ogni comportamento sociale.
Ogni individuo segue tracciati invisibili di una volontà estranea da loro stessi, “schiavi moderni” in una città caotica, in un’infinita lotta per la sopravvivenza dettata dalla legge del più forte. Chi segue il tracciato è socialmente accettato, chi ne esce per un’eventuale forma di pensiero autonomo viene accusato di tradimento del “sistema”, inteso come ingranaggio di leggi imposte.
La società rappresentata in questo spettacolo detta delle regole rigide secondo le quali il sentimento è bandito come il peggior crimine dopo il pensiero, perché considerati “errori nel sistema”, paragonabile a quello digitale, e sotto il loro potere ogni legge diviene “discutibile”, suscettibile di critica morale. La società è divisa in sezioni, classi rispettose di un “sistema di leggi” in cui ogni forma di libertà e intimità è abolita. Il linguaggio subisce di giorno in giorno una estrema semplificazione con lo scopo di ridurre la capacità di pensiero e di conseguenza rendere impossibile esprimerlo.
In questa azione scenica vengono rappresentate come sotto una lente di ingrandimento, le vite individuali dei due personaggi, un uomo e una donna dei quali non si conosce il nome proprio, ma solamente il numero di appartenenza al settore sociale, il 5.
I due lavorano e vivono nel pieno rispetto delle leggi di una realtà sociale omologante e alienante ma il loro incontro fa esplodere in essi una presa di coscienza esistenziale della quale conservavano il germe da molto tempo.
Nel corso dello spettacolo i due si incontrano e si innamorano; scoprono la loro diversità dalla massa sociale, ma simili come esseri umani; si sveglia in loro un innato desiderio di fuga e di ribellione; si amano clandestinamente vivendo in una presunta segretezza, ingenuamente convinti che i loro incontri e le fughe rimangano celati ;tentano in parte la fuga, intesa non come esilio fisico, ma come una riappropriazione delle proprie capacità di scelta; falliscono la fuga per incapacità di uscire fuori da una realtà sociale che li ha formati psicologicamente; ritornano alla “normalità” e alla vita quotidiana che trasforma l’amore in odio e li annienta definitivamente come individui singoli e pensanti, lasciandoli sprofondare nel buco nero dell’omologazione dal quale erano emersi.
Un’invisibile manipolazione mentale riconduce i due personaggi nelle loro gabbie trasparenti trasformando ciò che era amore in odio, ciò che era pensiero in schema, ciò che era caos creativo in ordine.
L’elemento scenico dell’ “occhio spia” non è un reale occhio orwelliano, ma è l’idea di un controllo superiore, mentale, impercettibile e inconsapevole.
Per la realizzazione scenica di questo tipo di realtà abbiamo utilizzato l’elemento digitale, sonoro e visivo, come se fosse stato un vero e proprio personaggio in interazione con quelli in carne ed ossa. Le proiezioni, intese come fonte di luce e di emozione, senza l’utilizzo di uno schermo, ma utilizzate a 360°, rappresentano i diversi spazi della vita dei due protagonisti, quello del lavoro, quello del proprio pensiero, lo spazio mentale ed emotivo, e infine quello del loro amore clandestino.

Venerdì 18 e Sabato 19 Marzo dalle ore 22:30 in poi, concluso lo spettacolo seguirà la DIGITAL IMPROVISATION NIGHT , una notte di “improvvisazione” digitale e musicale a cura del gruppo Hoboteatro.
Il pubblico potrà “invadere” la scena e ballare, muoversi , giocare seguendo gli stimoli sonori , visivi e musicali proposti dallo staff di Hoboteatro.
Voci, musiche , luci e proiezioni video condurranno il pubblico che diventerà il protagonista di un viaggio “digitale” all’interno della scena dando vita così a una nuova performance.
Hoboteatro sorge ufficialmente nel settembre 2009 dall’iniziativa creativa e dal sodalizio professionale di Manuela Rossetti, Chiara D’Ostuni e Alessio Pala, a seguito di un periodo laboratoriale indipendente. Dal settembre 2010 il gruppo si è ampliato con l’entrata di Maria Elena Fusacchia (interazione digitale e aiuto regia). Il gruppo prevalentemente si occupa di ricerca teatrale, di sperimentazione e studio delle capacità espressive e comunicative dell’uomo in ambito performativo. Il suo intento è quello di metaforizzare la realtà per renderla leggibile attraverso una comunicazione emotiva e cognitiva più che logico linguistica. Hobo segue la traiettoria della sperimentazione teatrale che vede le sue basi in Barba e Grotowski aggiungendo però un’attenzione particolare alla comunicazione con un pubblico che si vuole più il più ampio ed eterogeneo possibile, uscendo dal nuovo eliteratismo creatosi con il Terzo Teatro, verso l’apertura e verso una forma espressiva nuova.
Dal 2009 la compagnia ha prodotto e messo in scena 4 spettacoli : “Pasteur. Studio su due amici differenti” ; “Davies. Ovvero l’involuzione di un uomo qualunque” ; “La Ricetta della Verità. Studio sulla follia di una madre” e il primo studio su “Love Discount. Corto circuito N° 5”, finalista al premio N.E.T. (Nuove Entità Teatrali).

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©