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"Resta di stucco ... è un Barbatrucco!"

I Barbapapà e il rispetto per l'ambiente


I Barbapapà e il rispetto per l'ambiente
12/08/2010, 10:08

Ripercorrere un mondo incantato, seppur fatto prima di carta e poi di celluloide, apre nuovi percorsi di fantasia e accompagna l’infanzia nell’edulcorato mondo del sogno: terapia impagabile per vivere una vita sana e serena.
“Resta di stucco… è un Barbatrucco!” è la frase ricorrente in ogni puntata della famosa serie a fumetti, creata dall’architetto e designer francese Annette Tison e dal marito, professore di matematica e di biologia, l’americano Talus Taylor. Il fumetto di Barbapapà fu pubblicato in Francia nel 1970. Le storie furono successivamente trasformate in animazioni dai giapponesi e trasmesse in Tv nel 1974. I bambini italiani poterono divertirsi con i Barbapapà soltanto a partire dal 1976. Fu il primo anime giapponese ad essere diffuso nel nostro Paese.
Il nome del protagonista deriva dall’espressione francese Barbe à papa, che significa “zucchero filato”, una sorta di dolce e amichevole blob(termine inglese che significa massa priva di forma e di consistenza) a forma di pera dal curioso colore rosa. Nasce spuntando dal sottosuolo del giardino di una casa abitata da due bambini, Francesco e Carlotta, che diventeranno i primi amici di Barbapapà. Gli  adulti, invece, sono spaventati dall’arrivo di questo essere alto quanto le loro abitazioni.
Le storie sono tutte a lieto fine. Barbapapà incontra Barbamamma dalle forme più aggraziate, più femminili. E’ di colore nero e indossa una vezzosa coroncina di fiori in testa. Barbapapà e Barbamamma hanno sette barbabebè: Barbabella è di colore viola ed è la vanitosa della famiglia; Barbaforte è rosso ed è dotato di mantellina e lenti alla maniera di Sherlock Holmes, svolge le sue indagini con il fratello Barbabravo che è di colore blu ed è lo scienziato e l’inventore di casa. Barbalalla è verde ed è musicista. Talvolta si trasforma lei stessa nello strumento che poi suonerà. Ama anche la botanica e l’ecologia come suo fratello Barbazoo. Questi è di colore giallo, è veterinario, amante della natura e conosce tutti gli animali e le piante, i vari tipi di clima e i problemi che causano l’inquinamento. E’ un ecologista convinto. Poi, c’è l’arancione Barbottina, che incarna lo stereotipo dell’intellettuale. Intelligente ed ironica, si diverte a stuzzicare il fratello Barbabarba, che è di colore nero e peloso, e fa il pittore.
Per quanto indirizzate ad un pubblico infantile, le vicende affrontano temi complessi, come quelli della diversità e dell’ecologia. Gli ultimi episodi, sempre della durata di cinque minuti, raccontano che la famiglia dei Barbapapà costruisce una casa, dove tutti gli animali, impauriti dalla caccia e colpiti dall’inquinamento, possono trovare riparo. A causa della presenza sempre più invasiva delle industrie e del relativo inquinamento, e siamo negli anni ’70, della speculazione edilizia e del traffico, la famiglia e gli animali sono costretti ad abbandonare la Terra con un’astronave, una sorta di versione aggiornata dell’Arca di Noè, abbandonando il pianeta al suo triste destino di grigiore ed inquinamento.
I Barbapapà amano profondamente la Terra e vi rientrano, con tutti gli animali, soltanto quando gli uomini, rimasti soli, si ricredono sul loro comportamento, capendo che la natura va rispettata.
Una serie TV educativa e delicata. I messaggi sono trasmessi con la semplicità di un gioco, dove tutto è possibile. Un gioco che per fortuna si trasforma in realtà quando prevalgono il buonsenso, il rispetto per sé, per gli altri e per l’ambiente, princìpi educativi che sottendono ad una buona educazione trasmessa da padre in figlio.
Negli anni ’70 gli autori di Barbapapà dimostrarono già una forte sensibilità verso tematiche che sono ancora oggi molto attuali e che coinvolgono i Paesi a tutte le latitudini. Gli altri, coloro che sono diversi da noi per cultura, per il colore della pelle, per particolarità fisiche, devono essere considerati come una risorsa e non come una minaccia.
L’ambiente, la natura oggi più che mai sono minacciati dall’uomo, dai disastri ecologici e talvolta dalla forza della Natura. Forse si giungerà ancora una volta a costruire l’Arca di Noè, nel tentativo di salvare la Terra dalla presunta “umanità”.

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di Rossella Saluzzo
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