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I GIORNI FELICI DI TERESA CIABATTI


I GIORNI FELICI DI TERESA CIABATTI
02/12/2008, 19:12

"I giorni felici" è l'ultimo romanzo di Teresa Ciabatti. Edito da Mondadori, il nuovo libro della Ciabatti (sceneggiatrice italiana di fama nazionale che ha lavorato anche a film come: "Tre metri sopra il cielo", "Ho voglia di te" e "Un gioco da Ragazze") riesce a coinvolgere il lettore fin dalle primissime pagine. La storia che la scrittrice romana racconta, con grande realismo e con un sano tocco cinematografico, è quella di Sabrina Mannucci, piccola bimba prodigio figlia di Riccardo Mannucci, responsabile dell'ufficio del personale Rai. Riccardo è convinto che, la sua piccola Sabrina, sia un genio ineguagliabile e carica la bimba di attenzioni, promesse grandiose e altrettante responsabilità.

Sabrina, a soli sei anni, crea intorno a se un universo fatto di pensieri e percezioni megalomani, di grandi successi e di palcoscenici da star. E' convinta che il mondo intero la ami e la stimi incondizionatamente e considera i suoi due fratelli maggiori (Barbara di 11 anni e Roberto di 8) dei ritardati. I giorni felici, oltre ad addentrarsi con grande credibilità nell'universo psicologico infantile (e non solo), ci ripropone una vera e propria storia del nostro paese attraverso la storia della nostra televisione: la Rai e, in particolare, i "bambini prodigio" che hanno partecipato allo Zecchino D'oro. Il libro della Ciabatti, inoltre, offre uno spaccato convincente e coinvolgente dalla vita delle famiglie medio-borghesi e si scinde in due parti temporali: la vita della Sabrina bambina e quella della sabrina ragazza; poi donna. Una trama ben costruita e molto ben delineata all'interno delle quasi 320 pagine del romanzo. La scrittrice classe 75 si muove con grande maestria e coscienza e possiede una tecnica narrativa molto matura nonostante la giovane età. I giorni felici è un romanzo che, con un tuffo nel passato, ci riporta, attraverso riflessioni illuminanti e molto realiste, al presente. Un libro per tutti, si potrebbe azzardare. Dove quel "per tutti", non vuole assolutamente richiamare ad una produzione dozzinale ma ad un'opera che, con i suoi contenuti, può colpire sul serio chiunque.

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di Germano Milite
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