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I Linguaggi dell'Altro: forme dell'alterità nel testo letterario


I Linguaggi dell'Altro: forme dell'alterità nel testo letterario
19/02/2011, 12:02

Il volume raccoglie le relazioni di studiosi italiani e stranieri presenti nell'Università di Lecce durante il Convegno Internazionale organizzato dal Dipartimento di Filologia, Linguistica e Letteratura nel 2005.
Il tema dell'alterità linguistica e letteraria è esplorato da punti di vista diversi, che convergono nella individuazione di una singolarità del testo letterario il cui valore è ristrutturare forme di pensiero, rapporti tra culture e ambiti cognitivi diversi.

Se Alessandro Serpieri e Ann Lecercle, analizzando alcuni drammi shakespeariani (Hamlet, Measure for Measure, Othello), individuano l'incursione nelle zone d'ombra che attentano al Logos e sprofondano negli abissi dell'indicibile, Anthony Johnson coglie nel simbolismo yeatsiano una valenza altrettanto inquietante, che si manifesta in uno stile la cui frequente oscurità si lega al mistero dei processi cognitivi.

Un filosofo del linguaggio come Jean-Jacques Lecercle, riferendosi al pensiero di Deleuze, rileva come il concetto di alterità si sostanzi di un tessuto emozionale che accoglie la polivalenza del desiderio e la ricchezza dell'esperienza onirica. L'incursione in uno spazio altro e in universi linguistici non sempre riconosciuti come letterari è un valore in sé, osserva Ronald Shusterman, esperto di filosofia del linguaggio.
Quanto è al centro delle altre relazioni su autori diversi, da Charles Kingsley a Henry James, da Pinter ad Antonia Byatt, da Salman Rushdie a Hanif Kureishi a Marina Warner, è la consapevolezza della capacità dell'arte di originare forme di un pensiero creativo. Come scrive Angela Locatelli, l'artista parla obliquamente e figurativamente, in quanto è espressione dei paradossi che attraversano il vissuto di ciascun individuo e il linguaggio che gli dà voce.

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di Redazione
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