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“Veri e propri documenti di valore storico e culturale”

“I menù del Quirinale”, la collezione sui 150 anni d'Unità


“I menù del Quirinale”, la collezione sui 150 anni d'Unità
28/04/2011, 12:04

Si parte dalla polenta con la lepre, prelibatezza cara a Vittorio Emanuele II, per arrivare ai brodini leggeri di Sandro Pertini e alla gallina bollita di Ciampi. È il contenuto del libro “I menù del Quirinale”, edito dall’Accademia italiana della cucina, che ripercorre i 150 anni della storia di Italia, attraverso un iter particolare quanto mai anomalo e curioso: l’inedita collezione dei menù dei 4 Re e degli 11 presidenti della Repubblica. “Veri e propri documenti di valore storico e culturale, questi menu - scrive il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in apertura del volume - raccontano della progressiva evoluzione dei punti di riferimento dell’alta cucina nell’Italia post-unitaria, contrassegnata da feconde diversità derivanti sia dalle peculiarità territoriali che dalla secolare frammentazione socio-politica”. Vari e sfarzosi i menu dei Savoia per i pranzi di Stato, mentre la tavola reale di ogni giorno era più spartana. Particolarmente frugale Vittorio Emanuele II, primo Re d’Italia, che prediligeva cibi semplici e rustici, come la polenta, i formaggi piemontesi e valdostani, la lepre e il cinghiale, accompagnati da Barolo e Barbaresco, Barbera e Grignolino. Anche Umberto I non era incline ai piaceri della buona tavola, mentre la Regina Margherita - omaggiata con la più famosa delle pizze - amava molto i ricevimenti e rese la tavola dei Savoia una delle più celebri d’Europa. Sontuosi o essenziale, tradizionali o estrosi, con il passaggio al Quirinale i menu non superano mai le sei portate e i tre vini. Con Enrico De Nicola prima e Luigi Einaudi poi, i pranzi di Stato sono più che sobri, quasi spartani, tra timballi di spaghetti alla romana, ristretti in tazza, filetti di manzo alla brace e vini prodotti dallo stesso Einaudi. Eleganti invece i menu di Gronchi, tanto che durante la sua Presidenza fu adottata l’abitudine di armonizzare i cartoncini del menu con il vasellame. Quasi ospedalieri i menù sotto Sandro Pertini, che non poteva mangiare troppo e iniziava il pasto con un brodino leggero, seguito da carni bianche e pesce, in particolare la spigola. Infine i sobri menu di Napolitano raccontano la grande attenzione del Presidente della Repubblica per la qualità dei cibi e il binomio gusto-salute. Segno dei tempi anche questo.

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di AnFo
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