Cultura e tempo libero / Letteratura

Commenta Stampa

I mercati dei commestibili, infrastrutture a servizio delle città


I mercati dei commestibili, infrastrutture a servizio delle città
20/09/2010, 17:09

La vicenda relativa alla costruzione dei mercati di commestibili a Napoli in epoca borbonica oggetto dell’incontro di martedì 21 settembre al Castello Aragonese di Agropoli, è argomento generalmente poco noto, ma di grande rilevanza. L’incontro, a cui saranno presenti Vincenza Tempone, l’editore Vincenzo Viscione ed il direttore della collana Laura Del Verme, sarà curato da Adriana Carnevale, archivista della Soprintendenza della Campania.
 
E’ proprio il direttore della collana che ci introduce brevemente all’argomento che dall’uscita del volume suscita l’interesse di antropologi e storici dell’architettura.
 
I larghi principali delle città, durante il Settecento, non erano caratterizzati dal punto di vista architettonico: apparivano piuttosto vuoti urbani, luoghi di risulta derivanti dall’andamento degli antichi circuiti murari cittadini. Secondo le esigenze, vi venivano allestite baracche in legno per la vendita di vari generi, o arredi effimeri in occasione di importanti avvenimenti. Oltre ad essere adibite a sedi di mercato, erano inoltre, all’occorrenza, destinate alle esecuzioni pubbliche e a maneggio per i nobili e i militari.  È della fine degli anni Cinquanta una delle più innovative ed interessanti sistemazioni architettoniche a Napoli, quella del largo del Mercatello, ad opera di Luigi Vanvitelli.
 
E’ un segnale forte di attenzione alla collettività in un rovesciamento delle priorità, la struttura stessa del mercato definisce architettonicamente lo spazio in cui è posta.   A partire dalla fine degli anni Trenta del XVIII secolo, con la creazione del Consiglio Edilizio da parte di Ferdinando II, c’è un generale riassetto della materia inerente alle opere pubbliche cittadine, questo impone un organico programma di interventi, che, rispetto all’argomento affrontato nel volume, porta a dotare ogni quartiere della capitale di un proprio mercato. Il Consiglio controlla i parametri funzionali ed estetici che le nuove strutture devono rispettare badando a che esse rispondano sempre di più a criteri comuni, sia riguardo alla distribuzione interna, sia alla configurazione esterna delle facciate.
 
Nasce una sorta di ‘standard’ formale relativo alla tipologia del mercato, che caratterizza a volte interi isolati e che è ancora oggi visibile nelle maglie urbanistiche di Napoli e di molte città del regno. La possibilità di ricavare dalla costruzione di queste strutture una forte rendita con il fitto delle botteghe conduce, da un lato, ad intraprendere azzardate operazioni commerciali, dall’altro, fornisce un’interessante occasione di dibattito sulle modalità e i limiti dell’intervento pubblico nella realizzazione di impianti necessari alla città. E’ questa una svolta miliare, da questo momento le infrastrutture sono pensate a servizio della città.
 

Commenta Stampa
di Fabio Iacolare
Riproduzione riservata ©