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Da Giovambattista Basile a Ruggero Cappuccio

I narratori di Napoli


I narratori di Napoli
23/06/2010, 08:06

La letteratura più autorevole e significativa su Napoli ha raccontato in modi diversi, la vita della Città registrandone i cambiamenti. Si parla negli ultimi tempi di un dopo – Gomorra, di un filone narrativo tracciato da Roberto Saviano che ha sostituito, allo stereotipo della cartolina pizza – mandolino, quello della Città camorra e periferia. Gli espedienti narrativi usati dagli scrittori che hanno raccontato Napoli, sono i più diversi. Giovambattista Basile con Lu cunto de li cunti, opera mistico-popolare, utilizza lo strumento della favola. In queste favole - scritte tra il 1634 e il 1636 - Basile è deluso ed amareggiato della pochezza degli uomini appartenenti alle classi sociali più elevate. Nonostante egli ne facesse parte, preferì dar voce al popolo, depositario di una preziosa e unica saggezza. Giovanbattista Della Porta, scrive nel 1606 la commedia intitolata La caronaria, in cui l'atmosfera è torbida di compromessi e ricatti, di lussuria e violenze, in una sordida Napoli mercantile, che fa traffico di donne. E’ del 1884 il reportage di Matilde Serao dal titolo Il ventre di Napoli - Guerra Edizioni - dove in primo piano vi è l’attenzione della giornalista per la gente povera e rassegnata dei quartieri fatiscenti e brulicanti della città. La rassegnazione della plebe e della piccola borghesia che affidano le loro superstiti speranze alla mistica del gioco del Lotto è  la trama di Terno secco pubblicato nel volume All’erta sentinella del 1889 e de Il paese di cuccagna del 1891 – Avagliano editore.. Ma Il paese di cuccagna non è soltanto un romanzo sul Lotto. Alla tesi della rovina materiale e morale, come conseguenza del gioco, emergono altri temi come il miracolo di San Gennaro e il modo in cui viene vissuto dal popolo napoletano, alla descrizione del Carnevale o a quella della festa di battesimo in casa del pasticciere Fragalà, con la minuziosa descrizione dei numerosi dolci tipici offerti agli invitati. Siamo ancora nel XIX secolo quando Francesco Mastriani con il romanzo La cieca di Sorrento del 1852, - Avagliano editore - affronta le tematiche sociali con una forte empatia per i deboli e i diseredati. Vittorio Imbriani in Mastr’Impicca - Vito Morano Editore -una fiaba sui generis del 1874, in controluce è satireggiata l’imbelle classe politica del tempo e le sue istituzioni. Verso la fine dell’800 Benedetto Croce pubblica su periodici diversi, memorie storiche, fatti e leggende della Napoli dal XV secolo in poi, attraverso dei ritratti di protagonisti, anche forestieri, che hanno caratterizzato nel corso dei secoli la vita della città partenopea. Croce era convinto che “il legame sentimentale col passato prepara e aiuta l’intelligenza storica, condizione di ogni vero avanzamento civile”. Questi scritti come ha segnalato lo storico, giornalista, politico e professore universitario napoletano Giuseppe Galasso, emanano un’aura, un pathos che “immancabilmente colpisce il lettore”, soprattutto per la loro “schietta napoletanità”.
Michele Prisco, di Torre Annunziata, nel 1949 scrive La provincia addormentata, - Eredi del vento, Figli difficili - Rizzoli Editore.. Descrive la borghesia partenopea, con tutte le sue debolezze e i suoi limiti, fra cui l’incapacità di proporre per Napoli alternative concrete a una situazione di stagnazione sociale ed economica che ne impediva lo sviluppo. I toni sono ancora soft. I problemi che affliggono Napoli sono sempre gli stessi.
Raffaele La Capria con Ferito a morte, del 1961, Mondadori Editore, dipinge con i colori delle sue parole il ritratto di Napoli che “ti ferisce a morte o t’addormenta”. Un libro emblematico di una generazione raccontata lungo un decennio di forti trasformazioni.
E’ del 1984 il libro Il camorrista scritto dal giornalista Giuseppe Marrazzo, Tullio Pironte Editore, autore fra l’altro di numerose inchieste su temi sociali, in particolare sulla mafia e sulla camorra. Libro al quale Roberto Saviano ha dichiarato di essere debitore di parecchi spunti per la scrittura di Gomorra. Racconti, reportage, favole, inchieste, romanzi hanno tutto come protagonista o come sfondo la martoriata città di Napoli che risorge inevitabilmente, come l’Araba fenice, dalle proprie ceneri.
Con I napoletani, pubblicatonel 2005 - Laterza Edizioni - e scritto dal giornalista de Il Mattino Generoso Picone, si racconta la Napoli - icona, la Napoli delle troppe occasioni perdute. “Stanco museo del suo passato, puntualmente sull’orlo di un’apocalisse annunciata”, così comincia il racconto ambientato nel caldo torrido del 20 agosto 1799.
Con Napolide, uscito nel 2006, - Dante e Descartes Edizione -Erri De Luca lancia un monito: “Quando si nasce a Napoli e ci si stacca da essa, si perde la cittadinanza. Si diventa Napolide”. “Su Napoli non si ha il diritto di sguardo dall’alto, solo il vulcano ha titolo per sovrastare”.
Il sociologo, profondo conoscitore dei problemi di devianza e criminalità Amato Lamberti con Lazzaroni. Napoli sono anche loro del 2006e Napoli: dov’è l’uscita? - Graus Editore -del 2008, analizza nel primo libro la vita dei napoletani nel dilagare sfrenato di una criminalità ferocemente omicida. “Ogni strada, ogni piazza, ogni vicolo, può diventare, oggi, all’improvviso, teatro di uno scontro a fuoco, di un agguato, di un regolamento di conti”. Così sintetizza il professore Lamberti. Nel secondo libro Lamberti, forte delle competenze di sociologo e dell’esperienza politica e amministrativa maturata in qualità di Presidente della Provincia di Napoli, “Napoli è diventata Gomorra non solo per colpa di criminali più o meno organizzati, ma per colpa di organizzazioni politico-criminali che, dei problemi della città, non si occupano, intenti come sono a fare affari personali, di gruppo, di partito, oltre che di famiglia e di clan, con imprenditori d’assalto e imprese criminali”. Il professore Lamberti analizza le conseguenze della povertà, della criminalità, dell’insicurezza urbana. Gli eterni ostacoli allo sviluppo e alla crescita sociale della città di Napoli. Il segnale visibile della mediocrità delle classi dirigenti che da decine di anni si susseguono nelle stanze dei bottoni.
Con Non è il Paradiso Antonella Cilento, - Sironi Edizione - scrittrice napoletana impegnata nella promozione della cultura in città, ha scritto nel 2003 un libro inusuale che è insieme un libro-inchiesta sul “far cultura a Napoli oggi” e un’opera di narrazione. Racconta di una Città che non ha chiuso i conti con l’idea stereotipata dell’identità napoletana su cui la cultura cittadina ufficiale ha campato per decenni, e di cui è oggi quanto mai necessario scioglierà l’ambiguità.
Con Gomorra - Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra - uscito nel 2006 – Mondadori  Editore – Roberto Saviano racconta di un Sistema che adesca nuove reclute non ancora adolescenti, i boss-bambini. Un Sistema che ha ammassato nella Campania tutti i rifiuti sfuggiti ai controlli illegali, pari ad una massa grande il doppio del Monte Everest, di una terra infetta, quella della Campania, dove i morti di tumore sono cresciuti del 21% rispetto al resto dell’Italia. Tutto questo con il benestare di funzionari pubblici compiacenti.  
Con Fuoco su Napoli edito dalla Feltrinelli, Ruggiero Cappuccio, drammaturgo e regista teatrale di Torre del Greco, coglie, nella morte della bellezza, la deriva culturale in cui versa Napoli. Un romanzo originale scritto da un Autore che ama la sua Città e che indignato ne denuncia la sua fine.
 
 
 

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di Rossella Saluzzo
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