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Oggi alle ore 19 l'esibizione nel Chiostro Piccolo

"I promessi sposi" alla Certosa di San Giacomo a Capri


'I promessi sposi' alla Certosa di San Giacomo a Capri
28/07/2012, 09:39

CAPRI (NAPOLI) - Per la prima volta a Capri, nella suggestiva cornice della Certosa di San Giacomo, con una versione dedicata, "I Promessi Sposi" diretti e interpretati da Massimiliano Finazzer Flory. 
Lo spettacolo, nato in occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, ha fatto letteralmente il giro del mondo, partendo dagli Stati Uniti arrivando fino in Mongolia.  Lo spettacolo andrà in scena oggi alle ore 19.00 nel suggestivo  Chiostro Piccolo della Certosa di San Giacomo, luogo di spiritualità e insieme di bellezza estetica.  "Perfetto questo spazio per dialogare con il nostro tempo, attraverso il teatro – suggerisce Finazzer Flory-. L’evento è in partenariato con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Napoli".
L’evento è reso possibile dal fondamentale contributo della prestigiosa Maison Zilli. In scena con Finazzer Flory ci sarà il pianista Stefano Salvatori Maestro del Teatro alla Scala che eseguirà musiche di Verdi, Mascagni, Bellini, Paganini, Berio, Rota. La messa in scena de "I promessi sposi" è una proposta di matrimonio tra cultura e società attraverso un libro che è una vera e propria bibbia laica attraverso l’unione di parola orale e scritta, musica classica e danza contemporanea, letteratura e teatro. Uno spettacolo che è il tributo alla potenza poetica di un linguaggio capace di essere un motore di ricerca di emozioni, di un fare anima di cui abbiamo bisogno.
In scena i capitoli I, VI, VIII, XII, XXI, XXXIV e XXXVIII. Per offrire una duplice sfida. Anzitutto quella di far "sfilare" personaggi come Don Abbondio e i bravi, Don Rodrigo, Fra Cristoforo, Lucia, l’Innominato, Renzo e il popolo come  figure shakespeariane, quasi ognuna dovesse duellare prima di tutto con se stessa. La seconda sfida intende, invece, mettere in luce in che modo la lingua di Manzoni, anche senza l’intervento della Provvidenza, continui a essere, oggi più che mai, polifonica, polemica e poetica, incredibilmente contemporanea, teatrale. Per ritrovare, così, fra musica, danza e parola il  lo rosso dell’opera che risiede nello sguardo partecipe con il quale lo scrittore osserva l’uomo, e quanto la storia di ognuno sia parte, consapevole o no, della storia di tutti.

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di Redazione
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