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Mostra di reperti e visite didattiche dalle 18 alle 22

I reperti del museo di Veterinaria prenderanno vita sabato


I reperti del museo di Veterinaria prenderanno vita sabato
13/05/2010, 10:05

NAPOLI - Anche quest’anno la Facoltà di Medicina Veterinaria di Napoli aprirà le porte partecipando a “La Notte dei Musei”, l’evento europeo che apre gratuitamente le porte di musei ed aree archeologiche in orario serale e notturno, permettendo un’emozionante ed insolita fruizione del patrimonio artistico italiano per tutti coloro che non riescono a farlo nei consueti orari di visita.
La Facoltà aperta dalle 18 alle 22. Mostra di reperti museali e visite didattiche .
Un’occasione unica anche per coinvolgere un pubblico più giovane e normalmente distante dal mondo della cultura. Molti dei luoghi d’arte coinvolti arricchiranno la proposta organizzando eventi quali concerti, mostre tematiche e suggestivi percorsi guidati.
Oltre ai reperti del museo, si è optato quest’anno, per una nottata improntata sul confronto culturale dal tema la “difesa dei deboli”, cercando di scegliere argomenti che potessero coinvolgere le professionalità espresse dalla Facoltà, si sono scelti due temi di attualità come i “cambiamenti climatici e la difesa del pianeta” e “la difesa della debole biodiversità”. I due temi saranno presentati dalla proiezione di filmati seguiti da una discussione.

Storia Museo Anatomia Veterinaria
Il Museo di Anatomia Veterinaria è nato in contemporanea con la Scuola Veterinaria, fondata nel 1798 durante il periodo borbonico. L’apertura della Scuola avvenne sotto la guida di Ignazio Dominelli, Direttore e docente unico della stessa, anche se già nel 1795 un dispaccio di Ferdinando IV prevedeva, per l’istituendo “Stabilimento Veterinario”, la spesa di cento ducati l’anno per l’acquisto di “cadaveri cavallini e pecorini” per le esercitazioni anatomiche.
Il percorso storico del Museo ha inizio presso la Caserma di Cavalleria, prima sede della Scuola di Veterinaria sita al Ponte della Maddalena. Il suo primo nucleo comprendeva qualche scheletro e poche ossa separate, come materiale di supporto per l’insegnamento dell’anatomia.
Fu solo dopo la tragica esperienza della Repubblica Partenopea del 1799, vale a dire nel periodo napoleonico (1806-1815), che furono avviate profonde riforme amministrative e scolastiche.
Nel 1806, alla definitiva riapertura della Scuola, ridisegnata nella sua organizzazione da Gioacchino Murat secondo una visione più consona ai tempi, fu attivato un regolare corso di Anatomia e Fisiologia comparata.
Fin dagli inizi del suo breve regno, Murat intuì e la necessità di trasferire la Scuola in una sede più idonea, individuata nel Convento di Santa Maria degli Angeli alle Croci, e di indirizzare le cure veterinarie anche agli animali da reddito. Ma non tutto andò a buon fine, in quanto nel 1815 Murat perse il trono e la vita.
Rientrato a Napoli Ferdinando IV, venuto a conoscenza delle intenzioni di Murat, l'11 ottobre del 1815 decretò che la nuova sede della Scuola di Veterinaria sorgesse presso il Convento di Santa Maria degli Angeli alle Croci, anche se si dovette attendere fino al 1835 per poter vedere la funzionalità dell' Istituzione.
Fu il professore Ferdinando De Nanzio, giovane studioso di ampia cultura, che nell’aprile del 1835 fu nominato Direttore della Scuola da Ferdinando II con il compito di migliorare la formazione professionale degli allievi in modo adeguato ai tempi. Il primo pensiero del De Nanzio fu rivolto al miglioramento di tutto ciò che concerneva l'attività didattica del corso di studi e tra le richieste specifiche ed inderogabili rivolte al Re, tramite il segretario ministro degli affari interni, fu quella riguardante l'insegnamento di anatomia : " che al Professore di anatomia occorra dare un aiutante preparatore, dimostrando il direttore che una tal pratica si osservi non solo nella nostra Regia Università degli Studi, ma sebbene in tutti gli altri stabilimenti Veterinari d'Europa, e ciò per non togliere alle lezioni quel tempo di che il professore ha bisogno non solo per prepararsi alla lezione che deve dare, ma sebbene per le stesse dimostrazioni".
Anche se dalla fondazione della Scuola si era data la giusta importanza al materiale anatomico da utilizzare per le dimostrazioni pratiche agli studenti, a supporto di quanto loro insegnato, si dovette attendere poco meno di 40 anni prima che gli studenti stessi potessero preparare l'esame di anatomia disponendo di materiale anatomico raccolto in un ambiente idoneo. Fino ad allora, come accennato, un certo numero di ossa e qualche scheletro erano tenuti in un angolo di un'antica "sala zootomica" umida e fredda nella quale si svolgevano, molto verosimilmente, anche le lezioni. Il De Nanzio fece costruire una nuova sala per le lezioni e le preparazioni di anatomia comparata, fece riattare la sala di “zootomia”, destinandola esclusivamente all'esposizione di ossa, scheletri e materiale patologico che egli stesso possedeva (Gabinetto di Anatomia e Patologia).
Si può, quindi, parlare di una prima struttura museale solo a partire dal 1835, quando il nuovo Direttore della Scuola stabilì che tale sala di esposizione fosse utilizzata come laboratorio didattico riservato agli studenti. Tra i preparati allora disponibili sono da ricordare gli scheletri di due cavalli da parata, dono di Gioacchino Murat alla Scuola, tuttora presenti nel Museo Anatomico della Facoltà di Medicina Veterinaria.
Il 14 gennaio 2000 “il Consiglio del Dipartimento di Strutture, Funzioni e Tecnologie biologiche, presa visione del regolamento per il funzionamento del Sistema Museale dell’Ateneo Federico II, dopo ampia ed approfondita discussione, propone di istituire il “Museo di Anatomia Veterinaria” , attualmente annesso allo stesso Dipartimento e situato al terzo piano dell’edificio centrale della Facoltà, in una sala di oltre 200 mq. Le motivazioni della richiesta di tale istituzione sono innanzitutto di carattere storico, ma anche, naturalmente, di carattere scientifico”.

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di Nando Cirella
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