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Iago



Iago
10/03/2009, 19:03

Avevamo conosciuto e discretamente ammirato Volfango De Biasi per "Come tu mi vuoi". Con questo titolo, però, il giovane ed intraprendente (forse troppo) regista italiano, pare aver fatto un clamoroso passo falso. Non basta infatti un po' di incoscienza giovanile e di presupponenza per riuscire in una rivisitazione platealmente dichiarata di un'opera immortale come L'Otello (avendo, tra l'altro, precedenti egregi come "Romeo+Giuletta" e "O come Otello" da eguagliare). Ed è proprio un Romeo+Giuletta dei poveri che sembra questo Iago. Alle pallide interpretazioni di Nicolas Vaporidis (Iago) e Laura Chiatti (Desdemona), si affianca un goffo e a tratti visibilmente auto-caricaturale  Aurelien Gaya (Otello): sicuramente ancora non pronto per un'esperienza cinematografica seria come quella che avrebbe voluto proporre De Biasi. Tra l'altro, il giovane attore (?) francesce, quando è arrivato in Italia, non conosceva una parola della nostra lingua e, nonostante i suoi progressi in corso di riprese, è stato completamente (e penosamente) ridoppiato con risultati spesso sul serio imbarazzanti.
Qualche nota positiva, però, questo coraggioso ed incauto esperimento, riesce comunque a presentarla, ponendo in risalto proprio gli attori che, almeno sulla carta (e sul copione) dovevano fare da spalla ai tre protegonisti. Ottimo Gabriele Lavia nei panni di Brabanzio, ambiguo e subdolo rettore. Divertente e convincente Fabio Ghidoni nell'interpretare il casinista, irresposabile e playboy Cassio. Magistrale anche se a tratti troppo svelatamente teatrale  Lorenzo Gleijeses, nelle vesti dell'eccentrico ed equivoco Rodrigo. Teneramente conturbante la bella Giulia Steigerwalt. Il film del giovane regista, tratta anche tematiche importanti e spigolose come la meritocrazia nel mondo accademico e, paradossalmente, riflette sugli attori questo male sociale che, da sempre, regna sovrano nel nostro paese. Dopo aver assistito alle perfomance scadenti dei protagonisti, infatti, vien da pensare che, i ruoli principali del film, siano stati affidati ad attori (Vaporidis, Chiatti e in particolar modo Gaya) assolutamente inadeguati e non all'altezza mentre, le parti secondarie, siano state ingiustamente "appioppate" a chi, di talento, ne aveva (Lavia, Ghidoni, Gleijeses e Steigerwalt).
Bisognerebbe solo capire, a questo punto, se il De Biasi è stato più coraggioso, sprovveduto o borioso nel voler avventurarsi in un campo difficile e delicatissimo come quello della rivisitazione in chiave moderna e giovanilistica di mostri sacri come l'Otello. Se la sua sia stata una sfida troppo ardita per le sue capacità o riuscita male per la carenza di mezzi e di tecnici all'altezza del lavoro certosino da svolgere è difficile dirlo. Senza dubbio, però, questo pastrocchio pop che strizza troppo l'occhio a impacchettamenti per adolescenti di mocciana memoria, non può essere apprezzato da chi supera i 15 anni di età.

Voto 5

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di Germano Milite
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