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Da Adelphi la 3parte del suo affresco su decadenza europea

"Il ballo del Kremlino", il volume segreto di Curzio Malaparte

Il libro è un ritratto della “nobiltà marxista”

'Il ballo del Kremlino', il volume segreto di Curzio Malaparte
21/11/2012, 20:02

ROMA - La fama di Curzio Malaparte è legata soprattutto a “Kaputt” del 1944 e a “La pelle” del 1949. Ma pochi conoscono il libro “segreto” dello scrittore, che potrebbe costituire la terza parte del suo grande affresco sulla decadenza dell'Europa. E’ “Il ballo del Kremlino” che arriva ora in libreria per Adelphi. Nato nel 1946 dal cantiere de “La pelle”, divenuto romanzo autonomo, ceduto nel 1948 a Gallimard e poi abbandonato nel 1950, il libro è un ritratto della “nobiltà marxista” alla fine degli anni Venti. Un periodo complesso segnato dall'arresto di Lev Kamenev, rivoluzionario e politico russo, processato e condannato a morte nel periodo delle grandi purghe. Non manca, nelle pagine di Malaparte, la figura di Stalin.Lo scrittore lo ritrae quando, ogni sera dal suo palco all'Opera, scruta la grazia della ballerina Marina Semenova e sembra contenderla all'enigmatico Karachan, “il più bell'uo­mo d'Europa”. Ad essere raccontate sono anche le “bellezze” dell'alta società sovietica, con i loro amori, i loro intri­ghi, i loro scandali e i loro volti “avidi e inquieti”. E così, pagina dopo pagina, sfilano i volti più in vista di quel periodo: su tutti spicca Florinskij, capo del protocollo del commissariato del popolo per gli affari esteri, che imbellettato e inci­priato percorre Mosca a bordo del suo tarlato landau. E Madame Kamenev, la sorella di Trockij, che con la sua paura e la sua rassegnazione già diffonde intorno a sé un odore di carne morta. Tutti i protagonisti di questa “cronaca di corte”, membri dell'oligarchia corrotta, appaiono accomunati dalla fatalità, dal presagio di un tragico tramonto, non meno inesorabile di uno scioglimento romanzesco. E non come individui, bensì come corpo sociale che, con distacco, Malaparte ritrae in questa “pittura dal vero” mai tentata prima perché in Russia “un Proust è inam­missibile, inimmaginabile. La nobiltà mar­xista non tollera che si parli di lei, e delle sue cose, dei suoi fati. Essa esige il silenzio intorno a sé”.

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di Valerio Esca
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