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IL CAPOLAVORO

Il discorso del Re - La recensione


Il discorso del Re - La recensione
29/01/2011, 13:01

Lo diciamo fin da subito a scanso di equivoci. Difficilmente nel recensire un film c'è obiettività assoluta, ma qui siamo di fronte ad un capolavoro assoluto. "Il discorso del Re" infatti, merita tutte e 12 le nomination ai prossimi Oscar. Spesso i critici, gli addetti ai lavori, i semplici spettatori, storcevano il naso quando si divulgava la notizia di un gran numero di nomination associate ad un singolo film. In questo caso, possiamo asserire, con poca paura di smentita, che la pellicola di Tom Hooper (Red Dust, Il maledetto United) potrebbe e dovrebbe aggiudicarsi il maggior numero di statuette possibile. La storia di per sè è bellissima, oltre che reale: il futuro Re Giorgio VI (uno straordinario Colin Firth) diventa Re alla successione del padre defunto (Re Giorgio V interpretato da Michael Gambon) per l'abdicazione di suo fratello maggiore Edoardo VIII (Guy Pearce), il quale preferisce sposare una miliardaria americana di dubbi costumi piuttosto che prendere le redini del Regno Unito, in preallarme per le avvisaglie di un nuovo conflitto mondiale provocato dalla Germania di Hitler.
Il futuro Re Giorgio VI ha un problema da non sottovalutare: tra le altre complicazioni fisiche e l'educazione forzata (gli impongono di scrivere con la destra, lui che è mancino natuarale; problemi allo stomaco e una deformazione delle ginocchia) è balbuziente. All'epoca il problema non era da poco visto che i discorsi importanti o i messaggi di Natale del Re avvenivano via radio. Lo stesso Winston Churchill, Primo Ministro proprio all'epoca di Giorgio VI ne era affetto. E qui entra in scena l'altro protagonista del film, il protagonista "nascosto", carismatico, leale. Colin Firth infatti sta a Geoffrey Rush, come  Re Giorgio VI stava a Lionel Logue. Il Dottor Logue (si scoprirà in seguito che non è un dottore), interpretato da un intenso e bravissimo Geoffrey Rush, aiuta in maniera non convenzionale il futuro Re a gestire la sua nota balbuzie, con metodi nuovi, sperimentali, agli antipodi con i rimedi greci e classici. E qui c'è tutta la spettacolarità del film; una stanza, due attori e parole, tante parole: mal pronunciate, cantate, urlate, nascoste, ironiche, ad effetto. Il duo Rush/Firth funziona alla perfezione, distinguendosi come uno dei migliori binomi recitativi da vent'anni a questa parte, uno stile recitativo che ci allontana dai tanti, troppi film convenzionali e privi d'anima. La fotografia è semplicemente straordinaria, la musica attinente al periodo, gli attori di contorno poco approfonditi (non poteva essere altrimenti) ma funzionali alla trama (su tutti la moglie del futuro Re, la Regina Elisabetta di Helena Bonham Carter)  e un'ambientazione dell'Inghilterra del 1935 perfetta. Il doppiaggio italiano, come spesso accade, è di altissimo livello, ma è comunque consigliata la visione del film in madrelingua, dato l'oggetto in essere. La storia tocca il cuore ma sa anche regalare sorrisi spontanei, asseconda lo spettatore nella spiegazione dei fatti ma accresce la suspence in attesa del primo, importantissimo discorso ufficiale del Re al popolo. Funziona davvero tutto? Sì. Come già detto, è un capolavoro.

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di Roberto Russo
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