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"IL DIVO"...AMBIGUO, IRONICO...


'IL DIVO'...AMBIGUO, IRONICO...
03/06/2008, 13:06

Ambiguo. Ironico. Inquietante. Tre aggettivi adatti al film e alla personalità che lo stesso film racconta. Paolo Sorrentino, regista partenopeo alla quarta e riuscitissima prova, dipinge un affresco di una parte della storia italiana attraverso uno dei personaggi più controversi dell’ultimo secolo: Giulio Andreotti. Ma non lo fa con il realismo che in genere si addice al biopic, Sorrentino sceglie uno stile quasi surreale, accompagnato da una colonna musicale insolita, a metà tra il rock moderno e la musica classica.

Il divo” è un film silenzioso, a parlare sono i fatti, la sfilza di omicidi che colpì l’Italia sul finire degli anni ’60 e fino alla strage del giudice Falcone, passando per quello che appare il più drammatico evento per l’Andreotti di Sorrentino, l’assassinio di Aldo Moro, uno dei casi in cui per il divo è difficile far rientrare tutto nella magica formula di stampo machiavellico che ad un certo punto del film proclama senza remore: a metà tra il desiderio di giustificarsi e quello di gloriarsi per aver fatto il bene, pur passando per il male. Male, in più di un caso, atroce.

Dal punto di vista documentaristico “Il divo” non chiarisce nulla circa la presunta colpevolezza del politico, né lo spettatore alla fine del film riesce a sciogliere i dubbi sul mistero Andreotti. Il mistero resta.

Oltre alla magistrale prova di Toni Servillo, irriconoscibile, il cast è di primissimo livello, a cominciare da Carlo Buccirosso nel ruolo di Paolo Cirino Pomicino per finire con Giorgio Colangeli nel ruolo di Salvo Lima, insieme a tutti gli altri interpreti della corrente andreottiana. E le donne del divo… meravigliosa Anna Bonaiuto nel ruolo della moglie Livia e Piera Degli Esposti in quello della signora Enea, la segretaria di una vita. Sono suoi i momenti di maggiore umanità del film, quando in autobus, al ritorno dal suo ultimo giorno di lavoro, piange lacrime di nostalgia per l’uomo che aveva servito con devozione per tanti anni.

Non stupisce che il film abbia ricevuto il premio della giuria all’ultimo Festival del cinema di Cannes.

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di Serena Riviezzo
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