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Ruggiero Cappuccio rivisita il romanzo di Cervantes

Il "Don Chisciotte" teatrale di Nadia Baldi


Il 'Don Chisciotte' teatrale di Nadia Baldi
12/08/2010, 10:08

Per tutto agosto continuerà la rappresentazione teatrale liberamente tratta dal “Don Chisciotte” di Miguel de Cervantes, firmata dal drammaturgo Ruggero Cappuccio e diretta da Nadia Baldi. Una collaborazione tra Teatro Segreto, fondato nel 1996 dai due artisti e Asti Teatro 32. E proprio nella città piemontese, nel corso dell’Asti Festival, la compagnia ha debuttato in prima nazionale il 27 giugno scorso. Le prossime tappe saranno ad Amantea il 10, ad Anagni il 23 e a Todi il 31 agosto. Da febbraio a maggio 2011, la rivisitazione teatrale “Don Chisciotte” sarà rappresentata nei maggiori teatri italiani che vedrà sul palco gli attori Roberto Hertlitzka e Lello Arena affrontare i temi della solitudine, dell’alienazione, della follia, della malinconia, del coraggio e delle paure.
Il sodalizio artistico che risale al 1991 fra Nadia Baldi e Ruggero Cappuccio ha permesso e permette tuttora ad entrambi di ricevere il plauso del pubblico e della critica. E’ la seconda volta che Cappuccio affida un suo lavoro ad un regista. La prima volta aveva affidato la direzione de L’Edipo a Colono ad Antonio Calende per il Teatro Stabile di Trieste.
Il percorso artistico di Nadia Baldi è inarrestabile. Nel 1999 è assistente alla regia dell’opera lirica Nina ossia la pazza per amore di Giovanni Paisiello per la produzione del Piccolo e del Teatro alla Scala di Milano per la regia di Ruggero Cappuccio, con la direzione di Riccardo Muti. Nel 2001 è assistente alla regia dell’opera lirica Falstaff di Giuseppe Verdi, sempre con la stessa produzione. Nel 2002 firma la sua prima regia lirica di un’opera dei primi del ‘900 “Façade” di William Walton per la direzione d’orchestra del Maestro Stefania Rinaldi, presso il Conservatorio di Potenza. E poi, nel 2003 è regista dello spettacolo De Sade Madame, tratto da Yukio Mishima che debutta in prima nazionale al Festival Città Spettacolo di Benevento. Sempre nello stesso anno cura la regia di Echi diVersi con Cloris Brosca che debutta in prima nazionale a Napoli, nella stagione di prosa del Theatre de Poche. Nel 2004 firma la regia della spettacolo Volèe, scritto da Alberto Severi; nel 2005 è regista e interprete dello spettacolo La morte della bellezza di Giuseppe Patroni Griffi che debutta in prima nazionale a Benevento Città Spettacolo. Nello stesso anno è aiuto regista di Ruggero Cappuccio per lo spettacolo Paolo Borsellino essendo stato con Massimo de Francovich. Nel 2006 è la regista di opere liriche come Il piccolo spazzacamino di Benjamin Britten, Bastiano e Bastiana di Wolfgang Amadeus Mozart, Frank Zappa a stranger. Nel 2009 è aiuto regista nello spettacolo Le ultime sette parole di Caravaggio, scritto e diretto da Ruggero Cappuccio.
Baldi non si ferma al teatro. Per il cinema è la regista dal 2003 al 2009 di diversi film. Nel 2003 è aiuto regista per le riprese del film per il teatro Lighea di Ruggero Cappuccio, produzione Rai Due Rai Trade. Nel 2005 scrive e dirige un mediometraggio dal titolo Le insondabili memorie con Roberto Herlitzka, produzione Visioni Segrete. Nel 2006 è aiuto regista per le riprese del film per il teatro Shakespea Re di Napoli di Ruggero Cappuccio. Nel 2007 cura le riprese dell’opera lirica Il ritorno di Don Calandrino per la direzione d’orchestra di Riccardo Muti regia di Ruggero Cappuccio e nel 2009 è aiuto regista nel film scritto e diretto da Cappuccio Rien Va con Roberto Herlitzka, Lello Arena, Chiara Muti, per la produzione di Visioni Segrete. Molti sono i personaggi interpretati da Nadia Baldi in qualità di attrice: è Popova nell’Orso di Cechov per la regia di Cappuccio; è Sibilla De Sangro nello spettacolo Mai più amore per sempre scritto e diretto da Cappuccio; è Concetta Tomasi di Lampedusa nello spettacolo Desideri Mortali sempre di Cappuccio; è Maria Sofia Valguarnera ne Il sorriso di San Giovanni, è l’amante di Atreo nel Tieste di Seneca e Bacchide I in Le Bacchidi di Plauto, scritti e diretti da Cappuccio; è Angustias nello spettacolo La casa di Bernarda e Alba scritto e diretto da Gea Martire, il cui progetto è stato curato da Cappuccio; è Matilda nel Delirio Marginale sempre di Cappuccio; è attrice nelle 16 letture concerto dell’Orlando Furioso, drammaturgia e regia di Cappuccio. Nel cinema ha interpretato nel 1999 il ruolo della madre della protagonista nel cortometraggio scritto e diretto da Ruggero Cappuccio Niente di Straordinario; nel 2003 è Maria Sofia Valguarnera, coprotagonista con Chiara Muti, nel film Il Sorriso dell’ultima notte, sempre di Cappuccio. Nel 2006 è stata anche doppiatrice nei cartoon I Simpson, nel film Scarie Movie 2, per la direzione di Tonino Accolla.
Signora Baldi, nella rivisitazione di Ruggero Cappuccio del “Don Chisciotte” di Cervantes, il protagonista è un professore universitario, studioso di letteratura epica, emarginato dalla società. Perché è escluso? Perché non riesce ad inserirsi nella comunità di appartenenza?
E’ escluso come lo sono tanti che vivono il disagio di essere dei poeti, delle persone non omologate, delle persone che restano in contatto, forse in maniera ossessiva, con le emozioni e fanno di questo un percorso di vita.
Con quali fantasmi della classicità il professore si troverà a dialogare? Cosa emerge da tali dialoghi?
Farà solo riferimento ai più grandi della letteratura da Jorge Luis Borges a Francisco de Quevedo, dalle sorelle Charlotte, Emily e Anne Brontë a William Shakespeare ed altri. Il suo è un rapporto di appartenenza con questi autori.
Perché ha scelto Roberto Helitzka nel ruolo di Don Chisciotte?
Roberto Herlitzka è il più grande attore italiano vivente. Herlitzka è il teatro. Si diploma all’Accademia d’Arte Drammatica con Orazio Costa.
Nella commedia “Don Chisciotte” Sancho Panza (Salvo Panza, nella rivisitazione di Cappuccio, ndr) è interpretato da Lello Arena. E’ la controparte razionale del visionario Don Chisciotte, emerge in lui il lato ironico, comico, irriverente oppure emergono altri aspetti del suo carattere?
Salvo Panza (Lello Arena) come Don Chisciotte (Roberto Herlitzka) toccano le corde della comicità e si inoltrano anche in struggenti malinconie. Sono uno lo specchio dell’altro e si alternano nelle varie cifre stilistiche. Sono in fondo due solitudini a confronto che si cercano, si trovano e forse si lasciano.
Quali sono le differenze e le analogie con il “Don Chisciotte della Mancia” di Miguel de Cervantes e con il suo “Don Chisciotte”?
Cappuccio si muove sul piano della solitudine, della fantasia, dell’ironia, della follia e gioca con le parole proprio come Cervantes; ma ne riesce a fare uno totalmente suo che sembra non essere il Don Chisciotte classico.
Lo scopo di Cervantes è sottolineare l’inadeguatezza degli intellettuali dell’epoca a fronteggiare i nuovi tempi che correvano in Spagna. Un periodo storico (1605-1615) caratterizzato dal materialismo e dal tramonto degli ideali. Qual è il fine per cui Cappuccio ha rivisitato per il teatro questo romanzo scritto 400 anni fa?
Per un vero autore il fine non credo che esista, generalmente è un’urgenza. L’idea comunque parte da me e gli chiedo di collaborare al progetto con la sua meravigliosa scrittura. L’inadeguatezza degli intellettuali, ahimè, è tema attualissimo, credo che Don Chisciotte sia il paradigma unicum dei nostri tempi.
Il suo Don Chisciotte teatrale è una parodia? E’ una commedia eroicomica? Come la definirebbe?
Il mio Don Chisciotte è teatro, di quello che emoziona. Non amo le definizioni. So solo che il teatro deve emozionare e, purtroppo, è sempre più raro.
Il “folle” cavaliere mostra al lettore la delusione che l’uomo subisce d fronte alla realtà, la quale annulla l’immaginazione, la realizzazione di un progetto di esistenza con cui l’uomo si identifica. Secondo lei, ancora oggi è valido l’artificio narrativo per cui la pazzia è il modo sopra le righe di vedere il mondo, con occhi diversi, non offuscati dalle idee e dai condizionamenti sociali?
Io direi per fortuna abbiamo questa zattera di salvataggio. Il nostro è un mondo ormai edulcorato, privo di stimoli, privo di desideri, tutto è uguale a tutto, tutto è targato con la scritta “Scade tra tre giorni”, nulla si rende eterno. E’ un mondo senza poesia, in parole povere. Quindi che ben vengano i Don Chisciotte. In alcune interviste ho detto aiutiamo i Don Chisciotte a venire fuori … ce ne sono tanti, ma i nostri occhi sono ciechi.
Ho letto una recensione sul Don Chisciotte di Evelina De Stefani. Così scrive: “Nella storia del protagonista deflagra il dramma del materialismo edonistico globalizzato che mortifica e aliena le risorse creative dell’individuo”. In che modo esplode nella commedia il materialismo edonistico globalizzato?
Probabilmente si riferisce alla lotta che Don Chisciotte nello spettacolo fa con l’aria condizionata, con i sistemi moderni di vita, con le scritte globalizzate della pubblicità, con il potere dei soldi e della politica.
Continua a scrivere Evelina De Stefani: “Oltre alla storia del protagonista è evidente la moderna tragedia delle minoranze del mondo, soffocate dal sistema massmediatico globale che scardina la scienza critica e la rende permeabile ai ricercatori del consenso acritico”. Secondo lei, il sistema massmediatico globale scardina la coscienza critica di tutti oppure delle minoranze del mondo? E in che modo ciò avviene?
In un periodo in cui la televisione e Internet sono strumenti di comunicazione, sì. I mass – media influenzano le menti, scardinano le coscienze e organizzano complotti sottili all’intelligenza media. Direi che se ne inventano di tutti i colori per farlo.
 
 

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di Rossella Saluzzo
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