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Il Festival della Pizza di Tramonti tra vocazione, tradizione e innovazione


Il Festival della Pizza di Tramonti tra vocazione, tradizione e innovazione
07/08/2012, 17:12

Dieci forni a legna e oltre quaranta pizzaioli per celebrare il trionfo della pizza. A Tramonti, in Costa d’Amalfi, anche quest’anno sarà festa per due giorni, grazie al tradizionale raduno dell’esercito di pizzaioli che dagli anni Cinquanta ad oggi hanno impiantato circa 3000 pizzerie in tutta Italia contribuendo al successo della più antica delle pietanze Made in Italy. Se la pizza figura ai primi posti nelle classifiche di gradimento degli italiani a tavola, il merito è soprattutto di quegli emigranti tramontini che hanno trasformato un’antica tradizione casalinga in autentica attività commerciale.

 

Prende spunto da questa metamorfosi il Festival della Pizza, consueto happening estivo giunto alla sua 18esima edizione e che animerà Tramonti da mercoledì 8 a venerdì 10 agosto con degustazioni, musica e folclore. Teatro della manifestazione che raduna migliaia di persone sarà la Piazza San Felice della frazione Pietre dove qualche anno fa fu sancito il simbolico passaggio di consegne tra le vecchie generazioni di pizzaioli e quelle emergenti con il suggestivo ricordo dell’antica vocazione dell’arte della pizza. 

 

A Tramonti, che attraverso i suoi cittadini ha il pregio di aver fatto conoscere  la pizza in tutto il mondo, è una vocazione che risale a tempi remoti. Infatti, nei tredici borghi che compongono il paese non c’era famiglia che non avesse in casa un forno a legna per il pane biscottato fatto di farina di grano integrale. E ogni qualvolta lo si coceva era un rito infornare anche la pizza realizzata con lo stesso impasto e condita con i pomodori degli sponsilli (tenuti in conserva sotto i porticati) e con olio di oliva. In qualche famiglia patriarcale vi erano anche alcune varianti come la sugna o i cubetti di lardo che si aggiungevano ad aglio e origano. Solo una condizione di agio consentiva l’utilizzo delle alici salata, mentre la mozzarella risultava assente per due ragioni: la prima di ordine economica, in quanto il latte si vendeva per il sostentamento quotidiano, l’altra, perché si correva il rischio di asciugarla per effetto della lunga cottura. La pizza così preparata veniva cotta insieme al pane, nel forno senza brace e senza fiamma.

 

Il pregio dei tramontini è dunque quello di aver divulgato a macchia d’olio l’interesse per la pizza, realizzando una pizza napoletana di grandissima qualità, con pizzerie disseminate in tutta l’Italia del Centro - Nord. In molti, da Tramonti, partirono nell'immediato dopoguerra sistemandosi nel Veneto, in Friuli o in Lombardia dove impiantarono pizzerie e in qualche caso anche caseifici. Da allora, e in special modo negli anni sessanta, ci fu un grande esodo da Tramonti verso tutte le città del nord, compresa l’Emilia Romagna. Al punto che oggi, di ristoranti e pizzerie tramontane, se ne contano oltre tremila, alcune delle quali di grandi dimensioni. Ma guai a tener lontani gli emigranti dai luoghi «perfetti dell'infanzia». Per questi, impareggiabili maestri delle tradizioni di Tramonti, il richiamo del loro paese assomiglia quasi a un canto di sirena. Ed è per questo che vi fanno ritorno più di una volta all’anno. Soprattutto d’estate, quando l'aria di festa mette insieme idiomi dialettali con quelli nordici delle nuove generazioni.

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di Redazione
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