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Il Living Theatre Europa al Teatro Area Nord


Il Living Theatre Europa al Teatro Area Nord
22/01/2011, 12:01

Da lunedì 24 a domenica 30 gennaio 2011 (lunedì-venerdì ore 16,00/21,30 – sabato e domenica ore 12,00/20,00) al Teatro Area Nord di Napoli (Via Nuova Dietro la Vigna Lotto 14/B Centro Polifunzionale di Piscinola-Marianella) si terrà il laboratorio teatrale Let My Brother Go – riflessioni su prigioni e prigionìe diretto da Gary Brackett insieme agli artisti del Living Theatre Europa, in collaborazione con Libera Scena Ensemble.

Il lavoro di gruppo sarà concentrato sulla discussione, dimostrazione pratica, ed esercizi sulla base di brani di repertorio del Living e dalla tecnica di creazione collettiva, oltre altre tecniche teatrali adottate e sviluppate dalla compagnia, come la biomeccanica di Mejerchold, l’idea di Antonin Artaud, lo stile di recitazione creata dal Living “non fictional acting”, teatro di rito, parateatro, l’espressione corporea corale e il teatro politico di Piscator e Brecht.
Il linguaggio scenico del gruppo, sarà concentrato soprattutto sugli aspetti gestuali e corporei, mettendo a frutto una rigorosa ricerca artistica mirata alla creazione collettiva.

Con Let My Brother Go, il nuovo lavoro del Living Theatre Europa, la compagnia ritorna a riflettere e tenta di sviluppare la ricerca attorno alle radici della violenza. Partendo da una rilettura della ricerca iniziata dal Living negli anni Settanta, e rinominata “L'Eredità di Caino”, l'ensemble diretto da Gary Brackett si interroga sul fenomeno tanto storico quanto attuale delle prigioni.
La domanda che introduce questo percorso è semplice: a che punto della vita un bambino prende coscienza dell'esistenza delle prigioni e della reclusione e come questa consapevolezza ne influenza il suo assetto psicologico? Il mondo diventa ai suoi occhi un meccanismo in cui punizione e prigionia sono strumenti per rafforzare l'obbedienza e plasmare il comportamento individuale? Non siamo piuttosto impauriti, anzi terrificati, quando ci rendiamo conto che le prigioni sono un dato di fatto e un elemento proprio del mondo in cui viviamo?
La violazione dei diritti umani, in tutti gli angoli del pianeta, esprime se stessa politicamente ed economicamente nell'esplodere della popolazione carceraria. La gente considera le prigioni un dato di fatto. E' difficile immaginare che non ci siano. Nello stesso tempo però c'è riluttanza a confrontarsi con le realtà: esse nascondono paura nel
conoscere che cosa lì dentro realmente accada. Le prigioni sono perciò allo stesso tempo presenti ed estranee alle nostre vite. La sfida più urgente e difficile oggi è quella di

esplorare e riconoscere nuove forme per definire il concetto stesso di giustizia rifiutando di riconoscere nelle prigioni il ruolo di cardine in questo processo.
Questo nuovo lavoro del Living Theatre mira inoltre a far conoscere il movimento, a oggi semisconosciuto, per l'abolizione di tutte le prigioni. Attraverso alcune fonti di autori contemporanei l'analisi cerca di collegare il concetto di schiavitù a quello di prigionia. L'appello di Julian Beck “Nessuno e' libero fino a quando non lo saremo tutti” non è solo un'utopia da citare, ma una sfida, un obiettivo, uno sprone ad agire.
Frammenti di storia d'America verranno esplorati e messi a confronto assieme alla nascita dell'istituzione carceraria durante l'Illuminismo, alle radici della prigionia e della schiavitù. A questo percorso storico politico verrà affiancata una ricerca storico-musicale mirata a sottolineare il ruolo di generi quali Spirituals, Blues and Rock and Roll nel processo di consapevolezza e di liberazione.

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di Redazione
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