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Il MARCA ricorda Antoni Tàpies


Il MARCA ricorda Antoni Tàpies
08/02/2012, 10:02

Il MARCA ricorda Antoni Tàpies, il grande maestro catalano scomparso a Barcellona all'età di 88 anni. Proprio nella sede del museo di Catanzaro si è svolta, tra dicembre 2009 e marzo 2010, l'ultima personale dell'artista in uno spazio pubblico italiano. Materia e Tempo è stata la mostra curata da Alberto Fiz che presentava oltre 50 opere tra cui la straordinaria serie dei Muri realizzata negli anni ottanta come riflessione sugli antichi graffiti: "Con Tàpies ci lascia uno dei maggiori protagonisti della scena europea che ha fatto della ricerca artistica un costante elemento di autocoscienza e di responsabilità etica sviluppando un percorso che non è mai scevro da un costante impegno sociale e politico", afferma il direttore artistico del MARCA. " La sua opera è un salto nel vuoto al cospetto della materia che esce dalla sua sfera romantica per confrontarsi direttamente con la vita reale.". Anche Wanda Ferro, Presidente della Provincia di Catanzaro con delega alla Cultura rende omaggio a Tàpies, uno degli artisti che, insieme a Robert Rauschenberg e Alberto Burri, sin dagli anni Cinquanta, ha modificato radicalmente la percezione estetica: "Ricordo ancora con emozione la mostra al MARCA in grado di coinvolgere un vasto pubblico attraverso un linguaggio che, pur nella sua complessità, non rischia l'ermetismo ma coglie il senso profondo delle cose, le tracce invisibili del nostro essere. Per il nostro museo poter organizzare una sua mostra è stato un grande onore e un'esperienza che rimarrà indelebile.". La rigorosa rassegna presentata dal MARCA è stata, forse, la riflessione più intima realizzata di recente sulla sua arte. Quei grandi muri in lava e in terracotta degli anni ottanta da cui emerge la forza espressiva della sua ricerca appaiono fondamentalmente parte integrante della sua personalità. Tàpies, infatti, in catalano significa muro ed era lo stesso artista a ricordarlo: "Curioso destino iscritto nel mio nome! Era come se compissi lo strambo presagio che anni addietro avevo ascoltato da un seguace dell'occultimso che credeva nell'influenza strana esercitata in ognuno di noi dal nome che porta sul proprio carattere e sul proprio destino."
Quei lavori, del resto, erano stati esposti una sola volta nel 2004 durante una retrospettiva al Museo Reina Sofia di Madrid per poi scomparire dalle mostre.  Il loro potere evocativo, così evidente nella mostra al MARCA è legato alla terra, come materia prima, come luogo di riflessione cosmico ma anche campo di battaglia, giardino e terreno di gioco in base ad una riflessione sulla materia che caratterizza tutta l'indagine del maestro spagnolo. "L'idea essenziale che mi viene in mente, è trovare un'arte che stimoli una visione in profondità, che ci avvicini alla realtà autentica, alla vera natura dell'uomo. Con un approccio il più intenso possibile, si può entrare nel centro dell'universo", ha affermato Tàpies.  Il maestro spagnolo ha saputo manipolare i materiali e le forme giungendo ad un risultato di assoluto equilibrio, per certi aspetti visionario, dove il quadro è esso stesso l'oggetto della rappresentazione e non più la finestra sul mondo. La sua opera ha sconvolto l'ordine tradizionale delle cose per affermare una cosmogonia caratterizzata da improvvise deflagrazioni. I materiali sono infiniti in relazione ad un'assoluta libertà creativa dove dal fango al cartone, dai detriti alla paglia, tutto è sottoposto a verifica in un processo di continua metamorfosi.  Particolarmente significativa la testimonianza di Jannis Kounellis che di Tàpies ha sempre riconosciuto il magistero: "Parlare di Antoni Tàpies è come guardare la sabbia desertica che si alza nel cielo tempestoso e, ricadendo con furia, dipinge tutto ciò che trova, di sabbia". Antoni Tàpies era nato a Barcellona nel 1923. Tra i fondatori della rivista e del gruppo "Dau al Set" (La settima faccia del dado), di impronta neo-dadaista. Nel 1950 tiene la prima personale alla Galeria Layetanas di Barcellona e compie il primo viaggio a Parigi, dove incontra Pablo Picasso. Nei primi anni cinquanta la pittura di Tàpies si volge verso l'art autre. Si susseguono mostre importanti: nel 1952 partecipa alla Biennale di Venezia, dove espone più volte negli anni, e nel 1993 ottiene il premio per la pittura. Tra la fine degli anni cinquanta e sessanta si colloca una lunga serie di importanti mostre. Nel 1959 Tàpies partecipa per la prima volta a Documenta di Kassel, mentre l'anno successivo presenta le sue opere al Museu de Arte di Bilbao. Nel 1962 espone al Kestner Gesellschaft di Hannover, al Guggenheim di New York e al Kunsthaus di Zurigo. Nel 1964 è ancora a Kassel, nel 1965 a Londra, all'Insitute of Contemporary Arts, nel 1967 a San Gallo, al Kunstmuseum, nel 1968 a Vienna, al Museum des XX Jahrhunderts, ad Amburgo e Colonia, al Kunstverein. Nel 1973 Parigi gli rende omaggio con una retrospettiva al Musée d'Art Moderne. Nel 1977 espone all'Albright-Knox Art Gallery di Buffalo. Nel 1980 è la volta del Museo Español de Arte Contemporanea di Madrid e dello Stedelijk Museum di Amsterdam. Nel 1981 Tàpies riceve altri premi e onorificenze: la medaglia d'oro per le Belle Arti da re Juan Carlos I e la laurea honoris causa del Royal College of Art di Londra. Nel 1984 inizia a lavorare al progetto della Fundació Antoni Tàpies di Barcellona che viene inaugurata nel 1990. Nel 1985 è il Guggenheim di New York a dedicargli una retrospettiva a cui segue nel 2004 l'ampio omaggio del MACBA di Barcellona. Nel 2009 Tàpies viene accolto con una personale dalla Dia:Beacon di New York (16 maggio-19 ottobre). Tra le recenti mostre pubbliche in Italia vanno segnalate la retrospettiva al Museo Pecci di Prato nel 1997 e quella del 2005 al Museo di Lissone.

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di Redazione
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