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Il mestiere di giornalista



Il mestiere di giornalista
19/02/2010, 18:02

C'è stata una interessante "lettera aperta" che oggi Marco Travaglio ha fatto pubblicare sul "Fatto Quotidiano", che dà da pensare. I fatti iniziano giovedì sera, durante la trasmissione Annozero. Marco Travaglio, che è ospite fisso della trasmissione viene insultato dal giornalista Nicola Porro, de "Il Giornale", che gli rinfaccia anche di essersi fatto pagare delle vacanze estive da un mafioso. Travaglio si altera e risponde a tono agli insulti di Porro. Il fatto è noto: il giornalista di Repubblica Giuseppe D'Avanzo scrisse tempo fa un articolo contro Marco Travaglio, accusandolo falsamente di questo; successivamente, poichè nessun quotidiano italiano ha dato la possibilità a Travaglio di replicare, al giornalista torinese non è rimasto che utilizzare il blog voglioscendere.it, sul quale abitualmente scrive, per mostrare le fotocopie delle ricevute degli assegni che dimostrano come quelle vacanze se le era pagate da solo. In condizioni normali, D'Avanzo avrebbe fatto le sue scuse per essere stato male informato (capita a tutti, non è certo un dramma) e si sarebbe chiusa lì. Invece il giornalista di Repubblica ha insistito, dicendo che quegli assegni non provano nulla, e così ogni tanto c'è un Gasparri o un Porro che richiamano questo fatto, come se fosse qualcosa di vero.
Nell'occasione di giovedì sera, Travaglio aveva appena detto una verità inconfutabile su Bertolaso: che se ne deve andare, dato il suo coinvolgimento nell'inchiesta condotta dai giudici fiorentini sui lavori per il G8 alla Maddalena. E il motivo è semplice: se i sospetti che hanno i giudici venissero confermati, Bertolaso è un corrotto che ha accettato soldi e favori sessuali; se è vero quello che dice Bertolaso, che non si è accorto di quello che succedeva, vuol dire che non ha le qualità e le capacità per gestire appalti di emergenza per decine di miliardi di lire all'anno. In entrambi i casi non può stare lì. Non avendo alcun argomento serio per controbattere, sono iniziati gli insulti e le diffamazioni di Porro contro Travaglio. COme dice quel vecchio proverbio: se non puoi demolire una argomentazione, demolisci l'argomentatore. A quel punto Santoro, visibilmente stizzito ha invitato Travaglio a lasciar perdere e la trasmissione è andata avanti. Nella lettera aperta a Santoro di oggi, Travaglio in sostanza riconosce che giovedì è andato fuori dai gangheri e che ha fatto fatica a non mandare tutti a quel paese ed andarsene. Poi definisce magistralmente la situazione dicendo: "Da una parte ci sono giornalisti normali, come l'altra sera Gomez e Rangeri, che non fanno sconti né alla destra né alla sinistra; e dall’altra i trombettieri. Che non sono di destra: sono di Berlusconi. E non fanno i giornalisti: recitano un copione, frequentano corsi specialistici in cui s'impara a fare le faccine e a ripetere ossessivamente le stesse diffamazioni. Invece di contestare i fatti che racconti, tentano di squalificarti come persona. Poi, a missione compiuta, passano alla cassa a ritirare la paghetta. E, se non si abbassano a sufficienza, vengono redarguiti o scaricati dal padrone. Non hanno una faccia e dunque non temono di perderla. Partono avvantaggiati, possono permettersi qualunque cosa. Non hanno alcun obbligo di verità, serietà, coerenza, buonafede, deontologia. Non temono denunce perchè il padrone mette ogni anno a bilancio un fondo spese per risarcire i danni che i suoi sparafucile cagionano a tizio e caio dicendo e scrivendo cose che mai scriverebbero o direbbero se non avessero le spalle coperte. Come diceva Ricucci, che al loro confronto pare Lord Brummel, fanno i froci col culo degli altri. Sguazzano nella merda e godono a trascinarvi le persone pulite per dimostrare che tutto è merda. E ci tocca pure chiamarli colleghi perchè il nostro Ordine non s'è mai accorto che fanno un altro mestiere".
E allora mi sono chiesto: qual è il mestiere di un giornalista? Io ho iniziato questo lavoro relativamente tardi, ma mi è stato insegnato che il giornalista deve raccontare i fatti e portarli a conoscenza del pubblico. Ma quando vedo un Belpietro che col suo faccione sorridente dice che i magistrati lavorano 4 ore al giorno (io ho lavorato nei Tribunali per 10 anni e finivo prima delle 16 molto, molto raramente) senza che nessuno dica nulla, per esempio, mi chiedo di quali fatti stia parlando. Un Minzolini che dice in TV, davanti a milioni di spettatori, che le intercettazioni telefoniche non sono prove, sta mentendo deliberatamente ai suoi spettatori. Perchè anche uno studente di Giurisprudenza sa che le intercettazioni sono prove, al punto che vengono trascritte da un perito nominato dal Tribunale, a garanzia dei diritti dell'imputato, e vengono inserite nel fascicolo del giudice. Allora mi chiedo: anche io devo fare così, per arrivare ai livelli grossi? Sputare sulla mia dignità, ingannare le persone che mi leggono o che mi ascoltano, attaccare magari a comando, come un cane alla catena? Questo è essere un giornalista? Se è questo, allora io non sono un giornalista. Perchè io racconto i fatti, anche quando li condisco con valutazioni ed opinioni per chiarire le cose. Perchè noi abbiamo anche una strana situazione: quando un potente parla, non c'è nessuno che faccia domande, se non quelle più servili. Di conseguenza, le dichiarazioni del Presidente del Consiglio, dei ministri o di altri importanti personaggi sono privi di un filtro all'inizio. Per fare un esempio recente, quando Berlusconi giovedì annunciava che avrebbe fatto un disegno di legge per inasprire le sanzioni contro la corruzione, nessuno gli ha fatto presente che lui è sotto processo per corruzione di testimone e quindi la sua dichiarazione era comica e ridicola. Allora, io ritengo mio dovere, nel riportare le dichiarazioni di Berlusconi, far notare questa incongruenza. Ma non mi sognerei mai di mentire dicendo che ha corrotto Tizio e Caio se non è vero. Non arriverò mai a fare il direttore di un quotidiano o di una rete TV? Fa nulla. Ma almeno non perdo il rispetto di me stesso.

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di Antonio Rispoli
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