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Il nuovo film di Ron Howard


Il nuovo film di Ron Howard
19/05/2009, 18:05

Il professor Langdon torna sul grande schermo dopo esser diventato mito grazie agli strafamosi e stravenduti best sellers di Dan Brown e alla prima trasposizione cinematografica de "Il codice Da Vinci". Questo secondo titolo (che in realtà, cronologicamente, dovrebbe precedere il primo) targato Ron Howard riesce a catturare l'attenzione dello spettatore fin dai primi fotogrammi e a tenerla viva fino alla fine. Misteri, intrighi, omicidi e tutte le più godibili (e prevedibili) caratteristiche del tipico action movie americano si condensano senza quasi mai accalcarsi in questo prodotto tutto sommato sufficiente.
Diverse le differenze e i "tagli" rispetto al contenuto del libro: nomi non corrispondenti e alcuni personaggi che, nella pellicola, o non esistono o vengono soltanto sfiorati dal motore narrativo. Presenti, anche, quelli che possono definirsi gli stereotipi più classici che (nel bene e nel male) caratterizzano questa tipologia di lungometraggio made in U.S.A. Uno fra tutti, probabilmente, è quello dell'assassino invincibile che riesce, da solo, a far fuori un numero spropositato di poliziotti e carabinieri.
Forze dell'ordine che, a giudicare dal modo in cui si fanno ammazzare, non si erano mai trovate di fronte ad un "sopetto" (chissà perchè, nei film hollywoodiani, quando dei poliziotti devono catturare un criminale, preferiscono sempre dividersi; fregandosene delle più basilari regole di ingaggio e copertura). A parte i gendarmi un po' tonti e un Langdon che riesce, in maniera non proprio verosimile e difficile da seguire per il pubblico, a farsi venire in mente un'intuizione geniale ogni 30 secondi, il lavoro di Howard non è assolutamente da buttare. Di sicuro, però, grosso merito va anche agli attori (in primis Tom Hanks): carismatico e sornionamente ambiguo il giovane Ewan McGregor nei panni del Camerlengo; caustico e affascinante il sempre eccellente Pierfrancesco Favino.
Un po' in ombra
, invece, la non troppo colpevole Ayelet Zurer che, dovendo interpretare un personaggio "sbiadito" e poco "approfondito" come Veronica Vetra, da l'impressione di aver fatto comunque il massimo possibile per non sfigurare troppo. Bella la fotografia e suggestive le ambientazioni (molte delle quali ottenute dalla sempre più utilizzata ed efficace Reggia di Caserta). Il classico film da sei pieno che non lascia del tutto insoddisfatti ma nemmeno del tutto sorpresi positivamente. Il classico american movie ambientato in Italia che, se vogliamo, ha il difetto di quella diretta proporzionalità tra le quantità di aspettive che si hanno sul suo conto e il grado di delusione alla fine della proezione.

Voto 6,5

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di Germano Milite
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