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IL PAPA' DI GIOVANNA, TRA NOIR E DRAMMA FAMILIARE


IL PAPA' DI GIOVANNA, TRA NOIR E DRAMMA FAMILIARE
15/09/2008, 15:09


Potrebbe essere definito anche un noir, ma “Il papà di Giovanna” - ultima fatica di Pupi Avati - presentato a Venezia, va decisamente oltre. E’ un insieme di drammi umani e psicologici, di angoscia e amore. Ha poi delle pecche narrative che solo l’interpretazione di Silvio Orlando riesce a compensare. Nella Bologna del 1938 Orlando è un padre premuroso, troppo, di una ragazza bruttina con problemi psichici (Alba Rohrwarcher). Tenterà di risolverli goffamente. Si sfocia nell’omicidio, ma i problemi erano da ricercare nel passato, nell’atmosfera familiare, in un amore mai davvero condiviso. La Rohrwarcher, in un certo senso, regge il confronto con l’attore napoletano. Così come Francesca Neri. Sì, gli attori, questi tre, sono il punto di forza del film di Avati. C’è poi un Ezio Greggio credibile - in un ruolo tuttavia facile –, una fotografia altalenante e dei comprimari modesti. Orlando, e ritorna sempre lui, si erge su tutti e tutto. “Il papà di Giovanna” resta comunque un buon film. Chi cerca “la storia” può anche farne a meno. Non così per chi cerca, e riesce a trovare, le sfumature.
 

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di Giulio d'Andrea
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