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IL PROGETTO ABUSO AL TEATRO NUOVO


IL PROGETTO ABUSO AL TEATRO NUOVO
19/01/2009, 09:01

Il palcoscenico del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli ospiterà, da giovedì 22 a domenica 25 gennaio 2009, il Progetto Ab-uso, apprezzatissimaoperazione drammaturgica ad opera di Accademia degli Artefatti di Roma, che continua la propria ricerca/necessità di indagine sui meccanismi della comunicazione, territorio dove si costruisce l'idea di realtà, e dove si contratta quotidianamente il concetto di verità e finzione.

Il collettivo romano prosegue questo percorso, iconoclasta e anti spettacolare, già condotto attraverso i testi di Crimp, Kane, Pirandello e Handke, con due esercizi, due piccoli esperimenti, mutuati dalla scrittura mordace e acuta di Tim Crouch: My Arm, in scena giovedì 22 e venerdì 23 alle ore 21.00, e An Oak Tree, in scena sabato 24 alle ore 21.00 e domenica 25 alle ore 19.00 e alle ore 21.00.
Drammaturgie contemporanee, entrambe allestite e dirette da Fabrizio Arcuri e tradotte da Luca Scarlini, che impongono un ripensamento dell’attore in scena ed un’invenzione di rapporto con lo spettatore che sia quasi di complicità. Due atti di ‘potere’ esercitati attraverso il linguaggio, due abusi: abusi nei confronti di sé stessi, degli attori, e degli spettatori, perchè quello che succede, nella realtà come sulla scena, è tutto vero ma impreciso. E’ tutto falso ma reale, come un'ipnosi.
My arm, interpretato da Matteo Angius ed Emiliano Duncan Barbieri, è il monologo di un trentenne che ha sfidato se stesso, le proprie possibilità, la propria noia e quella universale. Avendo alle spalle esperienze di lavoro coi bambini, l'autore si è ispirato ad uno di quei capricci così frequenti nell'adolescenza. Dopo aver dimostrato di riuscire a stare per quattro mesi senza andar di corpo e per un periodo, più o meno simile, senza parlare, per un'altra sfida immotivata il protagonista una mattina porta un braccio sopra la testa e prova a verificare per quanto tempo riuscirà a tenercelo. L'uso che fa di un pupazzetto inquadrato da una videocamera e di una serie di oggetti che prende in prestito dagli spettatori, sono pezzi di un gioco manipolatorio gelidamente astratto, di una rappresentazione che, forse, “nulla” ha da raccontare. I video sono a cura di Lorenzo Letizia, gli ambienti di Dario Labonia.
Più complesso, An Oak Tree, interpretato a rotazione da Matteo Angius, Gabriele Benedetti e Pieraldo Girotto, incrocia i piani di realtà tra uno spettacolo (lo stesso spettacolo che lo spettatore vede, ma che accadrà tra un anno) e quello di un incidente, che fa incrociare le esistenze dei suoi sfortunati protagonisti.
Una struttura drammaturgica sempre ambigua, aleatoria e spaesante, anche perchè il secondo interprete è, ogni sera, diverso, nonché ignaro della storia e delle battute che interpreterà.
Quest’ultimo, interpretato a rotazione da Valentina Capone, Fortunato Cerlino e Michelangelo Dalisi, riceve il copione solo durante la messinscena, senza istruzioni registiche o informazioni sui movimenti, che gli vengono comunicati, live, dal primo attore, creando momenti di grande pathos e lampi di humour nero, a seconda degli interpreti e delle loro reazioni. I passaggi sonori sono a cura di Dj Rasnoiz, gli ambienti di Dario Labonia.
In ambedue i lavori, al centro ci sono i meccanismi della comunicazione, scomposti e resi visibili in ciò che accade sulla scena. Un processo che è indagine sul potere (o ab-uso) del linguaggio, ma in grado d’innescare, altresì, un meccanismo che riporta la storia raccontata in una dimensione “emotiva”, al di fuori della sua (im)possibile rappresentazione.

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di Redazione
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