Cultura e tempo libero / Teatro

Commenta Stampa

Ritratto di una società feudale in declino

Il Rosario di Federico de Roberto in scena al Theatre de poche


Il Rosario di Federico de Roberto in scena al Theatre de poche
04/01/2012, 16:01

Il grande scrittore napoletano Federico de Roberto non ha avuto in sorte la fortuna che avrebbe forse meritato a pieno titolo. E’ stato infatti antesignano di due opere che hanno lasciato un’impronta indelebile nel panorama teatrale e letterario: “ La casa di Bernalda Alba” di Federico García Lorca, e “Il gattopardo”, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il suo grande romanzo “I viceré” anticipa infatti di più di settant’anni l’opera di Tomasi di Lampedusa, mentre l’atto unico per il teatro “Il Rosario”(quasi del tutto sconosciuto) precede di una buona trentina di anni “La casa di Bernalda Alba”. “Il Rosario” e “La casa di Bernalda Alba sviscerano infatti, eccezionalmente, la stessa trama: una madre egoistica e tirannica nei confronti delle figlie, che condanna ad un triste zitellaggio e che non riconosce più, nemmeno nel momento più tragico, l’ultima delle figlie che si è ribellata alla sua tirannia.
Il tutto chiuso in un mondo atavico ed ancora semi-feudale, un mondo che non accetta il progresso ed i cambiamenti. Verosimilmente si tratta di un puro caso. Se è infatti probabile che Tomasi di Lampedusa conoscesse “I viceré”, è molto improbabile, se non addirittura impossibile, che García Lorca fosse a conoscenza del lavoro teatrale di De Roberto. Il regista, Mario Santella, nel mettere in scena questo “obliato” atto unico, ha cercato di darne una lettura di impronta espressionista. Ha provato a tradurre scenicamente il senso feroce ed inumano di una solitudine e di un gelo di morte che inutilmente la Natura e la Storia tentano di infrangere. Alla fine, per quanto possa apparire paradossale, l’unico personaggio potentemente ancorato alla Natura ed alla Storia, per quanto una Natura ed una Storia fuori della Natura e della Storia, è proprio la tirannica protagonista, la Baronessa di Sommantino, che riesce a trasformare anche il rito religioso della recitazione del rosario in un rito decontestualizzato e ridotto a rito sociale, occasione unica della giornata per parlare di traffici commerciali e di raccolti dei campi. Così, tra una giaculatoria ed un pettegolezzo, tra una preghiera ed una informazione di servizio, anche il dramma della morte viene ricondotto nell’ambito naturale di una storia cieca e feudale dove l’ordine non può, e non deve, essere infranto. Con la partecipazione di Rita Montes, lo spettacolo che vede in scena Lorena Bartoli, Elisabetta Bevilacqua, Angela Rosa D'Auria, Nunzia Durazzo, Alessia Esposito, Claudia Paglione e Fabiana Sera, sarà in scena dal 5 al 8 gennaio e dal 12 al 15 gennaio.
Per info e prenotazioni 0815490928

 

Commenta Stampa
di Rosa Vetrone
Riproduzione riservata ©