Cultura e tempo libero / Teatro

Commenta Stampa

Il cantautore protagonista di "E noi zitti sotto"

Il Teatro Canzone di Federico Salvatore al Cilea

il titolo è tratto dal film "non ci resta che piangere"

.

Il Teatro Canzone di Federico Salvatore al Cilea
10/12/2013, 20:36

NAPOLI-  E’ ispirandosi alla pungente ironia ed all’aspro sarcasmo di un seicentesco Filippo Sgruttendio, che Federico Salvatore, con le stesse iniziali, continuando a percorrere la strada del Teatro- Canzone,  presenta al Cilea “…E noi zitti sotto!”, lo spettacolo il cui titolo nasce dalla citazione tratta dal film di Troisi “Non ci resta che piangere” e che vede l’artista partenopeo ancora impegnato sul fronte sociale con la canzone d’autore ed il monologo. E così, riportando alla memoria degli spettatori le gesta dell’originalissimo e forte poeta napoletano la cui vita è avvolta dal più profondo mistero e ripercorrendo ideologicamente quella stessa satira che fece parte della sua più celebre opera “Tiorba a taccone”, l’attore e cantautore Salvatore riesce a produrre uno show arguto e convincente che sia pure intriso di particolare e curiosa “volgarità” si mostra piacevolmente imbevuto di raffinata e profonda grazia poetica. In linea con la satira che fu dello Sgruttendio e vicino ai grandi protagonisti di quel teatro cabaret storicamente schierato contro le malefatte di politici corrotti e contro le brutture e le contraddizioni della moderna società, il popolare beniamino del pubblico napoletano con pezzi intitolati “Chella vajassa d’’a Musa mia”, “Napocalisse”, “L’Accademia ‘e ll’ova toste”, “Vico Strafottenza” ed “‘O Palazzo”, porta così sul palcoscenico dello spazio di via San Domenico al Vomero un nuovo  grido d’allarme ed un incitamento alla salvezza per una Napoli ferita e bisognosa di cure. Dissertando sugli usi e costumi del popolo napoletano, spigolando sulla storia e soffermandosi  sulla pizza intesa come vero emblema della stessa città che fu di Masaniello e dei Borbone, Federico Salvatore, offre agli spettatori una specie di saggio su di una terra i cui problemi sembrano statici nel tempo ed i cui governanti risultano perennemente privi di scrupoli e cuore. Ricordando la gioventù al quartiere Stella e riproponendo, nella seconda parte, alcuni dei suoi brani cult, gli stessi che negli anni Novanta gli offrirono la grande popolarità, Salvatore riesce ad impostare un lavoro dall’avvincente ritmica e dalla gradevole  interazione con la musica. Cantando dal vivo accompagnato dal suo gruppo musicale e sempre più deciso con la recitazione nel rivolgersi ad una forma di spettacolo, sia pure in linea con una comicità schietta e popolare, di maggiore impegno, Federico Salvatore piace e convince così come la sua semplice ma funzionale messinscena sempre in perfetto equilibrio tra una satira più o meno leggera ed una canzone d’autore forte ed introspettiva.    

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©