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Il Trittico di Badia a Rofeno di Ambrogio Lorenzetti torna al suo antico splendore


Il Trittico di Badia a Rofeno di Ambrogio Lorenzetti torna al suo antico splendore
11/04/2011, 09:04

Il Trittico di Badia a Rofeno di Ambrogio Lorenzetti torna al suo antico splendore. L’opera recuperata grazie al contributo della Fondazione Monte dei Paschi, della Fondazione Musei Senesi e grazie a finanziamenti ministeriali farà presto ritorno nel Museo d’Arte Sacra di Palazzo Corboli a Asciano (Siena). Torna a risplendere il Trittico di Badia a Rofeno, una delle opere più straordinarie del medioevo senese, realizzata da Ambrogio Lorenzetti (Siena, notizie dal 1319 al 1348).

Il restauro, presentato oggi (9 aprile) in anteprima assoluta presso il laboratorio dei dipinti dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, riconsegna al pubblico uno dei capolavori indiscussi dell’artista senese, in occasione della XIII Settimana della Cultura. Fra la fine di maggio e gli inizi di giugno, l’opera farà ritorno nel Museo di Arte Sacra di Palazzo Corboli ad Asciano (Siena) una delle 34 perle della Fondazione Musei Senesi, dov’è conservata e dove verrà nuovamente esposta al pubblico. Ed è proprio grazie al generoso contributo della Fondazione Musei Senesi, il supporto della Fondazione Monte dei Paschi di Siena in parte integrato con finanziamenti ministeriali, che è stato reso possibile il restauro realizzato dall’Opificio delle Pietre Dure da un’equipe di restauratori diretta da Marco Ciatti e coordinata da Luisa Gusmeroli.

Come ricorda Cecilia Alessi funzionario della Soprintendenza senese che da tempo studia il dipinto, il trittico fu attribuito per la prima volta ad Ambrogio Lorenzetti dal De Nicola (1912), che lo vide nella su antica collocazione di Badia a Rofeno e costituisce una delle più formidabili testimonianze della pittura di questo artista. L’immagine imponente del San Michele Arcangelo, elegantissimo, che lotta con la bestia dalle 7 teste descritta dall'Apocalisse, ebbe una singolare risonanza nelle generazioni di artisti a venire, apprezzato anche per gli azzardati ed accattivanti contrasti cromatici.

Separato per motivi conservativi dalla cornice intagliata da Fra’ Raffaele da Brescia (Brescia 1479 - Roma 1539), il trittico ha rivelato la sua struttura primitiva praticamente intatta e il restauro ha permesso di scoprire l’originale cornice trecentesca dipinta secondo uno schema decorativo insolito. Questo impiego così inconsueto trova una sua motivazione nel tentativo, perfettamente riuscito, di armonizzarsi cromaticamente con le tonalità modernissime dell’immagine dell’Arcangelo, a cui del resto si legò anche Fra’ Raffaele nel fondale azzurro, ritrovato nel corso di questo restauro della cornice. La fortuita scoperta costituisce una tappa fondamentale nella conoscenza delle capacità formali di Ambrogio e dà un senso alla testimonianza del Vasari che documentava per il Polittico di Badia a Rofeno una fortuna critica straordinariamente vasta.

Soddisfazione espressa da Mario Scalini, Soprintendente ai Beni Storico Artistici di Siena, che sottolinea come la scoperta delle antiche cornici dipinte da Ambrogio faccia di questa opera un caposaldo eccezionale della pittura senese del Trecento. “E’ stato un restauro complesso – ha raccontato Cristina Acidini Soprintendente ad interim dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze - che ha previsto il coinvolgimento di un’equipe formata da operatori del settore di restauro dei dipinti mobili, del settore di climatologia e conservazione preventiva, del laboratorio scientifico e del laboratorio fotografico. Una prima fase del lavoro è stata compiuta in museo per proteggere la superficie pittorica e predisporre tutte le operazioni necessarie per poter poi trasportare in sicurezza il dipinto al Laboratorio della Fortezza. È poi seguita la pulitura della superficie e sono stati svolti sopralluoghi al Museo di Asciano al fine di poter assicurare i corretti valori microclimatici ambientali per un’opera così delicata”.

“E’ per noi motivo di grande orgoglio – ha commentato Gabriello Mancini, presidente della Fondazione Monte Paschi Siena – poter contribuire alla salvaguardia e alla tutela del patrimonio artistico italiano. Un’opera come quella che viene oggi riconsegnata alla collettività, è un bene universale. Impensabile non riuscire a conservarla adeguatamente”. “L’impegno della Fondazione Musei Senesi – ha dichiarato il suo presidente Gianni Resti – va nell’ottica di creare collaborazioni e sinergie in grado di tutelare e valorizzare lo straordinario patrimonio delle terre di Siena. Questo restauro è l’ennesimo risultato di un progetto che unisce realtà e professionalità diverse nella convinzione che la cultura è condivisione di saperi” .

“In tempi in cui la cultura subisce gravi tagli – ha sottolineato il sindaco di Asciano Roberto Pianigiani - è un grande privilegio poter realizzare imprese come questa, che sono sempre più complesse. Merito va alla collaborazione di professionisti ed enti, che con passione e competenza hanno permesso di restituire a Palazzo Corboli quest’opera straordinaria, non ultime le realtà del territorio che si sono prodigate per collaborare fattivamente a questo restauro” L’opera è ora presentata in Laboratorio con le due parti separate, il Trittico di Ambrogio Lorenzetti e la cornice cinquecentesca, in modo da consentire una piena fruizione del capolavoro del grande pittore senese e delle novità emerse con il restauro. Con il ritorno dell’opera nel Museo d’Arte Sacra di Asciano si prevede un primo periodo di esposizione analogo a quello qui attuato, ed una successiva ricomposizione, a cura degli specialisti dell’Opificio delle Pietre Dure delle due parti, che rimarranno comunque strutturalmente indipendenti.

E sarà grazie al Lions Club Crete Senesi che ha provveduto alla progettazione e alla realizzazione del nuovo allestimento del Polittico all’interno del Museo di palazzo Corboli, che i visitatori potranno nuovamente ammirare nel suo pieno splendore una delle opere fondamentali della storia dell’arte italiana del Trecento.

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di Redazione
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