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"In prestito dall'infinito": in mostra a Castel Sant'Elmo le opere di Renato Mambor


'In prestito dall'infinito': in mostra a Castel Sant'Elmo le opere di Renato Mambor
11/02/2009, 16:02

Dal 13 febbraio al 30 marzo 2009 la suggestiva cornice di Castel Sant’Elmo ospita la grande antologica Renato Mambor "In prestito dall’infinito", a cura di Achille Bonito Oliva. In mostra settanta opere dagli anni Cinquanta a oggi tra cui diversi inediti, molti dei quali realizzati per questa occasione. Nucleo tematico dell’esposizione è la relazione fra lo straordinario Diario degli Amici del 1967 e l’inedito Diario del 2007 a cui è dedicata una sala. Il primo si compone di venti tavole che Mambor aveva fatto realizzare dagli amici artisti, tra cui Mattiacci, Boetti, Pascali, Lombardo, Tacchi, Ceroli, Mauri, Icaro, Marotta, con il fine di rappresentare gli elementi costitutivi del linguaggio della pittura: la forma, il colore, la materia, il movimento, il tempo. La serie rappresenta uno spaccato rilevante della cultura figurativa della fine degli anni Sessanta e propone una catalogazione delle modalità espressive degli artisti coinvolti nel progetto. I pannelli del Diario del 2007 offrono una significativa sintesi della ricerca artistica degli ultimi anni e si concentrano sulla figura umana, rappresentata attraverso il ricalco, la sagoma o la mascherina, che riproducono il profilo dell’artista e che entrano in relazione per accostamento con tutti gli altri elementi pittorici. Fin dai suoi esordi, alla fine degli anni Cinquanta, Renato Mambor usa una forma espressiva "asoggettiva" e impersonale che mira, secondo le parole dell’artista, a "togliere l’io dal quadro", e supera così il soggettivismo esasperato dell’Informale, ideando moduli ripetuti ma variati attraverso tecniche, tematiche e oggetti diversi. Questo filo conduttore percorre l’intero itinerario della mostra che presenta opere legate fra loro da una ricerca costante che ha fatto dei modi della percezione il suo oggetto, rintracciando la variabile di rottura all’interno di ritmi costanti. Achille Bonito Oliva commenta: "Attratto dalla moltiplicabilità anonima dell'immagine, Mambor arriva alle "campionature" di uomini "statistici", avendo ridotto la matrice delle figure a timbro, per poi giungere ad illustrazioni di azioni e verbi elementari (camminare, abbracciare, asciugarsi, chiudere la porta) con conseguente riappropriazione del loro significato, dove è l'arte a produrre un rinnovato ed innocente apprendimento elementare, ma attraverso un'esibita neutralità esecutiva che discende dal rifiuto di considerare l'artista come un individuo privilegiato nella società". Renato Mambor, intervistato da Gianluca Ranzi, dichiara: "Io dico che l’arte serve a pulire lo sguardo. I sensi sono offuscati dalle abitudini e tutto ciò che si fa e si pensa diventa immagine, stereotipo, filtro davanti agli occhi. L’arte insinua un cuneo in questo meccanismo spersonalizzante e ha il potere di ribaltarlo, in definitiva è un piccolo sforzo per muovere il pensiero".

Il percorso espositivo crea una risonanza tra lo spazio del Castello e le opere in mostra. La sala d’ingresso, esagonale, è scandita dagli Osservatori bianchi (legno dipinto, 1996), sagome uguali appoggiate ognuna in un angolo come a formare un cerchio che accoglie il visitatore al centro. Il largo corridoio successivo si apre in quattro ampie nicchie in cui sono collocate quattro sculture in legno dal titolo Portatori (legno dipinto, 2008): profili somiglianti all’autore accostati a recipienti in legno contenenti mattoni, scarpe, specchi e farina. Una sala presenta Ombra immutabile, una sequenza di oggetti scultorei composti da una sagoma bianca e una sagoma nera accostata ma inclinata, come fosse la sua ombra. Tra le opere esposte si evidenzia Sprint (tecnica mista, 2008): alcune biciclette destrutturate sono bloccate da tavole di legno e poste l’una accanto all’altra; un’unica bicicletta è spostata più avanti e rompe la simmetria indicando una transizione di fase, un movimento, un’azione.

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di Redazione
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