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"IN TV NON C'E' PIU' CULTURA" INTERVISTA CON SERGIO COLABONA IL NOTO REGISTA RAI DI "TUTTI PAZZI PER LA TELE" CON ANTONELLA CLERICI


'IN TV NON C'E' PIU' CULTURA' INTERVISTA CON SERGIO COLABONA IL NOTO REGISTA RAI DI 'TUTTI PAZZI PER LA TELE' CON ANTONELLA CLERICI
15/10/2008, 18:10

 “ In televisione, in molti si definiscono artisti ed invece, nella maggioranza dei casi, si tratta solo di simpatici cialtroni. Vi è una mancanza di contenuti storici e ad animare il tutto, anziché il senso artistico, vi è soltanto la voglia di fare soldi”. Sono queste le affermazioni del popolare regista televisivo Sergio Colabona che, dopo il successo delle  trasmissioni da lui dirette come: Affari tuoi, Il treno dei desideri, La fattoria e La prova del cuoco, sta riconfermando, con indici Auditel alla mano, la sua predisposizione registica ai vertici delle classifiche con la nuova trasmissione condotta da Antonella Clerici in prima serata Rai “Tutti Pazzi per la Tele”. Consensi televisivi a parte, Colabona è anche un prolifico scrittore ed è proprio attraverso le librerie con il volume “Fine trasmissioni”, edito da Aliberti, che il regista prova a tracciare un ritratto di tutto il bello, ma soprattutto del brutto che imperversa nella Tv nazionale.

“La Televisione - afferma ancora Colabona- è diventata un business ed ha dimenticato la sua funzione primaria di fare cultura. Prima, attraverso il canale televisivo, si poteva registrare la presenza di grandi firme del giornalismo, del teatro, del cinema, oggi, invece, ad emergere sono dei personaggi che provengono dai bassi fondi delle redazioni chiamati all’opera non certo per la loro cultura ma semplicemente per il fatto che si sono ottenuti dei soldi da spendere.”
Cosa ricerca veramente negli ultimi tempi la Tv italiana?
“Il consenso delle persone con cose facili come l’effetto nostalgia. Tentare oggi di fare un programma valido significa lottare, ecco perché i veri talenti come Fiorello e Panariello rifuggono dal piccolo schermo ricorrendo spesso ai teatri. Oggi in tv vi è una vera e propria mercificazione dell’immagine. Una volta per fare un Varietà, si partiva dall’artista, oggi, lo stesso, è diventato l’ultimo problema. Se un regista per una nuova produzione chiede quale sarà il protagonista molto spesso si sente rispondere: poi vediamo!”
Perché ad imperversare nella Tv sembrano essere soltanto i falsi miti?
“I personaggi scaturiti dal Grande Fratello, se vogliamo fare un esempio, sono dei miti scaturiti dall’immaginario collettivo della gente. La televisione continua ad alimentarsi degli stessi ma continua a diventare sempre più vuota considerato che questi personaggi si bruciano nell’arco di due stagioni. Il problema ora non è sparare a zero sulla televisione e su chi la fa ma capire come salvare un mezzo che sta implodendo”.
Cosa ne pensa della televisione definita generalista?
“Penso che sia la più grossa balla che si siano inventati. Su Rai uno, ad esempio, non vi è un programma per i ragazzi e lo stesso canale sembra rivolgersi unicamente ad un pubblico di anziani over 50 tanto che i più giovani sono costretti a ricorrere al satellite oppure ad Internet”.
Cosa ne pensa del dio Auditel?
“Serve solo a vendere gli spazi pubblicitari, anche se, purtroppo, il destino di noi televisivi è tutto nelle sue mani. Si tratta di cinque macchinette sparse per l’Italia a cui è difficile credere che hanno ridotto la Rai in schiavitù”.
Tornando al suo libro in cui si parla di un reality con dodici galeotti dove chi vince resta in libertà, cosa ha da dire?
“Che, considerazioni irriverenti sul mondo della Tv a parte, al momento di tirare le somme della propria vita non è detto che soldi ed il successo abbiano potuto darti la felicità e la serenità interiore”.
 
 
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di Giuseppe Giorgio
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