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Il sogno di interpretare una grande eroina

Intervista a Claudia Ruffo - Angela Poggi attrice di "Un posto al sole"


Intervista a Claudia Ruffo - Angela Poggi attrice di 'Un posto al sole'
09/12/2010, 15:12

La fiction “Un posto al sole” è un formato originale ideato e scritto in Italia da Wayne Doyle con la collaborazione di Adam Bowen, Gino Ventriglia e Michele Zatta. Il metodo di produzione “industriale” è basato sul format Neighbours, serie australiana che segue le storie di alcune famiglie che vivono nell’immaginaria “Ramsay Street”.
Nella produzione napoletana le storie sono raccontante nel Palazzo Palladini, che in realtà è Villa Solimene, splendida villa di Posillipo.
A differenza delle altre soap opera che trattano soprattutto temi rosa, “Un posto al sole” racconta anche storie di cronaca nera, incentrate su problemi sociali, comiche e a sfondi surreali, permettendo, in questo modo, agli attori di cimentarsi in mille parti e situazioni diverse, pur interpretando lo stesso personaggio. “Un posto al sole” si è varie volte occupato di temi sociali come la delinquenza giovanile, l’affido, l’adozione, la tossicodipendenza, l’HIV, l’alcolismo, le condizioni dei senzatetto, la crisi economica e i nuovi poveri. Angela Poggi, interpretata da Claudia Ruffo, ad esempio, ha dovuto affrontare, nel corso della soap vari problemi sentimentali, familiari, professionali. Problematiche legate alla sua giovane età, risolte ora prendendo decisioni sofferte, ora capovolgendo radicalmente la sua vita.
Claudia Ruffo ha cominciato a recitare nel cast di “Un posto al sole” quasi per caso. Quando Claudia è diventata Angela Poggi sullo schermo era poco più di una ragazzina. Era il 21 ottobre 1996 quando andò in onda la prima puntata della fiction “Un posto al sole”. Come tutti i giovanissimi della soap, Claudia è stata “adottata” dalla sua famiglia virtuale, cioè da Marina Tagliaferro e Marzio Honorato con i quali ha uno splendido rapporto, un legame profondo che va aldilà del lavoro.
Claudia Ruffo ha rilasciato un’intervista per www.julienews.it.
La fiction, oggi, per un attore è un traguardo o un punto di partenza?
E’ lavoro. 
La sociologa Milly Buonanno afferma che, in misura sempre più ampia di quanto si voglia credere, “il reale è immaginario e la fiction è realistica nei termini di quel realismo emozionale e simbolico che non restituisce un’immagine speculare e fedele della realtà, ma allarga l’orizzonte delle esperienze a sfere immaginarie che sono ormai parte integrante del vivere quotidiano”. Qual è il suo commento in proposito? Secondo lei l’immaginario è reale?
L’immaginario è reale se racconta storie che possono realmente accadere. Tutto dipende da come si scrive e si interpreta.
Quali sono le peculiarità della fiction televisiva italiana?
Ogni fiction ha la sua peculiarità, visto che il termine racchiude una vasta gamma di possibilità di espressione e produzione. “Un posto al sole” appartiene alla categoria soap, nel particolare al real drama e cioè ad una prodotto seriale che cerca di descrivere una realtà effettiva.
Quali sono le differenze della fiction italiana rispetto a quelle di altre nazioni europee?
Non ne guardo, guardo molto quelle americane su cui sono più informata.
La fiction è un genere che ha acquisito negli anni pari dignità di un film o di una commedia d’autore?
Premettendo che i generi sono molto diversi tra loro, trovo che la fiction abbia acquisito una propria dignità.
Quando si interpreta a lungo lo stesso personaggio, talvolta si rischia di essere identificati esclusivamente con lo stesso. Come vive tutto ciò?
Un attore che interpreta per tanti anni uno stesso ruolo potrebbe per pregiudizi stupidi incappare in questo tipo di problematica. Per esperienza personale, anche a nome di altri colleghi, posso dire che l’essere legata al mio personaggio non ha rappresentato un problema, anzi la palestra quotidiana che “Un posto al sole” mi ha offerto è stata anche molto apprezzata altrove, rivelandosi anche un’ottima vetrina.
Quanto del suo carattere, della sua personalità c’è ne personaggio che interpreta?
Di sicuro condivido i valori familiari.
Cosa sogna nel suo futuro professionale?
Mi auguro di crescere sempre di più come attrice e avere il modo di cimentarmi in nuove esperienze.
Nella vita il talento è sufficiente per arrivare al successo oppure occorre un pizzico di fortuna?
La fortuna aiuta gli audaci…
Come è cambiato il modo di fare televisione dagli anni ’80 ad oggi?
Con orgoglio possiamo dire che negli anni ‘90 “Un posto al sole” ha dato vita alla lunga serialità, ma anche ad una macchina di tipo industriale che si è evoluta nel tempo sotto ogni profilo fino ad accelerare i tempi di produzione di molti altri generi televisivi.
Teatro, cine,a e televisione: quale medium le ha dato più soddisfazione e perché?
Ho sempre lavorato per la TV fino ad ora e mi ha regalato grandi soddisfazioni. Mi auguro di averne altrettante anche negli altri campi.
Che rapporto ha con i suoi fan?
Meno male che ci sono!
Quando non lavora come impiega il suo tempo?
Nel modo migliore, non ultimo ho scritto un libro “Il tempo perduto”.
Quali programmi televisivi preferisce guardare?
Quando non guardo Film, mi sintonizzo su History Channel e National Geographic.
Cosa pensa dei reality e dei talent show?
Una buona vetrina per gli emergenti
Interviene sulle scelte degli autori della fiction “Un posto al sole”?
Mi fido di loro, ma comunque c’è sinergia con il reparto scrittura: quando non mi convince qualcosa ne vado a parlare.
Che rapporti ha con i suoi colleghi?
Per me, soprattutto gli storici, sono una seconda famiglia, considerando che sono entrata nel cast della fiction all’età di 16 anni.
Si sente pronta per interpretare altri ruoli?
Le sfide mi attraggono!
Quale personaggio vorrebbe interpretare e da chi vorrebbe essere diretta?
 Mi piacerebbe un ruolo di una grande eroina che ha segnato la storia, ovviamente diretta dal migliore!
Qual è il suo sogno nel cassetto?
Che ci sia più amore nel mondo e non odio. Siamo nel 2010 e mi auguro che gli esseri umani capiscano che siamo tutti uguali, anche se con opinioni diverse che dobbiamo imparare a rispettare.
Come definirebbe il suo carattere?
Istintiva, dinamica, concreta, solare, per difetto troppo attenta!
La vita è un dono prezioso e va vissuta intensamente. L’attore ha la possibilità di viver mille vite. In quale personaggio che ha interpretato si è sentito più a suo agio e in quale periodo storico vorrebbe vivere?
Ho scritto un libro a riguardo del dono ricevuto. Sono stata molto felice di interpretare Celeste Dubois in “Orgoglio capitolo terzo”(Serie TV del 2006 per la regia di Giorgio Serafini e Vincenzo Verdecchi) - perché ho vissuto un’epoca da me lontana e ciò ha richiesto un lavoro completamente diverso sul personaggio rispetto alle mie esperienze pregresse.
Quali sono le paure più ricorrenti per un attore?
Il controsenso del mestiere di attore: il domani rispetto al lavoro con la precarietà che vive continuamente è una grande paura, ma al tempo stesso è il motivo per il quale ha scelto la via artistica.
 

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di Rossella Saluzzo
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