Cultura e tempo libero / Spettacolo

Commenta Stampa

Parla il regista che ha ridato vita al musical di Viviani

Intervista a Nello Mascia alle prese con la vivianea Festa di Piedigrotta


Intervista a Nello Mascia alle prese con la vivianea Festa di Piedigrotta
09/09/2009, 08:09

L’attore e regista Nello Mascia c’è l’ha fatta nuovamente ed ancora una volta, non senza essersi prima imbattuto in peripezie ed ostacoli da superare, ripresenta la sua versione della “Festa di Piedigrotta” di Raffaele Viviani che, dopo i lusinghieri successi di pubblico e critica ottenuti, gli appelli e le battaglie sostenute per non cedere ad un’ingiusta e frettolosa archiviazione, ritorna  il 12 settembre alla Rotonda Diaz. “Un grande lavoro, insomma, viene restituito a quella stessa gente che ne è protagonista e che ancora oggi, a novanta anni dal debutto avvenuto al teatro Umberto di Napoli la sera del 19 novembre 1919, continua ad applaudire la straordinaria visione della città di un Viviani drammaturgo ed antropologo.

“Una metafora ed uno strumento per raccontare la condizione di un popolo appena uscito dalla terribile prima guerra mondiale, dove la ‘festa’ si identifica in una folla che va alla ricerca di un utopico altrove e di una redenzione laica e pagana come quella delle Baccanti di Euripide”. Queste le parole usate da Nello Mascia per presentare la sua versione di “Festa di Piedigrotta”, un generoso e lungimirante allestimento che, grazie alla produzione della Prospet Promozione Spettacoli, con le musiche originali del grande scugnizzo stabiese, rielaborate ed arrangiate da Eugenio Bennato, le coreografie di Ettore Squillace, le sculture di Lello Esposito, le scenografie di Raffaele Di Florio ed una nutritissima compagnia, continua a riportare sulle scene, tra modernità ed innovazione, le incomparabili emozioni di una città senza eguali.

Uno spettacolo, questa Festa di Piedigrotta, che tra lotte e successi  lascia ancora spazio per qualche recriminazione?

“Dopo tante battaglie - risponde Nello Mascia- lascerei stare le polemiche anche perché il discorso diventerebbe lungo e complesso e coinvolgerebbe la qualità della cultura in Italia. Piuttosto ringrazierei il produttore Gianni Pinto per il suo impegno, la Regione Campania per i suoi contributi ed il presidente dell’ Ente Provinciale per il Turismo, Dario Scalabrini. Solo grazie a queste forze messe insieme, lo spettacolo continua a vivere ed a mostrare la sua qualità”.

Come descriverebbe dal punto di vista artistico il lavoro di Viviani ora nelle sue mani?

“Il primo musical scritto in Italia. Si tratta, infatti, della prima grande commedia musicale italiana in controtendenza con la moda di importare musical dall’America lontanissimi dalla nostra cultura”.

Qual’è, secondo lei, la sostanziale differenza tra la Festa di Piedigrotta di ieri e quella di oggi?

“ Purtroppo, oggi, la Festa di Piedigrotta è superata dai tempi. Il popolo non ha più interesse in essa ed è proprio questo che voglio fare emergere dalla mia regia. La gente, ormai, lo sballo lo trova altrove e la festa che nasceva come grande motivo di evasione non ha più ragione di essere” 

Cosa si potrebbe fare per salvare il grande mito della festa e farla vivere ancora?

“Si dovrebbe rendere la festa internazionale offrendola al mondo intero. Con il campanilismo non si ottiene nulla. Solo con gli scambi culturali con il resto del mondo si può fare ancora qualcosa di valido”.

Tornando a parlare della sua festa teatrale, quali saranno le novità di questa nuova edizione del lavoro?

“La presenza di due grandi musicisti come James Senese e Raiz. Insieme all’altra colonna portante musicale rappresentata da Ciccio Merolla ed ai numerosi attori della compagnia tra cui Tommaso Bianco e Gino Monteleone, sono sicuro che offriranno un ulteriore contributo al consolidato successo della messinscena”.

Cosa le piacerebbe si facesse ancora per il ritorno del lavoro voluto a furore di popolo anche grazie agli appelli su internet?

“Mi piacerebbe che a coronamento di tre anni di successi e consensi di critica a livello nazionale si realizzasse un film capace anche di trasformarsi in una testimonianza del lavoro svolto. Mi aspetterei, e questo è un altro appello, che il Centro di Produzione Rai di Napoli, percepisse l’importanza di questo evento che nasce a Napoli e che potrebbe avere una forte eco a livello internazionale. Secondo me, sarebbe una grossa occasione per realizzare un prodotto di altissima qualità ad un costo bassissimo. Il mio messaggio è forte e chiaro così come il desiderio che la Rai, dove io sembro un clandestino, si occupasse di prodotti di alta cultura fatti a Napoli”.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenta Stampa
di Giuseppe Giorgio
Riproduzione riservata ©