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Monsignor Giuseppe Liberto della Schola Cantorum

Intervista al maestro della musica del Papa


Intervista al maestro della musica del Papa
28/02/2009, 11:02

Sono milioni le persone nel mondo che, durante le principali solennità religiose, seguono, attraverso la televisione e la radio, le celebrazioni del Papa nella basilica di San Pietro. E sono milioni, quindi, le persone che ascoltano e apprezzano i canti che accompagnano quelle cerimonie, eseguiti dal coro più antico che si conosca, la “Cappella Sistina”.
     Il nome, mitico, richiama subito alla mente quella particolare chiesa all’interno del Vaticano, dove, da secoli, i Cardinali si radunano per nominare un nuovo Papa. E anche i capolavori pittorici che ne impreziosiscono le pareti, opere immortali di Botticelli, Signorelli, Perugino, Pinturicchio, Ghirlandaio e, soprattutto, gli affreschi di Michelangelo, in particolare il Giudizio Universale. Ma in quella cappella è anche cresciuta la “Schola Cantorum” del Papa, quel coro che da secoli esegue tutte le parti musicali nelle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice. Un complesso artistico unico e prestigiosissimo. E per conoscerlo da vicino abbiamo incontrato il direttore, monsignor Giuseppe Liberto, siciliano, maestro di musica di alto valore, che da 12 anni è alla guida della Schola cantorum del Papa.
    <<Si chiama “Cappella Sistina” in onore di Papa Sisto IV della Rovere, che, subito dopo la sua elezione a Pontefice, nel 1471, se ne occupò personalmente organizzandola in modo sistematico>>, dice monsignor Giuseppe Liberto. <<Il nome completo è “Cappella Musicale Pontificia Sistina”. Esisteva già molto prima di Sisto IV. Si hanno notizie che risalgono alla fine del sesto secolo, sotto Papa Gregorio Magno, il compilatore del canto gregoriano. Ma fu Sisto IV a darle organicità e una sede stabile. Subito dopo la sua elezione, Papa Della Rovere fece costruire, all’interno dei Palazzi Vaticani, una cappella, riservata alle celebrazioni liturgiche papali. E stabilì che le parti musicali delle celebrazioni fossero eseguite sempre e solo dalla stessa “Schola cantorum” che prese il nome dal fondatore: “Cappella Sistina”>>.
    Sessantacinque anni, laureato in filosofia e teologia, diplomato in composizione, Monsignor Giuseppe Liberto è nato con la musica nel sangue e fin da giovane ha offerto a Dio questo suo grande talento artistico usandolo come mezzo di evangelizzazione. Subito dopo la sua ordinazione sacerdotale, fu nominato direttore della “Schola cantorum” della Cattedrale di Monreale in Sicilia, la sua diocesi, dove si affermò non solo come “direttore musicale”, ma anche come compositore e, nel 1997, Giovanni Paolo II lo volle in Vaticano, assegnandogli il compito di Maestro Direttore della “Cappella Musicale Pontificia Sistina”. Incarico eccezionale. Giuseppe Liberto saliva sul podio che per un secolo era stato occupato da due celeberrimi Maestri: Lorenzo Perosi, dal 1898 al 1956, e Domenico Bartolucci dal 1956 al 1997. Ognuno dei due, essendo anche straordinari compositori, ha lasciato un’eredità compositiva di prestigio e ora quel prestigio grava sulle spalle di monsignor Liberto.
    <<L’incarico comporta realmente una grande responsabilità>>, dice il maestro. <<Non solo perché la musica eseguita dalla “Cappella Sistina” raggiunge oggi, grazie alla radio, alla televisione, ai CD, ai DVD, ecc., un pubblico incalcolabile, ma soprattutto perché il suo compito nei confronti dei credenti è del tutto particolare. La musica della Cappella Sistina non deve mirare solo al risultato artistico, che è certamente doveroso, trattandosi della “Schola cantorum” del “centro” della cristianità, che vanta oltre quindici secoli di tradizione, ma deve soprattutto aiutare chi l’ascolta a vivere e seguire con spirito di fede le celebrazioni liturgiche del Papa, e deve quindi diventare essa stessa preghiera. Un compito che diventa “missione”>>.
     Affabile, sorridente, gentilissimo, monsignor Liberto ci introduce nei Palazzi Vaticani. Passiamo per ampi corridoi, sale enormi piene di luce e affrescate da leggendari maestri della pittura. Incontriamo guardie svizzere, monsignori, vescovi, cardinali e tutti salutano calorosamente il maestro, che risponde con altrettanta cordialità. Conosce tutti. Le sue parole, i suoi gesti, tutto il suo portamento sono armoniosi, “musicali”. Dalla sua persona emana una contagiosa energia positiva e serena.
    Ci fa entrare nella Cappella Sistina. Ci indica la cantoria, a destra del grande affresco del “Giudizio” di Michelangelo, e dice: <<Ecco, là è nato il coro che io ora dirigo. Sisto IV iniziò a celebrare le funzioni liturgiche in questa cappella intorno al 1473 e proprio da lì il coro eseguiva il suo repertorio. Sono quindi oltre cinquecento anni che, quando i Papi celebrano tra queste mura, la musica si sprigiona da quella cantoria>>.
    Fa aprire una porticina segreta e attraverso una scaletta ripida e stretta, saliamo nella cantoria. Da lassù si domina l’intera Cappella Sistina. Si vedono i capolavori dei grandi maestri da una prospettiva unica.
    Le pareti che delimitano la cantoria brulicano di firme lasciate lungo i secoli. <<Sono quelle dei cantori>>, spiega monsignor Liberto. <<Sapevano di far parte della storia e hanno voluto lasciare un loro segno. Decifrando quei nomi, si potrebbero trovare sorprese incredibili. Per esempio, uno dei cantori della “Cappella Sistina” nel 1500 si chiamava Pier Luigi da Palestrina: proprio lui, il più grande polifonista, autore di capolavori che ancora eseguiamo e stupiscono il mondo. Ma anche altri celebri musicisti di quel tempo furono cantori della “Cappella Sistina”. Per esempio, Luca Marenzio (1553-1599), madrigalista; Cristobal Morales, (1500-1553), il più importante compositore spagnolo di musica vocale della prima metà del Cinquecento; Costanzo Festa (1490-1545); Josquin de Prez (1455-1521), il più famoso compositore della scuola franco-fiamminga e Gregorio Allegri, un presbitero romano, buon musicista, vissuto a Roma dal 1582 al 1652, autore di un “Miserere” a nove voci, divenuto leggendario. Talmente famoso, quel “Miserere”, che il Papa aveva comminato la scomunica a chi ne avesse diffuso lo spartito fuori dal Vaticano. Veniva eseguito dalla Cappella Sistina in San Pietro durante i riti della Settimana Santa, e suscitava emozioni fortissime. Non solo per la musica, che è abbastanza semplice, ma anche per il luogo dell’esecuzione, il tipo di liturgia in cui era inserito, con il Papa e i cardinali prostrati a terra; le candele e le torce che venivano spente una ad una fino a lasciare la Basilica al buio totale, come quel buio che era calato su Gerusalemme alla morte di Gesù. Quel canto, eseguito con straordinaria maestria, alternando piani e forti, rallentati, accelerazioni improvvise e filati che sembrano lamenti, diventava indimenticabile. Del resto, provoca ancora grandi emozioni, e lo dimostrano le numerose incisioni che sono in commercio e che hanno un buon mercato.
     <<Nel Cinquecento, nel Seicento, nel Settecento, molti personaggi illustri raggiungevano Roma per assistere in San Pietro alle cerimonie della Settimana Santa, celebrate dal papa, e per ascoltare il famoso “Miserere” dell’Allegri, che veniva eseguito il mercoledì e il venerdì santo. A questa consuetudine è legato un episodio molto significativo che riguarda il giovane Wolfgang Amadeus Mozart. .
<<Nel 1770, anche Mozart arrivò a Roma, accompagnato da suo padre Leopold. Mozart aveva soltanto 14 anni, ma il suo genio musicale era già noto in tutta Europa. Ascoltò il canto del “Miserere” il mercoledì santo e ne riportò una impressione enorme. Rientrato in albergo, trascrisse a memoria quanto aveva udito. Tornò in San Pietro il venerdì e, dopo questo secondo ascolto, perfezionò quanto aveva scritto. Aveva portato fuori dai Palazzi Vaticani lo spartito di quel “Miserere” e per questo avrebbe dovuto incorrere nella scomunica. Ma si racconta che il Papa, informato di quanto era accaduto, invece di scomunicare il giovane Mozart volle premiarlo con una prestigiosa onorificenza pontificia>>.
     Di quanti cantori è composta attualmente la “Cappella Musicale Pontificia Sistina”?
    <<Circa 55: venti cantori adulti, che sono dei professionisti, dipendenti vaticani, e circa 35 ragazzi, i “Pueri cantores”, che costituiscono la sezione di voci bianche. L’origine dei “Pueri cantores” del Coro della Cappella Sistina risale al sesto secolo. Poi, soprattutto nel Rinascimento, erano stati sostituiti dai cantanti evirati, ma Lorenzo Perosi, all’inizio del Novecento, riprese la consuetudine antica. I “Pueri Cantores” non erano però membri a tutti gli effetti della Cappella, venivano utilizzati all’occorrenza. Solo nel 1956 Domenico Bartolucci, li inglobò come cantori fissi>>.
 
Come vengono preparati questi ragazzini a impegni artistici tanto importanti?
<<Seguono un tirocinio molto severo. Frequentano una nostra scuola interna, paritaria, dove alle materie dell’obbligo viene aggiunto lo studio della musica. Ricevono dal Vaticano una borsa di studio integrale, quindi hanno tutto gratis, lezioni e libri. La scuola è ad alto livello, con insegnanti preparatissimi e i ragazzi sono molto seguiti, anche perché ci sono solo dodici alunni per classe. Abbiamo due classi elementari, la quarta e la quinta, e le tre medie. Il primo anno, i ragazzini studiano solfeggio e impostazione vocale. Poi cominciano a essere inseriti nel coro. In pratica, diventano dei piccoli professionisti. Musicalmente sono seguiti da monsignor Marcos Pavan, brasiliano, che è un istruttore straordinario. È una vocazione adulta. Prima di diventare sacerdote, era avvocato e appassionato di musica. In Brasile ha anche studiato canto lirico e faceva parte del coro del Teatro dell’Opera di San Paolo. A Roma era venuto per completare i suoi studi. Lo conobbi nel 1998, e mi resi conto che era un istruttore ideale per i “Pueri cantores” della Cappella Sistina>>.
 
L’attività della Cappella Musicale Sistina si esaurisce nel partecipare alle celebrazioni liturgiche del Papa?
<< No, abbiamo anche una intensa attività concertistica in Italia e all’estero. Negli ultimi dieci anni abbiamo effettuato tournée in Giappone, Ungheria, Malta, Spagna, Croazia, Albania, Germania, Montenegro, e moltissimi concerti a Roma e in varie città italiane>>.
 
Lei è anche compositore.
<<Il direttore della Cappella Sistina ha anche il compito di comporre le musiche per le varie celebrazioni. Come era in passato. Si riprendono musiche del repertorio antico, ma spesso vengono scritte appositamente. È un lavoro delicatissimo. Come ho già detto, non si tratta di comporre musiche per un concerto o per uno spettacolo. Queste musiche nascono per la liturgia e, nell’esecuzione, vengono conglobate all’azione liturgica e diventano preghiera della Chiesa. In genere, per tradizione, questo genere di musica viene chiamato “musica sacra”. Io amo riservare quell’espressione alla musica che ha un contenuto “genericamente” religioso. Mentre, per la musica finalizzata alla liturgia, preferisco usare l’espressione “musica santa”.
     <<Comporre “musica santa” richiede certamente professionalità, ma soprattutto consapevolezza di essere al servizio dell’azione orante della Chiesa che celebra il Mistero pasquale di Cristo. La musica deve aiutare a pregare le persone di oggi. Bisogna quindi trovare il linguaggio giusto, che sia vivo e non arcaico.
     <<Un ottimo suggerimento per seguire questa strada, l’ho avuto anche dal Santo Padre Benedetto XVI, che è un grande intenditore di musica. Ogni anno offriamo al Papa, qui nella Cappella Sistina, un concerto natalizio. Si tratta di un incontro tra il Pontefice e i componenti della sua Cappella Musicale. Al termine del concerto, il Papa ci rivolge sempre un discorso molto affettuoso. Un anno fa ho inserito nel programma anche due canti natalizi tradizionali: Tu scendi dalle stelle e Astro del ciel, da me armonizzati in una forma un po’ moderna. Al termine del concerto, il Papa mi ha fatto i complimenti. Quasi scusandomi, gli ho detto che, nel complesso dei vari brani classici, avevo voluto inserire anche quei due canti popolari. “Bene, la musica viene da lì, dal popolo”, disse il Papa. “Però”, aggiunsi “li ho armonizzati in forma forse un po’ troppo moderna”. E lui: “No, no, va bene così. Bisogna guardare avanti, esprimersi con un linguaggio adatto al tempo in cui viviamo”, indicandomi, con queste sue parole, la giusta regola che deve osservare chi compone “musica santa” oggi”>>.
 
     Sono quasi dodici anni che lei dirige la “Cappella Musicale Pontificia Sistina”: quanta musica nuova ha composto?
<<Molta. Anche perché in questi anni si sono verificati diversi avvenimenti religiosi straordinari. Beatificazioni di figure come Padre Pio, il Grande Giubileo del 2000, la morte di Giovanni Paolo II, l’elezione di Benedetto XVI, ecc. Per ognuno di questi eventi bisognava preparare canti appropriati alle varie celebrazioni>>.
    Monsignor Liberto ci fa vedere i numerosi spartiti della musica da lui composta in questi anni. Alcuni sono già stati pubblicati dalla Libreria Editrice Vaticana, nella collana “Liturgica Poliphonia”. Tra essi, anche la Missa Pie Iesu Domine composta ed eseguita per i funerali di Giovanni Paolo II. Una musica che fu ascoltata con grande commozione dalla enorme folla presente in Piazza San Pietro e da oltre tre miliardi di persone collegate via radio e televisione. Suscitò vivissimo interesse anche da parte dei critici musicali per la serenità di cui era permeata, in perfetta sintonia con lo spirito della liturgia che si celebrava, e con le parole che il celebrante, il cardinale Ratzinger, pronunciò riferendosi al pontefice defunto: <<Possiamo essere sicuri che il nostro amato Papa sta adesso alla finestra della casa del Padre, ci vede e ci benedice>>.

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di Renzo Allegri
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Il maestro monsignor Giuseppe Liberto direttore della “Schola cantorum” del Papa, nella “cantoria” della celeberrima “Cappella Sistina
Monsignor Giuseppe Liberto, mentre si reca al lavoro, attraversa la Sala Regia  che precede la Cappella Sistina
Monsignor Giuseppe Liberto durante le prove con i “Pueri cantores”.
Il maestro Liberto riceve le congratulazioni dal Papa Benedetto XVI
il maestro Liberto nel suo studio mentre compone le musiche per le celebrazioni liturgiche in San Pietro