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Irlanda: un pò meno burro e un pò più olio. Prospettive positive per l'olio extravergine italiano


Irlanda: un pò meno burro e un pò più olio. Prospettive positive per l'olio extravergine italiano
30/01/2013, 11:09

A dispetto di tradizioni alimentari e fattori culturali legati a gusti e preferenze differenti, il mercato dell'olio di oliva è un settore chiave in Irlanda e lo sarà sempre più in futuro per le sue note qualità nutrizionali e salutistiche.

Da una ricerca di mercato effettuata dalla FIBI (Federation of Italian Business in Ireland) risulta che negli ultimi  5 anni le vendite di olio di oliva sono aumentate di 5 milioni di euro mentre quelle di burro sono diminuite di 9 milioni di euro e quelle delle altre tipologie di olio vegetale sono aumentate di  2 milioni di euro.

Il buon rendimento è dovuto innanzitutto  al fatto che l'Irlanda non ha produzione autoctona di oliva e quindi tutto il prodotto consumato è importato; il principale  Paese da cui l'Irlanda importa è la Spagna, seguito dall'Italia, la Gran Bretagna, il Belgio. Chiaramente l'olio acquistato dalla Gran Bretagna e dal Belgio non è prodotto internamente ma acquistato dai  tradizionali produttori e poi rivenduto con marchi propri da gruppi britannici e/o belgi.

Inoltre, negli ultimi anni si osserva un interesse crescente del consumatore verso prodotti sani come risposta alla ricerca di una dieta salubre e equilibrata;  sono quindi sempre più  familiari i concetti salutistici della Dieta Mediterranea anche grazie alle attività di promozione del Governo Irlandese.

Altra considerazione da evidenziare  è che l’olio di oliva, come altri prodotti della Dieta Mediterranea, beneficia dei frequenti viaggi in Italia dei consumatori irlandesi sia con per turismo storico-culturale, che enogastronomico, religioso o per viaggi di nozze in località più soleggiate.  E' la visita nei territori vocati alle produzioni di olive e la degustazione di olio di qualità che spingono il turista-consumatore a ricercare il prodotto sugli scaffali anche Irlanda.

Dall’altro lato l’Irlanda è un mercato di facile accesso: fa parte dalla Comunità Europea ed ha una dimensione ridotta (4,5 milioni di abitanti circa), caratteristiche che permettono la creazione di una immagine di marca a livello nazionale.

L’Irlanda, infatti,  è un mercato molto legato al brand, il che, unito all’alto livello di reddito, fa sì che il consumatore sia disposto a pagare un prezzo più alto per una marca che considera premium. Il prodotto italiano in tal senso è favorito per la buona immagine e la positiva percezione che ha il consumatore irlandese.

Analizzando qualitativamente la domanda, va considerato che l’olio di oliva costituisce una categoria con forte stagionalità. Ciò si deve alle abitudini culinarie degli irlandesi per i quali l’olio di oliva si associa al condimento dell’insalata e sono pochi gli altri usi in cucina (fritture o base per stufati e contorni).

Quello di oliva è l’olio più caro del mercato irlandese e ciò, in aggiunta alla mancanza di tradizione nell’uso di tale prodotto, spinge il consumatore verso altri Oli vegetali: principalmente girasole, poi il mais seguito da altri semi diversi. Quindi, nonostante una continua crescita nel consumo, lo stesso è ancora basso con circa 3000 tonnellate e con un consumo pro-capite di 0,70 litri l’anno. Nonostante tutto questo bisogna sottolineare che il secondo è già leggermente superiore a quello del Regno Unito.

Durante i prossimi anni ci si aspetta che l’olio di oliva mantenga la sua quota, sperimentando un incremento in volume del 5%, che lo distanzierà ancora di più da i principali prodotti sostitutivi che avranno crescite minori.

Riguardo al packaging, l’irlandese preferisce il vetro rispetto al PET, che invece utilizza per gli altri Oli vegetali. Si trovano bottiglie da 250, 500, 750 e 1000 ml, la più comune è quella da 750. La confezione (presentazione, forma della bottiglia, design dell’etichetta, etc.) è l’elemento decisionale per il consumatore che è disposto a pagare un prezzo più elevato se sceglie una marca rispetto ad un’altra.

Negli ultimi anni si è prodotto un aumento considerevole delle attività commerciali nel settore, tanto nelle promozioni sul punto vendita che nel numero di marche distribuite sia come private label che a marca propria.

La private label ha un peso maggiore nel mercato , in pratica tutte le catene offrono olio di oliva con propria marca. Normalmente si trovano differenti categorie di prodotto (extra vergine, vergine, oliva, etc.) a differenti prezzi e senza mai indicare la provenienza dell’olio di oliva(l’unica indicazione è quella che è prodotto nella Unione Europea) salvo che si tratti di Olio Spagnolo o Italiano.

Ciò indica ancora una volta la buona considerazione del prodotto italiano sul mercato: il Made in Italy è un fattore di acquisto notevole.

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di Redazione
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