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La storia antica del Giappone in una serie "anime"

Jeeg robot, uomo d'acciaio - miti, storia e creatività a confronto


Jeeg robot, uomo d'acciaio - miti, storia e creatività a confronto
12/08/2010, 10:08

Negli anni ’70 in TV ci fu una vera invasione di Super – robot, prodotti dalla Toei Animation, su soggetto di Gō Nagai. La serie di Jeeg robot, uomo d'acciaio, trasmessa per la prima volta in Italia nel 1979, riscosse un notevole successo, paragonabile soltanto a UFO Robot Goldrake e Mazinga Z.
La trama di questo anime è stata pensata con un'attenzione particolare alla protostoria dell'antico Giappone. Se in Mazinga Z il punto di partenza era la leggenda degli automi dell'isola di Creta, e i nemici del Grande Mazinger erano gli abitanti redivivi dell'antica Micene, in Jeeg è invece la preistoria giapponese lo spunto della storia.
Il periodo della storia del Giappone che va dal III secolo a.C. al III secolo d.C. vede svilupparsi la cultura Yayoi, che durò sei secoli. Tale periodo precedeva la civiltà  Yamato o Kofun che va dal 300 al 538 d. C., con il quale inizia la storia giapponese.
Negli anni ’70 ci furono numerosi ritrovamenti archeologici di oggetti in bronzo, come spade e campane, appartenenti alla civiltà Yayoi. Queste suppellettili devono aver ispirato Gō Nagai tanto che si inventa una campana di bronzo riposta nel petto di Hiroshi, il protagonista e mente pensante di Jeeg. Questo parallelismo è un richiamo ai ritrovamenti degli oggetti in bronzo.
Del periodo Yamatai l’anime giapponese riprende il personaggio storico, la regina o per meglio dire la sciamana  Himiko (che significa figlia del Sole), realmente vissuta nel III secolo d.C.
In Jeeg, inoltre, si parla esplicitamente dei mostri haniwa (letteralmente "cilindri d’argilla") che in realtà erano delle statuette in argilla raffiguranti genericamente oggetti o animali e poi persone. Nel cartoon, però, sono dei guerrieri della regina Himiko.
La produzione di dōtaku, le campane in bronzo, aveva un'importanza rituale. Spesso le campane erano collegate ai riti sciamanici di invocazione di divinità e tale produzionesi interrompe stranamente con l'avvento al potere della regina Himiko. Anche questo elemento sarà stato probabilmente alla base dell'ispirazione di Gō Nagai.
Un riferimento all'antica mitologia giapponese è poi l'astronave dell'impero Yamatai.
Questa è, infatti, la versione fantascientifica di Yamata no Orochi, mostro della tradizione nipponica scintoista dalle otto teste di drago (simile all'Idra della mitologia greca).
Jeeg si può considerare un cult della fine degli anni ’70 in cui si fondano cultura, storia, tradizioni, miti, saperi moderni e creatività.
I riferimenti culturali al Giappone sono numerosi. Forte è l’etica marziale riconducibile fondamentalmente a quel complesso codice di comportamento costituito dal bushi-dō, la via del nobile guerriero. Esso è connotato dalla presenza di qualità morali guida, quali la giustizia, il senso del dovere, la lealtà, la compassione, l’onore, l’onestà ed il coraggio. Le storie di questa serie anime tendono ad unire gli aspetti del bujutsu (la tecnica e l’abilità marziale) e del budō (la via marziale che conduce alla pace) per fornire il giusto grado di spettacolarizzazione dei combattimenti, ma anche per rappresentare il percorso morale e formativo del protagonista.
Per la mentalità giapponese il senso del dovere può riferirsi nei confronti del proprio sovrano, dei genitori, degli antenati e del proprio nome. In Jeeg, Hiroshi sente su di sé la responsabilità non soltanto di vendicare la morte del padre, ma di salvare il mondo intero. Hiroshi incarna il guerriero giapponese che aspira alla pace e lotta fino all’estremo sacrificio.

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di Rossella Saluzzo
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