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Consegnato a Paolo Romani il dossier su "Telegomorra"

La Campania passa al digitale tra veleni e camorra


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La Campania passa al digitale tra veleni e camorra
01/12/2009, 14:12

NAPOLI - Una vera e propria rivoluzione. Il passaggio al digitale in Campania è stato salutato con grande soddisfazione dal presidente della giunta regionale, Antonio Bassolino, e dal viceministro allo Sviluppo economico, Paolo Romani, durante una conferenza che si è svolta a Napoli, presso la sala giunta a Santa Lucia.
A chiusura della manifestazione è stato stipulato un protocollo d’intesa di collaborazione istituzionale tra Governo e Regione per la realizzazione del programma di investimento sulla banda larga e del digitale terrestre. Le risorse disponibili ammontano ad oltre 73 milioni di euro. Il progetto relativo alla banda larga, in particolare, prevede la copertura di tutta la regione entro il 31 dicembre 2012.
Non è mancato il fuoriprogramma. L’avvocato Varriale, storico editore napoletano ed ormai famoso per aver “scoperchiato” il pentolone di “Telegomorra”, ha consegnato pubblicamente a Bassolino e Romani il dossier che documenta, con nomi, cognomi e circostanze, le infiltrazioni della criminalità organizzata nella gestione delle frequenze. Intrecci inquietanti tra clan della camorra, delinquenti, imprenditoria deviata, politici con coperture persino nelle istituzioni locali e nazionali. Un sistema articolato, un business di milioni di euro da trasferire al digitale. Il disegno criminale è stato bloccato proprio dalle denunce dell’avvocato Varriale, confermate in sede giudiziaria dal Corecom, dai sindacati e dall’ingegnere Girolamo Pratillo del ministero di Napoli. Numerosi esposti dettagliati e circostanziati che hanno attirato l’attenzione della Procura della Repubblica.
Il nuovo piano di assegnazione dei canali digitali è stato varato e numerose frequenze abusive sono state depennate. La bonifica, però, è ancora parziale. In attività ce ne sono altre, già denunciate con tanto di nomi, cognomi e fatti. Tocca alla Procura ripristinare la legalità in un settore che, da anni, rappresenta uno dei principali business dei clan camorristici ed è servito a ripulire soldi sporchi con compravendite fasulle di frequenze dello Stato ed atti di violenza e soprusi nei confronti di chi non si è adeguato al sistema.

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di Redazione
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